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Ragusa, 17 dicembre INCONTRO per il recupero del TEATRO DELLA CONCORDIA

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L'Osservatorio Regionale Culturale. Sicilia e la rete civica costituitasi giorno 5 dicembre 2013, in occasione della tavola rotonda su "Il Teatro della Concordia:quale politica culturale per i centri storici?", indice un incontro pubblico su "IL TEATRO DELLA CONCORDIA TRA FARE TEATRO E RIPRISTINARLO", giorno 17 dicembre, alle ore 18.00, presso La Sala Conferenze della Sovrintendenza, piazza Libertà, Ragusa.

La rete civica è costituita da Francesco Garofalo, Franco Antoci, Carmelo Arezzo, Rosanna Bocchieri, Federica Bisegna, Laura Vitale, Salvatore Terranova, Gaetano Cartia, Franco Schembari, Clelia Occhipinti, Antonella Malfa, Sonia Migliore, Amelia Cartia, Venerando Suizzo, Luana Roveto, Salvino Lorefice, quindi da Associazioni e Fondazioni, uomini di cultura e operatori, Consiglieri.

L'invito è esteso alla cittadinanza, ai partiti politici, all'Amministrazione Comunale, al Consiglio Comunale di Ragusa e a tutti coloro che sono interessati alla problematica riguardante una memoria del territorio e della città, il Teatro della Concordia ex Cinema Marino di Ragusa, che ha rappresentato e rappresenta la storia del nostro territorio ibleo.

"Teatro della Concordia, Ragusa. Quale politica per il centro storico?"

Promosso da Osservatorio Regionale Culturale, da diverse Associazioni culturali, Compagnie teatrali, uomini di cultura, operatori culturali, e dal Movimento Rigenerare la Democrazia. 5 Dicembre 2013

Dall'incontro sentito da un'intera cittadinanza sul ripristino del Teatro della Concordia, ex Cinema Marino, memoria storica della nostra città, è emersa, in un clima di confronto democratico, l'esigenza di sensibilizzare e aprire un confronto con l'Amministrazione Comunale sulla decisione di non più procedere al Progetto di ripristino del Teatro, progetto al quale più amministrazioni passate hanno dedicato volontà politica ed impegni economici.
Quel teatro testimone della cultura, della vita sociale di intere generazioni dal 1840 ad oggi rappresenta, oltre alla memoria storica del nostro vissuto, dei nostri padri ed avi, una possibilità di rivitalizzazione del centro storico. Da non sottovalutare la valenza formativa del teatro per giovani e scuole, in collegamento con la memoria storica della città. Il Teatro sarebbe anche una fonte di turismo culturale. I turisti che, oggi, nel degrado, fotografano il prospetto di questo, sarebbero più invogliati a fruire di qualche spettacolo interessante.
La rivitalizzazione del centro storico al centro del dibattito.
Ritornando al Teatro, sarebbe un grave danno per la città, rinunciare ai contributi dello Stato già stanziati, e dimenticare che già ci sono state delle notevoli spese, che andrebbero perdute.
L'Amministrazione deve tener conto di tutto ciò. Il Comune ha già acquisito la proprietà dell'immobile, ed, in ogni caso ha il dovere di occuparsi della sua manutenzione. Inoltre, riavviare nuovi Progetti significa allungare i tempi, tra gare d'appalto e altro, e non affrontare l'urgenza dell'intervento. Inoltre, si potrebbero abbattere i costi dell'arredo con soluzioni più economiche e funzionali.
La rete civica, che si è costituita, chiede un incontro con il Sindaco, per affrontare il problema urgente del Teatro, magari in una tavola rotonda propositiva con tecnici, che darebbero il loro contributo per affrontare le eventuali problematiche.

Rosanna Bocchieri

il teatro è l'anima della città

Basta guardare al passato per comprendere il significato, l'importanza di un teatro in seno alla città, alla Polis. Infatti, oggi ci gloriamo della presenza di questo edificio, sia esso in plein aire o al chiuso. Ma la presenza del teatro nella città aveva anche altri funzioni, compiti, che non possiamo non ricordare. Intorno a quel teatro si riuniva una collettività non tanto per vivere un momento artistico, sia di prosa, musicale, claunesco o altro, ma era anche luogo di discussione, di confronto, di crescita. Aveva una funzione dialettica, e quindi politica. Rappresentava, ogni volta che il pubblico si ritrovava nel teatro della città, l'anima collettiva della città e il livello culturale in seno a quella collettività e la capacità creativa di organizzare eventi. Era il centro propulsore d'imput culturali che poi si diramavano nella vita privata di ogni cittadino, migliorandolo, rendendolo responsabile di ogni atto privato e pubblico.
La presenza del teatro nella città, era come la spina dorsale di ogni architettura che voglia restare in piedi, era l'asse portante di un sistema democratico della società. Tutto ciò non possiamo ignorarlo, coloro che negano tutto questo, non amano il contesto sociale in cui agiscono. Sono persone che non hanno la sensibilità culturale necessaria per convivere, crescere, migliorare insieme. Ignorare tutto ciò significa coltivare, anche se non premeditato, un comportamento reazionario in quanto quel comportamento impedisce il movimento delle idee, il flusso comunicativo, una libertà di agire.
Ecco perché, quando un teatro, nato per volontà collettiva, lo incontriamo chiuso, inagibile, abbandonato al degrado, un sentimento di sofferenza ci assale. Lo immaginiamo nei momenti vivi del suo essere luogo attivo. Immaginarlo abbandonato ci assale la rabbia, la protesta, perché significa che la classe politica che ha ereditato quello strumento, il teatro, non ha assolto al suo mandato, ha tradito il concetto filosofico del fare politica: lavorar per il benessere degli altri, di coloro che lo hanno delegato.
E' giusto quindi che un movimento di opinione, risvegliato da chi sente il bisogno di avere il teatro della città, scuota le coscienze dei politici, mettendoli di fronte alle loro responsabilità. Riaprire un teatro, rimasto chiudo per irresponsabilità, è un atto politico di grande valore, poiché restituisce alla città quell'anima di cui abbiamo accennato prima, restituisce cultura, occupazione, creatività, passaggio di altre esperienze utili al confronto, al conoscere,al sapere a cui ogni cittadino ha diritto.
Riaprire un teatro deve essere un festa, una vittoria contro la mentalità del profitto che nelle grandi città tende a trasformare antichi teatri, patrimonio della collettività, in centri commerciali, garage e altre diavolerie da condannare.

Mario Mattia Giorgetti

Ultima modifica il Venerdì, 13 Dicembre 2013 01:39
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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