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DISGRACED - di Ayad Akhtar, regia Martin Kušej e Jacopo Gassmann.-di Maura Sesia

"Disgraced" di Ayad Akhtar "Disgraced" di Ayad Akhtar

TORINO, TEATRO CARIGNANO
Martedì 10 ottobre 2017, ore 19.30 - Prima nazionale
DISGRACED
DIS-CRIMINI
di Ayad Akhtar regia Martin Kušej con Paolo Pierobon (Amir) Anna Della Rosa (Emily)
Fausto Russo Alesi (Isaac) Astrid Meloni (Jory) Elia Tapognani (Abe)
traduzione Monica Capuani scene Annette Murschetz costumi Heide Kastler
musiche Michael Gumpinger luci Fabrizio Bono, Daniele Colombatto
drammaturgia Milena Massalongo assistente alla regia Karla Traun
Produzione Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale
con il sostegno della Fondazione CRT

GENOVA, TEATRO DELLA TOSSE
Martedì 10 ottobre 2017 prima nazionale
DISGRACED
di Ayad Akhtar
traduzione e regia di Jacopo Gassmann
con Hossein  Taheri, Francesco Villano, Lisa Galantini, Saba Anglana, Marouane Zotti 
luci Gianni Staropoli  video Alfredo Costa scene Nicolas Bovey 
costumi Daniela De Blasio assistente alla regia Mario Scandale assistente scenografa Nathalie Deana
coproduzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse e Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Due allestimenti del medesimo testo contemporaneo ad inaugurare reciprocamente a ottobre 2017 il cartellone del Teatro Stabile di Torino e quello del Teatro della Tosse di Genova e per fortuna è probabile che saranno entrambi ripresi nella prossima stagione 2018/2019. Perché si richiamano senza annoiare, perché vederli ambedue arricchisce, perché le differenze scenografiche e le sfumature delle rispettive interpretazioni dei due buoni cast alimentano il pensiero, perché qui repetita iuvant. Soprattutto se il tema è spinoso. Si tratta di conflitti religiosi, atavici e modernissimi, ma non si parla soltanto di religione, di musulmani, ebrei, di pelle bianca e scura, c'è anche la monarchia del denaro che fluisce intorno alla ambizioni di un avvocato o al mondo dell'arte, e poi c'è il matrimonio e il tradimento, il rispetto per la donna, gli stereotipi e l'impegno a capire anche quello che sfugge dell'altro, i fili di discorsi soggettivi che si cuciono e si perdono in azioni violente, perché la donna che tradisce, anche se pentita, va punita e picchiata e l'uomo che commette questa colpa, anche se mendica il perdono, non va mai scusato. Oppure no? Amir è avvocato di origine pachistane e islamiche, sua moglie Emily è pittrice americana, il curatore d'arte Isaac è americano ed ebreo, suo moglie Jory è una bellissima mulatta. Poi c'è il nipote di Amir che si sta avvicinando all'estremismo. Torna spesso la frase "la tua gente", con o senza, per o contro, perché infine il mondo è una piccola aggregazione di feroci gruppi familiari e l'uomo è bestia cattiva. Le due coppie si incontrano a cena, Amir scopre che Emily lo ha tradito con Isaac e seppellirà l'offesa malmenando la donna, che divorzierà. Questo è lo scheletro di un testo molto più ponderoso, scritto da Ayad Akhtar, di origini pachistane ma nato in America e che per Disgraced ha vinto il Premio Pulitzer 2013 per il Teatro. Tutti gli attori servono la parola. Più astratto e rude lo Stabile di Torino, con una grande stanza bianca il cui pavimento è cosparso di carbone. E c'è del bianco anche nella messinscena genovese, più intima ma meno carnale, quasi più attenta al dettato, ugualmente efficace. Si consiglia la doppia visione.

Maura Sesia

Ultima modifica il Giovedì, 29 Marzo 2018 16:04

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