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Arlecchino serveur de deux maitres - regia Attilio Maggiulli di Attilio Moro

Arlecchino serveur de deux maitres - regia Attilio Maggiulli di Attilio Moro da sinistra Manon Barthélémy, Emmanuel Besnault, Jean-Jacques Pivert, Hélène Lestrade

LA COMEDIE ITALIENNE présente à partir du 12 Octobre 2011
"Arlequin Valet de Deux Maîtres" di Carlo Goldoni
adattamento e regia, Attilio Maggiulli
con Hélène Lestrade, David Clair, Jean-Jacques Pivert, Manon Barthelemy, Georges Cotillard, Caroline Riche, Emmanuel Besnault, Marie-Laure Bouret

Ciò che sopravvive alla bufera dei secoli commuove. Commuove ancor di più, in un presente mediocre, quel che rimane, anche se poco, della gloria passata: è la fiammella che alimenta la speranza che quel passato possa tornare domani in qualche modo a vivere. Una di queste fiammelle è la Comedie italienne, che nel Seicento e Settecento era l'eccellenza teatrale a Parigi, e perciò nel mondo. La Comedie francaise, quella di Moliere, si affermò dopo, e venne chiamata così proprio per distinguerla dalla celebre consorella italiana. Oggi la Comedie italienne di Parigi è una sala di 100 posti, non uno in più, rue de la Gaietè, un passo dalla Tour Monparnasse, un palcoscenico più spazioso della sala sulle cui tavole piange, gioisce, danza e saltella ciò che rimane della grande tradizione della Commedia dell'arte. E richiama i fasti dei Tristano Martinelli, Nicolò Barbieri (il celebre 'Beltrame'), della Compagnia dei comici Accesi, che per primi, tra Cinquecento e Seicento avevano portato al Louvre, al cospetto del potente re di Francia il teatro italiano. Oggi vi corre, per la regia di Attilio Maggiulli, più che benemerito fondatore di questa Comedie italienne e suo 'patron', un eccellente 'Arlecchino servitore di due padroni' di Goldoni. Maggiulli è stato allievo di Strehler. E si vede. Dalle scelte che fa: da anni solo e soltanto commedia dell'arte. Ed ora è il turno di quell'Arlecchino che aveva ossessionato (per Strehler l'Arlecchino era 'un fatto straordinario del teatro mondiale') per quaranta anni il suo maestro, dal 54 fino praticamente alla sua morte nel 97, oltre 10 edizioni, quasi 2000 repliche in tutto il mondo, dall'America Latina alla Cina, milioni di spettatori se si calcolano quelli che hanno visto i suoi Arlecchini in Tv. Perché tanta ostinazione? Si direbbe che l'Arlecchino di Strehler sia stato una folle sfida contro il tempo: 'Ferruccio – dirà Strehler al grande Ferruccio Soleri, forse il più grande Arlecchino mai comparso sulle scene – io non capisco: tu invecchi, ma il tuo Arlecchino non cessa di ringiovanire....'

Arlecchino serveur de deux maitres
Hélène Lestrade in Arlecchino serveur de deux maitres

Otto gli attori in scena (un lusso di questi tempi), l'Arlecchino di Maggiulli si apre con una scena da virtuosi di macchine teatrali, quella – inventata di sana pianta – del naufragio, con barca e vele (di carta) sconvolte dal vento che sibila da un mixer abilmente manovrato dal tecnico del suono. L'espediente consente di giustificare il fatto che la prima donna sia costretta a vestire i panni di Pantalone, essendo l'attore titolare del ruolo andato disperso nelle onde: tipica trovata da commedia dell'arte inesauribile nell'inventare soluzioni alle costrizioni del cast. Una volta accertato che il Doge sia arrivato, gli attori superstiti danno inizio al loro Arlecchino, come se nulla fosse stato. Il 'Servitore di due padroni' di Goldoni (l' 'Arlecchino' è stato aggiunto da Strehler, per attirare pubblico) era ancora nel solco della commedia dell'arte, e gli attori in parte improvvisavano. Anche Strehler lasciava grande libertà ai suoi attori. Nel'Arlecchino di Maggiulli non c'è improvvisazione, tranne qualche battuta rivolta al pubblico. Né vi sono stravaganti concessioni ad una modernità ridotta, come troppo spesso accade, ad automobili e vestiti borghesi, come del resto non vi sono mai state negli Arlecchini di Strehler. Potremmo dire che Maggiulli è un conservatore, che conserva intatto l' 'esprit' di tutti gli Arlecchini, da Goldoni, a Strehler, ad oggi: quella meravigliosa giovinezza, quella sete inestinguibile di vita, quella 'levitas' popolare che viene da lontano e che ha eroicamente accompagnato secoli di sofferenze e di fame (quanto alle quali Arlecchino ha un solo emulo, Pulcinella), quello scandalo della miseria che non si prende sul serio e che ride dei suoi assurdi eccessi.

Arlecchino serveur de deux maitres
da sinistra Hélène Lestrade, Emmanuel Besnault, David Clair, Jean-Jacques Pivert

L'Arlecchino di Maggiulli è Emmanuel Besnault, un ragazzo di poco più di venti anni, la giovinezza danza sui suoi piedi sempre in movimento, salti, inchini, piroette e quel piede messo di piatto in avanti mentre l'altra gamba si flette che tanto esalta la splendida gestualità della commedia dell'arte. Gli attori recitano in francese. Era necessario che così fosse: nessuno avrebbe capito una parola dell'originale goldoniano in veneziano e la sovrimpressione della traduzione sarebbe stata impossibile nell'accavallarsi forsennato di voci e personaggi. Risultato: un Arlecchino dalla bella sonorità della lingua francese, che a volte sale fino al canto. Buon lavoro, quello di Maggiulli. Lo sponsor principale, il terzo PADRONE del suo Arlecchino è la Dexia, la banca franco-belga fallita qualche settimana fa: è il destino di Arlecchino, sempre giovane e sempre povero.

Ultima modifica il Giovedì, 21 Marzo 2013 07:11
La Redazione

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