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Teatro a Parigi in tempo di Natale. -di Gigi Giacobbe

La Ville Lumière diventa più luminosa a Natale. Concorde, Bastille, Nation, Republique e tutti i quartieri nel cuore di Parigi s'illuminano di sera di luci quasi accecanti, un po' meno invero le varie banlieue da Clamart a Creteil nel sud, da Saint Denis a La Corneuve al Nord. I milioni di turisti che si riversano in questa unica città al mondo trovano davvero qualunque divertissement pour s'amuser, per divertirsi nei giorni di fine anno. I mercatini accanto alla Tour Eiffel e sugli Champs-Elysées, le gallerie d'arte a Saint-Germain des-Prés e a Place des Vosges, i numerosissimi Musei con accattivanti mostre come quella di Hokusai e Niki di Saint Phalle al Grand Palais, Jeff Koons e Marcel Duchamp al Beaubourg, Sonia Delaunay al Museo d'Arte Moderna: per i cinephiles Francois Truffaut alla Cinémathèque, per gli intellettuali l'Oulipo alla Biblioteque de l'Arsenal, per gli sporcaccioni il Kama-Sûtra alla Pinacotheque, per gli etnologi i Mayas al Quai Branly, per i fotografi Garry Winogrand al Jeu de paume e per i bambini c'è l'acquario, lo zoo, i dinosauri, i circhi, i giochi interattivi e naturalmente sono sempre lì il Louvre il Museo d'Orsay e la barocca Versailles. E i Teatri? C'è davvero l'imbarazzo a scegliere tra gli oltre 150 spazi teatrali, molti con più proposte giornaliere, gli spettacoli più validi e interessanti, anche perché come avvertito da una mia amica, anche lei critico teatrale, durante le feste natalizie le offerte non sempre sono di buona qualità.

ideal club

Dandole ragione riguardo a L'idéal club al Theâtre Le Monfort con la regia di Philippe Nicolle, uno spettacolo di cabaret di 5 anni fa di quasi 3 ore con intervallo, i cui sketch, a loro modo irriverenti, erano prevedibili e le risate si smorzavano in un ghigno al suono jazz-rock d'una piccola band di quattro elementi. Lo stesso valga per il mega-show nel mitico Olimpia (con l'accento sulla "a" ) pubblicizzato come magicomique dalla star emergente Eric Antoine (una specie del nostro Mago Forest, indegno erede dei maghi Silvan ed Houdini) un omone di oltre due metri, molto amato dal pubblico della televisione francese, che in un teatro pieno zeppo nei suoi duemila posti, suscitava risate sguaiate in quei tanti spettatori in delirio che a loro modo si divertivano pure, lasciando spesso, chi scrive, perplesso e con la bocca serrata.

tartuffe

Sembra che a Parigi non ci sia crisi teatrale così come si avverte in Italia. I Teatri sono sempre pieni, così pure i bar e i luoghi di ristoro annessi e non è detto che quando scegli di vedere ciò che t'interessa trovi sempre i posti. Devi prenotare anzitempo, contattando gli uffici stampa, come ho fatto quando ho voluto vedere alla Comédie Française nello stesso giorno due capolavori di Molière: Tartufo e Misantropo. Il primo diretto da Galin Stoev con i costumi di Bjanca Adžic Ursolov, abbraccianti almeno tre secoli dal '600 all''800, e con un finale curioso lì dove il nero personaggio del titolo (Michel Vuillermoz) appariva trino dietro tre mega-maschere riproducenti il suo viso draculesco. Superbe le prove di Dorina (Cecile Brune), di Orgone e sua moglie Elmira (Didier Sandre e Elsa Lepoivre) e di Cleante (Serge Bagdassarian).

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In costumi contemporanei invece (quelli di Caroline De Vivaise) il Misantropo secondo Clément Hervieu-Léger che ha fatto del suo personaggio centrale, l'Alceste di Loïc Corbery, un tipo oltremodo ansioso e nevrastenico, sempre a lisciarsi e tirarsi i capelli, paradigmatico col suo amico Filinte (Eric Genovese) e in un continuo lascia-e-prendi verso la sua Celimene (Georgia Scalliet) che ama-riamato a suo modo e che complice una lettera anonima li renderà estranei, intrappolandoli nelle loro solitudini.

