venerdì, 23 agosto, 2019
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"Passo dopo passo" - la danzatrice Carla Fracci si racconta in un libro a cura di Enrico Rotelli

"Passo dopo passo" a cura di Enrico Rotelli "Passo dopo passo" a cura di Enrico Rotelli

E'la più grande étoile italiana, anche chi ne sa poco di balletto classico conosce il nome di Carla Fracci, che ancora prima di Roberto Bolle ha reso la danza di casa nostra internazionale. Come altri noti artisti e sportivi anche lei ha sentito la necessità ed il piacere di raccontare il suo percorso in un libro e prima di Natale è uscito questo suo libro dal titolo "Passo dopo passo" che ha il doppio significato di alludere naturalmente a tutti i passi di danza da lei eseguiti, ma anche ai passi di una vita splendida e faticosa allo stesso tempo. I capitoli si svolgono in ordine cronologico e partono dall'infanzia della grande ballerina nella campagna lombarda, delle sue origini, del padre tranviere e della madre operaia, dei sacrifici di quei corsi all'accademia della Scala che iniziavano alla mattina presto, quando usciva di casa con poca luce, e fuori c'era il gelo di Milano che le pizzicava le guance. A seguire le prime esperienze in teatro dove da subito è stata apprezzata da coreografi e direttori all'interno della Scala per poi uscire da quel tempio sacro e irrompere in un'intensa e straordinaria carriera. Le pagine più belle sono senza dub-bio quelle in cui racconta degli incontri della sua vita con personaggi mitici come Maria Callas, per lei "la Maria", per la quale sono palesi grande stima e ammirazione, e poi Erik Bruhn, suo partner per anni nei vari balletti più significativi della sua carriera e di cui tutti abbiamo vivo ricordo grazie al bellissimo film "Giselle" girato per la RAI. Limpida e sincera è anche la descrizione che la Fracci fa del collega Rudolf Nureyev con cui si sono conosciuti poco più che ventenni in un autunno di una grande Londra. Carla descrive Rudy il più delle volte capriccioso e aggressivo, ma anche uomo dal temperamento tenace e forte, con un perenne desiderio di sfida. Quella sfida che l'aveva portato a vincere l'ambiente duro in cui era nato e cresciuto. Tutti sappiamo infatti che il ballerino russo veniva da una famiglia povera e semplice della Siberia, ma la Fracci ci svela anche che per questo era soprannominato il Muzik, il paesano. Altro personaggio molto amato e frequentato da lei e il marito Beppe Menegatti è il regista Franco Zeffirelli a cui il libro dedica molte pagine a segno di una lunga amicizia che ancora continua. Del resto le vite della Fracci e di suo marito, sono sempre state circondate da artisti e da poeti, primo fra tutti Eugenio Montale che dedicò alla ballerina la lirica «La danzatrice stanca», scritta nel 1969, quando era incinta e lontana dalle scene per la maternità. Molte le pagine che parlano di New York, città che la Fracci sembra amare molto e sentire un po' come la sua seconda patria, anche perché proprio da lì sono partiti tutti suoi successi internazionali. Ma Carla ci tiene a dire che non è solo il palco del Metropolitan quello che la fa sentire bene, lei ama stare su qualunque palco, anche quelli dei piccoli teatri e nelle piccole città. "Ho danzato nei tendoni, nelle chiese, nelle piazze. Sono stata una pioniera del decentramento. Volevo che questo mio lavoro non fosse d'élite, relegato alle scatole d'oro dei teatri d'opera. E anche quando ero impegnata sulle scene più importanti del mondo sono sempre tornata in Italia per esibirmi nei posti più dimenticati e impensabili" . E' vero, la sua arte è arrivata nel cuore di tutti e per questo anche le piccole ballerinette di oggi sanno chi è Carla Fracci, ma lei si sente anche un'altra cosa, una donna semplice che ama curare i fiori e le piante della sua terrazza, affondare le mani nella terra appena smossa dei vasi, oggi una nonna che ama teneramente i suoi due nipoti Giovanni e Ariele, nati da Francesco, quel figlio che nel pieno della carriera gli era stato sconsigliato di avere e che lei con la determinazione di sempre ha voluto fermamente e nel quale oggi riconosce il suo sorriso di bambina.

Francesca Camponero

Ultima modifica il Mercoledì, 12 Febbraio 2014 18:37

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