martedì, 23 maggio, 2017
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"Beware of pity" regia di Simon McBurney al Barbican Theatre, London 9-12 febbraio 2017. -di Beatrice Tavecchio

Moritz Gottwald, Laurenz Lauffenberg, Marie Burchard,  Johannes Flaschberger e Eva Seckbach in "Beware of Pity". Foto Gianmarco  Bresadola Moritz Gottwald, Laurenz Lauffenberg, Marie Burchard, Johannes Flaschberger e Eva Seckbach in "Beware of Pity". Foto Gianmarco Bresadola

Beware of Pity (Ungeduld des Herzens) (Attenzione alla Pietà)
adattamento da Stefan Zweig.
Riscrittura e regia di Simon McBurney, scenografia di Anna Fleischle,
tecnico del suono: Pete Malkin, tecnico video: Will Duke, tecnico luci: Paul Anderson;
con Marie Burchard, Robert Beyer, Johannes Flaschberger, Christoph Gawenda, Moritz Gottwald, Laurenz Laufenberg, Eva Meckbach.
Prodotto con la Schaubuhne Berlin. Prima: 22 dicembre 2015 alla Schaubuhune Berlin
Barbican Theatre, 9-12 febbraio 2017

Se c'è al giorno d'oggi un'eminenza nel campo delle innovazioni teatrali, è sicuramente Simon McBurney. Ci sono altri innovatori che sperimentano le varie possibilità della scena, dell'azione teatrale, del contenuto, ma Simon McBurney lavora ad un più profondo livello ricercando nuovi modi di espressione che il medium teatrale potrebbe, e con lui può, offrire.
Sette attori in scena, un ensemble con ruoli non specifici di cinque uomini e due donne; sei/otto tavolini con microfoni, sparsi sullo spazio rettangolare della scena; un cubicolo trasparente sul fondo che 'inquadra', cioè limita lo spazio dando rilevanza a un personaggio, a un oggetto: la giacca insanguinata per esempio, o che funge da contenitore: il vagone del treno, l'ufficio postale; un contro soffitto a scacchi vuoti che scende ad opprimere, schiacciare la scena. Un movimento scenico giocato sulla profondità della scena - quindi spostamenti di attori e oggetti prevalentemente in diagonale, in avanti ed indietro, legando con l'azione personaggi in primo, secondo, terzo piano con affondi più o meno marcati, cioè con movimenti corti, medi, lunghi -fa sì che la profondità del palcoscenico percepita dallo spettatore si animi, diventi visibile.
McBurney non lievita solo la dimensione spaziale, ma in questo lavoro estende la sua ricerca alle possibilità del suono. L'anno scorso con The Encounter (L'Incontro) (vedi B. Tavecchio, "Sipario" Feb. 2016) aveva sperimentato l'audizione biauricolare per produrre il suono direttamente nel cervello degli spettatori attraverso microfoni e cuffie, ora in Beware of Pity esplora le possibilità del suono non più a livello di attore/spettatore, ma su larga scala, impregnando l'intero spettacolo di suono. Scompare il singolo attore, il protagonista è additato in terza persona come una marionetta parlante dall'attore narratore. Gli attori ricoprono ruoli molteplici, senza restrizioni per genere, un attore impersona una vecchia cieca, le attrici gli ufficiali di cavalleria. Pur rappresentando caratteri minori, i personaggi chiave ritengono il loro ruolo a scampo di confusioni.
La storia è raccontata attraverso microfoni da personaggi seduti a tavolino come da una stazione radio ed animata dagli stessi con pochi oggetti di scena o frammenti di oggetti, che suggeriscono e simboleggiano un ambiente- una tazzina di caffè- o un personaggio -metà di un vestito su una gruccia-. Lotte tra ufficiali e l'addestramento dei cavalli sono rese da azioni mimiche. McBurney quindi prova che il teatro non necessita non solo di ricostruzioni naturalistiche, ma che anche solo un suggerimento di oggetti ricostruisce il tutto mancante nella mente dello spettatore. Ed il suono? Siamo qui al teatro di narrazione su larga scala, con più attori? E che cosa prova questo spettacolo?
Direi che è un teatro di narrazione poiché pone il racconto al suo centro e si avvale di narratori. Ma come si è visto non è solo narrazione; questa si accompagna infatti all'azione, anche se la narrazione rimane il fattore dominante o almeno di pari grado. Ma la narrazione qui è prevalentemente suono di voci disparate, maschili, femminili, alte e basse, sole, in dialogo o in cacofonia che traslate dai microfoni raggiungono un'intensità anormale sia per volume che per variazioni di tono, tali da sembrare all'orecchio più come musica che come parole. Come McBurney spiega nell'intervista riportata dal programma: "Ci sono molte prove che suggeriscono che la musica abbia preceduto la parola. Può comunicare alcune cose in modo più diretto delle parole. Fa costantemente appello a qualcosa di primordiale in noi. [...] Un suono ci dà una comunicazione diretta, emotiva, che una parola per se stessa tenta di separare dal mondo. [...] Noi come conseguenza del linguaggio, siamo confusi sulla natura della realtà a causa delle parole che usiamo, che sono fittizie e ci separano dalla realtà. [...] In Beware of Pity la domanda principale è sull'articolazione dell'emozione. Come l'emozione è articolata? Non è attraverso la sua forma [la parola]; è attraverso qualcosa d'altro."
Quindi questo è il progetto principale di analisi e di ricerca nello spettacolo. Una ricostruzione del sentimento di pietà di un ufficiale timido e adolescenziale verso una disabile verso l'inizio della prima guerra mondiale in Austria, e di come questo sentimento lo porti, attraverso parole di pietà, a irretirsi in un legame dove le parole sono dettate dal suo sentimento di compassione fino ad arrivare a chiederla in sposa. Incapace di fronteggiare il baratro che le sue parole hanno costruito tra il sentimento di pietà e la sua realtà, l'ufficiale fugge e corre ad espiare il suo senso di colpa in guerra perché la giovane donna si suicida.
L'analisi di una condizione effimera, spirituale come la pietà e l'esplorazione dei limiti del linguaggio, connettono questo lavoro con il discorso filosofico dell'ultimo secolo.
Uno spettacolo da vedere quindi, per le nuove vie di espressione drammaturgica che apre: una nuova dimensione nella profondità della scena, l'uso minimalista di oggetti scenici che diventano simbolo metonimico, l'esplorazione del senso uditivo, del suono, in cui le parole sono viste come una partitura. Ed ancora un'esplorazione della dicotomia tra la sensazione percepita e la parola che la esterna.

Lo spettacolo sarà trasmesso gratuitamente Live Stream online il 12 febbraio alle 15.00 GMT fino al 26 Febbraio a mezzanotte.
YouTube: www.youtube.com/watch?v=98C1vV49gXo
oppure Siti: complicite.org/live-stream
www.schaubuehne.de
blog.barbican.org.uk

Ultima modifica il Lunedì, 13 Febbraio 2017 19:48

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