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Mi ha deluso un po', questa volta, il Macbeth shakespeariano di Ariane Mnouchkine tradotto e messo in scena con la sua numerosa compagnia del Théâtre du Soleil alla Cartoucherie di Vincennes (in tutto 45 attori in abiti contemporanei) diventato un affresco di quasi quattro ore o un vero set cinematografico, in cui pur riconoscendo il talento di questa grande regista francese, visibile in particolare in quei cambi fulminei di scene e costumi al ritmo d'una scrollatina di caleidoscopio, il suo Macbeth (vestito qui da Serge Nicolaï) diventa una caricatura, un modo per accostare il rampante personaggio all'ex-presidente francese Nicolas Sarkozy, avido di successi, furbo quanto basta e che fa paura e terrorizza chi gli sta accanto, quando in realtà a muovere i fili dell'ascesa al potere è la moglie, la Lady Macbeth cui ha dato vita qui Nirupama Nityanandan.

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Sempre nel bosco di Vincennes, al Theâtre de l'Aquarium, una bella messinscena de La piazza reale di Corneille propiziata da François Rancillac su uno spazio scenico all'inizio di sola cenere (poi d'un parterre tutto piccoli poligoni) come quella che regna nel cuore del nobile e ricco Alidoro (Christophe Laparra) che pur amando follemente la bella Angelica (Hélène Viviès) che lo ricambia in egual misura, preferirà la libertà d'essere libero, coinvolgendo l'amico Cleandro (Assane Timbo), l'amica della sua amata, Phylis (Linda Chaïb) e il fratello di quest'ultima, Dorasto (Nicolas Senty), con un finale che vedrà Angelica sepolta da una cascata di cenere, prima di rinchiudersi, come l'Ofelia dell'Amleto, in un convento.

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Nel Vingtieme Theatre, nel popolato quartiere di Menilmontant, non distante dal piccolo appartamento abitato da Edith Piaf quando aveva18 anni e diventato un piccolo Museo privato, Nabil El Azan è il regista di Les patissières, un testo di Jean-Marie Piemme con risvolti gialli, interpretato da tre brave attrici, Chantal Deruaz, Christine Guerdon e Christine Murillo, sorelle sulla scena, alle prese con una pasticceria che hanno dovuto vendere loro malgrado, anche perché le nuove generazioni preferiscono i prodotti industriali a quelli artigianali, che alla fine hanno uno scatto d'orgoglio facendo fuori, pare, l'agente immobiliare che aveva riscattato il locale.

Nel centralissimo Rond-Point, Karelle Prugnaud, in sintonia con il periodo festivo, ha messo in scena Noel revient tous les ans, un testo di Marie Nimier, per il quale occorreva sforbiciare alcuni passaggi, visto che i tre protagonisti, madre figlio e fidanzata, la brava Marie-Christine Orry assieme a Pierre Grammont e Felicité Chaton (con la partecipazione in video di Philippe Duquesne) per 8 anni, 8 bui e 8 bianchi pini, rinnovavano quasi sempre come un noioso rituale la festa di Natale, sino a quando la madre, sempre più spenta e liquefatta, non tirerà le cuoia.

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Bellissimo lo spettacolo di Teatro-Danza Plexus al Théatre de la Ville, ad opera della ballerina e coreografa giapponese Kaori Ito, concepito dallo scenografo e regista Aurélien Bory per uno spazio quadrangolare, chiuso da lunghi elastici che lasciano intravedere in penombra i movimenti aracnoidei della danzatrice, dopo essersi metaforicamente liberata del suo cuore e vagare in quegli anfratti come in un sogno nell'aldilà.

La nuit des rois

Al Theâtre des Quartiers nella banlieu d'Ivry ancora uno Shakespeare quello che qui amano chiamarlo La nuit des rois, La dodicesima notte appunto, quella che intercorre dal Natale all'Epifania quando i tre Re Magi portano oro incenso e mirra al neonato Gesù. Il lavoro messo in scena da Clement Poirée, come si sa è tutto un intreccio di amori che s'incontrano solo alla fine dopo una serie di equivoci e travestimenti propiziati da Orsino (Matthieu Marie), Viola (Suzanne Aubert) e con un buffo Malvolio (Laurent Ménoret) di nero vestito che indosserà una strana calzamaglia e non dei calzettoni gialli tenuti da giarrettiere, preso in giro dalla combriccola capitanata da Sir Toby (Eddie Chignara) e in cui spicca un bravo Feste (Bruno Blairet) che canta e suona un accordeon. La recitazione, quella della contessa Olivia in particolare, è enfatica, colorata d'una falsa allure tendente all'accademismo, ma qui si applaude ogni cosa e alla fine tutti escono felici e contenti.

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Finisco questo tour teatrale con uno spettacolo che non mi è piaciuto, quello titolato L'affaire de la Rue de Lourcine di Eugene Labiche visto al Théâtre 13 con la regia di Yann Dacosta, dai tratti kafkiani e vicino al Teatro dell'assurdo con il benestante Lenglumé che si risveglia al mattino con un violento mal di testa trovando nel suo letto un uomo della sua stessa età.-

Ultima modifica il Venerdì, 23 Gennaio 2015 12:20

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