mercoledì, 19 giugno, 2019
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Il teatro molteplice e barricadiero dei Premi Ubu 2018. -di Nicola Arrigoni

"Overload" di Teatro Sotterraneo. Foto Filipe Ferreira "Overload" di Teatro Sotterraneo. Foto Filipe Ferreira

Il teatro molteplice e barricadiero dei Premi Ubu 2018
di Nicola Arrigoni

Nella cerimonia di consegna dei Premi Ubu 2018 si è avvertita una sorta di consapevolezza barricadiera, la sensazione di star combattendo una battaglia di civiltà. Il teatro è la frontiera del pensare insieme, è il baluardo contro la barbarie, perché solo esercitando il pensiero si può vivere realmente, realmente essere vivi. Per questo motivo il premio a Overload di Teatro Sotterraneo come miglior spettacolo del 2018 è tanto più importante e scottante, perché nello spettacolo di Sotterraneo si pensa, si elabora una riflessione sul nostro presente, sull'attenzione e la distrazione offerta dai media. Per così dire Overload entra nel cuore di una riflessione sulla distrazione e l'incompiutezza del discorrere che interroga tutti. Il teatro nel suo essere 'qui ed ora', non franto ma responsabilmente presente a se stesso, a chi lo fa e a chi lo fruisce sente questa responsabilità, sente di essere una sorta di trincea al non pensare, all'incultura trasformata in una virtù, al consumo della lingua e delle parole.

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Per questo aver premiato Overload di Sotterraneo è aver dimostrato consapevolezza che resistere si può e si deve, che il teatro è oggi più che mai strumento di pensiero, e il collettivo Sotterraneo questo lo mette in pratica da sempre. Ma il premio a Sotterraneo è anche il segno che il teatro italiano – nel giudizio referendario espresso dai 65 critici teatrali – sa segnalare, riconoscere gruppi che vivono staccati dai grandi enti produttivi, gruppi che con fatica e intelligenza sanno incarnare la tensione al contemporaneo e al suo pensiero usando la parola, l'ironia, la voglia di costruire insieme: tutto questo nello spirito che mosse l'ideatore del premio Franco Quadri. Ed è un bel segno di coerenza e continuità: segnalare le visioni di una comunità teatrale che si interroga sul presente, che compartecipa a scuotere e incalzare le coscienze. In questa direzione è andato anche l'Ubu per il migliore spettacolo straniero andato a Nachlass di Rimini Protokoll, anche in questo caso un collettivo potente e in grado di desituare lo spettatore, di esercitare un pensiero trasformate sulla realtà individuale e collettiva. Ed è un senso di comunità e condivisione che ha prevalso nella lunga notte degli Ubu, condotta da Graziano Graziani e da una scoppiettante Federica Fracassi in diretta su Rai Radio Tre dal Piccolo Teatro Studio Melato.

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La fotografia che fuoriesce dai Premi Ubu 2018 è la fotografia di un teatro che sa fare delle sue diversità la potenza dell'agire insieme, che sa dimostrare come la molteplicità dei linguaggi e dell'essere sia ricchezza che va sostenuta. Piace che il miglior attore protagonista sia Gianfranco Berardi, attore ipovedente, con il suo Amleto Take away, premio condiviso ex aequo con Lino Guanciale per La classe operaia va in paradiso: due attori e due mondi in un certo qual modo complementari e impegnati su un medesimo fronte: non concedersi la miseria dell'ignoranza.

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Piace che la migliore attrice sia Ermanna Montanari con la sua poesia attoriale, con la sua voce graffiante che sollecita l'anima e insieme al Teatro delle Albe impegnata nel raccontare di Dante Alighieri chiamando a raccolta una comunità.

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Piace che i premi per la migliore regia e il miglior testo italiano siano andati a La cupa di Mimmo Borrelli perché la sua lingua poetica e il suo teatro dicono di una carnalità e di una capacità attraverso il particolare di guardare all'universale che aiuta e che sconfigge i localismi.
Piace che il premio alla carriera sia andato ad Enzo Moscato, autore partenopeo che dimostra come la lingua della città del Vesuvio sia lingua universale e tanto più globale quanto più ostinatamente nutrita dei colori e degli afrori napoletani.

