venerdì, 19 ottobre, 2018
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Storia, memoria ed eredità del Convegno di Ivrea. Una riflessione polifonica sul teatro, la sua storia recente, le riforme mancate le nuove estetiche. -di Nicola Arrigoni

"Ivrea Cinquanta. Mezzo secolo di nuovo teatro in Italia (1967 – 2017)", a cura di Clemente Tafuri e David Beronio "Ivrea Cinquanta. Mezzo secolo di nuovo teatro in Italia (1967 – 2017)", a cura di Clemente Tafuri e David Beronio

Storia, memoria ed eredità del Convegno di Ivrea
Una riflessione polifonica sul teatro, la sua storia recente, le riforme mancate le nuove estetiche
di Nicola Arrigoni

Ivrea Cinquanta. Mezzo secolo di nuovo teatro in Italia (1967 – 2017), a cura di Clemente Tafuri e David Beronio, non è solo un volume che documenta le giornate di studio dedicate al convegno eporediense del 1967, svoltesi dal 5 al 7 maggio di un anno fa, curate da Marco De Marinis, è molto di più. Il volume – pubblicato da Akropolis Libri – è un contributo corposo e intenso al teatro, alla sua propensione alla riflessione, ai suoi nodi specifici, alla necessità di definirsi nel mondo e di definire il mondo. Nelle date che stanno in copertina: 1967 – 2017 ci sono i confini cronologici di un pensiero, di una riflessione sull'eredità del Convegno per un Nuovo Teatro che si tenne a Ivrea dal 10 al 12 giugno 1967. E proprio sullo stimolo di un documento pubblicato pochi mesi prima sulla rivista Sipario, promosso dai critici Giuseppe Bartolucci, Ettore Capriolo, Edoardo Fadini, Franco Quadri e firmato da figure eminenti della nuova cultura italiana – non solo teatrale –, si ritrovarono lì a discutere e confrontarsi con artisti come Carmelo Bene, Carlo Quartucci, Leo de Berardinis, Giuliano Scabia ad Ivrea nel giugno 1967. Non una semplice eredità, ma nei contributi raccolti nel libro c'è la temperatura del teatro contemporaneo e come scrive lo stesso De Marinis nella prefazione c'è «una pluralità di sguardi, sensibilità, esperienze e competenze che, per parlare fondamentalmente del nostro presente teatrale, hanno sentito quasi sempre il bisogno di ritornare al mito d'origine non già per demitizzarlo semplicemente, ma per restituirlo a una più fondata prospettiva storica, senza con ciò togliergli nulla dell'importanza che esso ha indubbiamente avuto sulle vicende successive e sui modi in cui esse sono state raccontate».
I contributi che hanno caratterizzato il convegno del cinquantesimo e che ora compongono gli atti sono affidati da un lato a chi visse quel simposio che definì le coordinate del 'Nuovo Teatro', ma anche alla generazione di artisti che quel mondo lo hanno solo sfiorato o magari studiato sui libri in un confronto fra passato, mito, memoria e storia che contribuisce a dare il giusto peso a quelle giornate di Ivrea, un atto fondativo, ma non alieno da una certa marginalità di effetti. Ivrea Cinquanta è la prima opera che in maniera organica si propone di riconsiderare quell'evento leggendario nell'orizzonte definito dai decenni successivi. Un'opera collettiva che, come scrive Marco De Marinis, «potrà costituire un punto di riferimento importante per chiunque, in qualsiasi veste, vorrà d'ora in avanti avvicinarsi alle vicende del nostro teatro più vivo e più inquieto. A cominciare dai tanti giovani che, nonostante tutto, nel teatro continuano a credere, consapevoli più che mai del fatto che – come scrivevano i firmatari del manifesto – La lotta per il teatro è qualcosa di molto più importante di una questione estetica». Hanno contribuito alla riflessione: Fabio Acca, Fabrizio Arcuri, Lucio Argano, Antonio Attisani, David Beronio, Adele Cacciagrano, Stefano Casi, Sabino Civilleri, Roberto Cuppone, Pippo Delbono, Marco De Marinis, Simone Derai, Lorenzo Donati, Edoardo Donatini, Roberta Ferraresi, Laura Gemini, Piergiorgio Giacchè, Gerardo Guccini, Chiara Lagani, Manuela Lo Sicco, Valter Malosti, Lorenzo Mango, Salvatore Margiotta, Laura Mariani, Rossella Mazzaglia, Silvia Mei, Massimo Munaro, Angelo Pastore, Franco Perrelli, Armando Petrini, Oliviero Ponte di Pino, Andrea Porcheddu, Paolo Puppa, Carlo Quartucci, Amedeo Romeo, Paolo Ruffini, Giuliano Scabia, Clemente Tafuri, Dario Tomasello, Gabriele Vacis, Mimma Valentino. E già dal lungo elenco di autori si capisce come si spazi dai testimoni dl Ivrea: Marco De Marinis, Giuliano Scabia, ad Antonio Attisani, ad alcuni esponenti del nuovo, nuovissimo teatro si pensi a Simone Derai, Chiara Lagani, ma anche Valter Malosti, Fabrizio Arcuri.
Insomma gli sguardi sono molteplici, prossimi e distanti, così come la divisione del simposio prima e del volume ora in cui si affronta da un lato la storia e la memoria del Convegno sul Nuovo Teatro del 1957, per poi approdare alla disanima della metamorfosi dell'attore artista dalla compagnia al progetto, che per Malosti diventa 'attore espanso', solo per fare un esempio. Non meno intensa è la riflessione sul post-novecento e sulla nuova 'avanguardia' con tutte le problematiche del definire il teatro contemporaneo con i suoi linguaggi. Non è un caso che Simone Derai di Anagoor accenni alla necessità di riflettere sui concetti di 'giovane', 'nuovo' e 'ultimo'. Nel segno del nuovo come rinnovamento, ma anche nuova prospettiva di analisi si pone la sezione che cerca di definire quale sia il ruolo della critica, partendo proprio dall'urgenza – sostenuta in tutta la sua militanza e in particolar modo ad Ivrea da Franco Quadri – che la critica debba 'sporcarsi le mani', ovvero lavorare a stretto contatto, sostenere, promuovere artisti, tendenze, essere non solo mera testimone ma attore inter pares del mondo teatrale. E Oliviero Ponte di Pino dedica il suo intervento proprio al tema del 'sporcarsi le mani', mettendo in relazione il nuovo teatro contemporaneo e la nuova critica che in Rete ha trovato una inaspettata e feconda rinascita. Lo sguardo sull'altro è il tema dell'intervento – ad esempio – di Andrea Porcheddu che si interroga sul ruolo del critico nell'ambito del teatro sociale d'arte. Intensa e problematica è la sezione dedicata all'architettura legislativa e organizzativa del teatro di oggi, in riferimento anche alla riforma Franceschini. Chiudono il volume le testimonianze di Giuliano Scabia con Marco De Marinis, di Pippo Delbono in dialogo con Roberto Cuppone e di Carlo Quartucci con Lorenzo Mango. Ivrea cinquanta è un bel contributo per una lettura in controluce del nostro teatro, sullo scenario di una propensione al nuovo e al contemporaneo fra memoria e storia.
Copertina-Ivrea-CinquantaIvrea cinquanta. Mezzo secolo di Nuovo Teatro in Italia (1967 – 2017), a cura di Clemente Tafuri e David Beronio, Akropolis Libri, 2018, 24 euro.

Ultima modifica il Venerdì, 08 Giugno 2018 07:37

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