mercoledì, 20 giugno, 2018
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Luca Miniero ne è convinto: "Non c'é più religione"!

Luca Miniero Luca Miniero

LUCA MINIERO NE È CONVINTO: "NON C'È PIÙ RELIGIONE" !

Esce oggi (7 Dicembre) nelle sale italiane "Non c'è più religione" l'ultimo lavoro del regista Luca Miniero. Dopo "Benvenuti al Sud", "Benvenuti al Nord" e "Un boss in salotto" questa volta il regista ci conduce in un viaggio tra religione e integrazione senza però voler filosofeggiare o fare sermoni ma solo regalare qualche ora di spensieratezza. Protagonisti della pellicola Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, che hanno già lavorato con Miniero e Alessandro Gassmann rispettivamente Cecco il neo sindaco di Porto Buio, suor Marta e Bilal, al secolo Marietto, un singolarissimo "mediatore culturale". La piccola isola sul Mediterraneo che vive di turismo ha bisogno per le imminenti festività natalizie di un "Gesù Bambino" per il presepe vivente che è l'ultima spiaggia sulla quale punta il primo cittadino per attirare i visitatori. Quello che sino ad allora lo aveva interpretato ormai è grande e serve un nuovo interprete. Peccato che sull'isoletta non ci siano più bambini per un calo demografico per cui viene l'idea di chiederlo in prestito ai tunisini che vivono sull'isola... Da lì si dipanerà una storia esilarante, piena di verve e colpi bassi, visto che tra le due fazioni non corre proprio buon sangue. Abbiamo chiesto al regista di raccontarci qualche cosa in più partendo proprio dal titolo:

Locandina DATA NCPR

È un film che parla di religione?
«Anche. Ma soprattutto di amicizia, di tradizioni e pregiudizi».

Si parla di integrazione e di scambio culturale. Ma non è un'arma a doppio taglio così? Ovvero in questo modo non si perdono le tradizioni radicate in un popolo da tanti anni?
«Le tradizioni sono la nostra ricchezza, su questo non c'è dubbio. Però è giusto entrare in contatto anche con quelle degli altri per conoscerli meglio».

Il film è ambientato a Porto Buio, una piccola isoletta del Mediterraneo che ha bisogno di visibilità turistica per non scomparire. Ultimamente il cinema si è spesso soffermato sul tema della valorizzazione di un territorio. Crede sia un buon strumento per la causa?
«La nostra Porto Buio è un'isola ottenuta dall'unione delle Tremiti e del Gargano. Ma non credo che si realizzino film per valorizzarne i posti, magari può essere considerata una conseguenza nel senso che, ottenuto un discreto successo potrebbe portare la curiosità a visitare quei luoghi in cui è stato girato».

Visto il periodo dell'anno in cui esce, ed il tema natalizio del presepe, non può mancare la domanda: si tratta di un cinepanettone?
«Mah io lo definirei semplicemente un film di intrattenimento che esce a Natale. Un cinepandoro va!».

Cosa ne pensa dei cinepanettoni in generale?
«Ritengo che siano film che hanno retto l'industria del cinema. E nonostante qualche ruga sono sempre pellicole che la gente ama guardare».

Ha voluto lanciare un messaggio con questa pellicola o solo fare svagare per due ore il pubblico?
«Solo svagare! Non credo che il cinema debba insegnare niente a nessuno».

Un suo commento tecnico sui tre protagonisti della pellicola: Bisio, Finocchiaro e Gassmann
«Sono attori che ormai fanno parte del DNA del nostro Paese perché ne sanno caratterizzare le sfaccettature».
Allarghiamo un attimo il discorso. La commedia in Italia secondo lei è ancora viva?
«A mio avviso sì. Il cinema impegnato o che tratta temi diversi credo sia messo peggio. Si fanno tanti film ma pochi li vanno a vedere».

Dunque la gente va ancora al cinema o no?
«Credo che vada a vedere i film-evento, quelli che spaccano; più raramente vanno al cinema per il prodotto medio. Però i film comunque li guardano in TV sui cellulari in aereo, anche più di prima».

Cosa ne pensa delle iniziative fatte per il Cinema, come quella che vuole ogni secondo mercoledì del mese il cinema a 2 euro attuata dal Ministro del Mibact Dario Franceschini?
«Credo sia stata una iniziativa assolutamente poco efficace. E anche pericolosa. Non avvicina la gente al cinema ma gli fa credere che il cinema costa troppo. Non è così. Una politica culturale è qualcosa di più complesso di uno sconto da discount».

Simona Buonaura

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Dicembre 2016 11:13

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