domenica, 24 giugno, 2018
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Giulia Lazzarini o della leggerezza dell'attore. -di Nicola Arrigoni

Giulia Lazzarini Giulia Lazzarini

"Giulia o della semplicità. Giulia o della misura, della grazia. Giulia o della facilità. Di tutte queste parole che mi vengono alla penna per definire un'attrice che amo e che è stata compagna fedele del mio lavoro per molti anni, l'ultima, 'la facilità' è la più giusta per il pubblico, la più inesatta per Giulia Lazzarini", scrive Giorgio Strehler. La citazione appare esemplare per dire non solo dell'attrice, ma anche del volume di Chiara Gualdoni e Nicola Bionda, La semplice grandezza. Giulia Lazzarini tra televisione, cinema e teatro, pubblicato da Titivillus.

Giulia Lazzarini

Lasciando momentaneamente da parte la citazione strehleriana che si vedrà poi è centrale per leggere la grandezza di Giulia Lazzarini, vale la pena porre in evidenza la sequela dei termini televisione, cinema e teatro. Per chi ama Giulia Lazzarini l'attrice è sinonimo stesso della parola teatro, è la veridicità e la verosimiglianza del recitare nella consapevolezza della finzione, insomma la Lazzarini è la quint'essenza stessa del teatro. Eppure il volume di Gualdoni e Bionda pone il teatro come ultima voce, facendolo precedere dalla televisione e dal cinema. Così infatti si matura la carriera e la popolarità di Giulia Lazzarini. E allora dire di Giulia Lazzarini nella ricostruzione biografica è mettere in primo piano la consacrazione televisiva, la partecipazione a quel teatro in bianco e nero che oggi Rai 5 ripropone con lodevole coerenza, è rievocare il tempo degli sceneggiati di Sandro Bolchi, da Il Mulino del Po di Riccardo Bacchelli nel ruolo di Dosolina, ai Miserabili, piuttosto che I Demoni, fino alle ultime apparizioni televisive per lo più legate alle riprese di spettacoli teatrali come La Tempesta e Minnie la candida, ma anche a Resurrezione dei fratelli Taviani nel 2001, fino alla partecipazione nello sceneggiato Maria Montessori. Una vita per i bambini di Gianluca Maria Tavarelli nel 2007. Sul fronte cinematografico si parte nel 1951 con Destino di Enzo di Giovanni, per arrivare nel 2012 con Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana, ma certo la frequentazione del grande schermo appare di per sé episodica. Il motivo è presto detto Giulia Lazzarini è teatro, è la vocazione teatrale che la vide recitare insieme al suo Giorgio Strehler su testi di Louis Jouvet.

 Giulia Lazzarini

Giulia Lazzarini è il Piccolo Teatro, è il rapporto col regista/demiurgo, ma è anche il legame coniugale col suo Carlo Battiston, colui che negli anni dell'esilio strehleriano fu chiamato a rimettere mano agli allestimenti goldoniani, o ancora dopo la scomparsa del fondatore del Piccolo a ridare respiro a spettacoli storici quali Il temporale, Giorni felici. Giulia Lazzarini è stata Beatrice sia con Moretti che Soleri nello spettacolo manifesto del Piccolo Teatro: Arlecchino servitore di due padroni. Impossibile, inutile fare l'elenco degli spettacoli, delle interpretazioni di un'attrice che ha sempre avuto la capacità, il dono di entrare in sintonia col pubblico, di stupirlo, di farlo innamorare dei suoi personaggi, di metterlo al cospetto di una facilità del comunicare che lasciava pieni di poesia con quel suo Ariel sospeso e leggero, con la commozione da lacrime dell'addio al Campiello innevato della sua Gasparina, oppure la straziante poesia della Sgricia nei Giganti della Montagna, o ancora Winnie di Giorni felici con quel suo ombrellino che ad un certo punto prende fuoco e manda in fumo la felicità, o meglio il tentativo di tenersi aggrappata alla vita del personaggio beckettiano.
La facilità con cui Giulia Lazzarini sa porsi al pubblico si costruisce con lo studio, la dedizione totale, il sacrificio, in una parola il donarsi interamente al suo teatro, al suo regista, Giorgio Strehler, pronta a trasformare in voce e corpo le indicazioni del maestro, ma lei stessa autrice, ispiratrice delle regie strehleriane. E allora la facilità della resa è frutto di una mai scontata e appassionata dedizione alla difficoltà di trasformare la finzione in verità, ovvero recitare.
"Giulia va ringraziata perché è un pezzo di educazione teatrale, direbbe il grande critico De Monticelli – scrive Maurizio Porro in Giulia, la discrezione della passione teatrale -, è la voce che, nitida, va oltre le nebbie padane, è una soldatessa del mestiere più bello e difficile del mondo, quello che pretende piena salute, memoria di ferro e controllo dei nervi". Eppure Giulia Lazzarini appare così gracile, così indifesa, ma poi non appena recita e si muove il palcoscenico si riempie, cattura lo spettatore, lo commuove, gli regala la forza della poesia incarnata. Come si dice accadesse per Eleonora Duse, Giulia Lazzarini non si nota, è presenza discreta in scena, dà spazio agli altri, ma quando il respiro, la battuta passa a lei accade la metamorfosi, Giulia Lazzarini diventa il personaggio, riempie di sé la scena, catalizza l'attenzione, si fa vita vera.
Così poco prima dell'addio al Campiello Gasparina è in disparte, corre l'obbligo di chiudere il cerchio della commedia. Quasi nella scena innevata dell'allestimento strehleriano ci si dimentica di lei. Giulia Lazzarini è in disparte – anno 1993 – mostra tutta la sua età, verrebbe da dire come un'attrice di lungo corso possa permettersi il ruolo di una ragazzina, poi improvvisamente al primo respiro di quel'addio a Venezia Giulia Lazzarini è Gasparina, è una fanciulla, compare, invade la scena, commuove e si commuove fino alle lacrime su quel campiello innevato... La grande magia di Giulia Lazzarini è il suo essere al servizio del teatro, la sua aurea semplicità che collima con la poesia vera.
Chiara Gualdoni – Nicola Bionda, La semplice grandezza. Giulia Lazzarini tra televisione, cinema e teatro, Titivillus Edizoni, 2014, pagine 242, euro 17.

Ultima modifica il Venerdì, 10 Ottobre 2014 09:30

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