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Nel segno di un teatro che sa fare delle diversità un valore vanno i riconoscimenti a Chiara Bersani, miglior attrice under 35 che ha strappato un lungo e prolungato applauso alla platea del Piccolo Teatro Studio con la sua testimonianza di attrice e corpo non conforme. E se Chiara Bersani è la dimostrazione che la diversità di forma è ricchezza, il premio speciale alla Accademia Arte della Diversità di Antonio Viganò dimostra che il teatro sa essere non solo inclusivo, ma sa sdoganare l'handicap e la disabilità, lavorando sulla valorizzazione di ciò che si è e non penalizzando le persone per ciò che non sono. In un certo qual modo il premio al miglior progetto sonoro andato ad Andrea Salvatori per Beatitudo della Compagnia della Fortezza conferma l'attenzione della quarantunesima edizione dei Premi Ubu al teatro come condivisione sociale e non solo perché agito in luoghi della marginalità. Un aspetto che si concretizza anche nel premio speciale conferito a Gianni Manzella, critico teatrale, per il volume La possibilità della gioia. Pippo Delbono.

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Si potrebbe dire che la marginalità è diventata centro in questa edizione degli Ubu, ma ancora di più: che la marginalità e la normalità sono parole che risuonano a vuoto nel caleidoscopio della scena in cui tutti hanno cittadinanza purché consapevoli che senza l'ascolto dell'altro non può esserci teatro: dove l'altro è vicendevolmente l'attore e lo spettatore. Per questo interessante e forte la coppia di curatori artistici premiata con l'Ubu: Francesca Corona per Short Theatre e Daniele Del Pozzo per Gender Bender, due realtà festivaliere e di rassegna che sanno fare comunità, attraverso i linguaggi della cena. Ed è questo il caso del premio speciale andato al Teatro dell'Acquario - Centro RAT di Cosenza per avere nel corso degli ultimi quarantadue anni creato, inventato, organizzato il teatro, in tutte le sue forme, in una città complicata come Cosenza.

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Il teatro come strumento per leggere il presente e offrirsi il lusso di uno scenario storico è questa la potenza che i giurati hanno individuati nel testo colossal: Afghanistan di Enduring Freedom di Richard Bean, Ben Ockrent, Simon Stephens, Colin Teevan, Naomi Wallace, premiato con l'Ubu alla migliore novità straniera, riconoscimento ritirato da Elio De Capitani e Ferdinando Bruni del Teatro dell'Elfo che alla storia e alla nuova drammaturgia ha affidato la sua identità di lavoro e produzione. Alla semantica della scena come costruzione di mondi si lega l'Ubu per il miglior allestimento andato a Marco Rossi e Gianluca Spicca per Freud di Federico Tiezzi e Stefano Massini.

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Bella l'accoppiata del migliore attore under 35 – ennesimo ex aequo di questi Ubu 2018 - con il premio per il nuovo attore o performer under 35 andato a Marco D'Agostin, attore e performer che coniuga danza e parole e PierGiuseppe Di Tanno che ha regalato al pubblico un pezzo di Sei, lo spettacolo sui Sei personaggi di Roberto Latini. Per la danza Silvia Rampelli si aggiudica l'Ubu per Euforia. Il Premio Franco Quadri è andato invece alla coreografa Bouchra Ouizguen, mentre a Roberto Castello e al progetto Aldes è andato uno dei premi speciali «per il costante lavoro di ricerca coreografica unito alla ricerca di nuovi pubblici e per aver dato vita a un vivaio di talenti nel campo della danza contemporanea che è divenuto riferimento a livello nazionale e ha saputo creare una cifra artistica riconoscibile, ma non ancorata alla singola poetica di un unico artista», si legge nella motivazione. E nell'edizione degli ex aequo, ma soprattutto della voglia del teatro di essere eccentrico rispetto al teatro non poteva non trovare un suo spazio – fuori dal centro come sempre – Andrea Cosentino – attore e fantasista del teatro – premiato «per la sua lunga opera di decostruzione dei linguaggi televisivi attraverso la clownerie, e in particolare per Telemomò, che attraversa i suoi lavori da anni».

Ultima modifica il Martedì, 08 Gennaio 2019 18:23

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