venerdì, 24 novembre, 2017
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Amare l'Attore - di Mario Mattia Giorgetti

Massimo Ranieri Massimo Ranieri

Premessa. Non c'è teatro se non c'è l'attore. L'attore è l'asse portante dell'evento, intorno al quale ruotano più soggetti: da un lato, per primo l'autore (che a volte può essere anche lo stesso attore), il regista, lo scenografo, il costumista e altri che partecipano all'aspetto creativo, e dall'altro lato il pubblico.

Con questa premessa, sottolineiamo ancora una volta la centralità dell'attore.
Allora, la Società in cui l'attore agisce lo deve amare, proteggere, valorizzare, riconoscere, sostenere, poiché offre alla comunità momenti di aggregazione culturali, artistici, interpretativi. Invece, fa male dirlo, siamo di fronte ad una Società che, per la maggior parte, non si comporta così, perché altrimenti attori quali Salvo Randone, Paola Borboni e tanti altri non li avremmo lasciati andare alla deriva, nella sofferenza; e tutti quelli che hanno dato la propria esistenza al teatro, dovrebbero essere in qualche modo ancora sulla scena per il loro pubblico, mentre la realtà è diversa, poiché parte del sistema produttivo tende a ignorarli, per cedere ad avventure di registi che mirano più a volgere l'attenzione su loro stessi anziché mettersi a disposizione di quegli attori che hanno dato. Potremmo fare i nomi di famosi e anziani attori che sono ignorati, che vengono lasciati a casa. E la Società a cui essi hanno dato non reagisce, non li cerca, non li reclama.
In altri Paesi, non è così. Si celebrano, si glorificano, restano icone del pubblico; non cade su loro l'oblio, l'indifferenza, l'ingratitudine.

Massimo Ranieri, grande,
generoso e attore totale

Detto ciò, non possiamo restare indifferenti quando il mezzo televisivo di Stato offre spazio ad un attore totale quale si è mostrato nel corso della sua carriera, Massimo Ranieri, che abbiamo ammirato nella trasmissione "Sogno e son desto 2", dove il personaggio si cimenta in tutte le discipline dello spettacolo: recita versi, racconta barzellette, soprattutto interpreta canzoni, intervista personaggi storici e giovani di successo, dà loro spazio per esibizioni, balla, presenta, coinvolge il pubblico; insomma opera a tutto tondo, anche se non tutto il grande pubblico lo conosce come interprete di teatro, come ne "L' anima buona di Sezuan" di Brecht, regia di Strehler, al Teatro Lirico di Milano, nel 1980; "Pulcinella" di Maurizio Scapparo, portato in giro per il mondo; "Barnum" nel 1983; "L'isola degli schiavi" di Marivaux, nel 1990, regia di Strehler; "Hollywood-Ritratto di un divo" di Giuseppe Patroni Griffi, "Il grande campione", sempre di Patroni Griffi; "L'opera da tre soldi" di Brecht, regia Luca De Fusco e tanti altri spettacoli portati in teatro con successo. Insomma, ha dimostrato le sue capacità di attore-cantante,di lavoratore dello spettacolo, di buon comunicatore con grande umanità, con semplicità di linguaggio, instancabile e generoso nell'offerta, nei sentimenti d'amore verso il pubblico, verso gli ospiti con cui si è coinvolto.
Ecco, Ranieri con i suoi autori ha portato in televisione spaccati di storia dello spettacolo italiano, menzionando nomi di artisti scomparsi, poeti, scrittori, con ospiti eclettici nel loro specifico settore, quali Elio Pandolfi, Morgan, Ornella Vanoni, Romina Power, Raffaele La Capria, Deborah Iurato, Enzo De Caro e il violinista virtuoso Andrea Obiso e tanti altri.
Trasmissioni di questo genere per la Rai dovrebbero essere un appuntamento costante in cui coinvolgere tutti quegli artisti che hanno dato e che ancora possono dare, anziché ignorarli per dare solo spazio a quiz, giochi, concorsi canori, talk show, gossip inutili, dimenticando, come servizio pubblico, il potere condizionante degli inserzionisti pubblicitari.

 

Ultima modifica il Lunedì, 29 Settembre 2014 10:31

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