domenica, 16 giugno, 2019
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(LONDRA). "The Cane", regia Vicky Featherstone - Teatro di accusa sociale e politica. -di Beatrice Tavecchio

Maggie Steed, Nicola Walker in “The Cane” di Mark Ravenhill, regia Vicky Featherstone. 6 dicembre 2018 al 26 gennaio 2019, Royal Court Jerwood Theatre Downstairs. Foto Johan Persson. Maggie Steed, Nicola Walker in “The Cane” di Mark Ravenhill, regia Vicky Featherstone. 6 dicembre 2018 al 26 gennaio 2019, Royal Court Jerwood Theatre Downstairs. Foto Johan Persson.

Teatro di accusa sociale e politica

The Cane (La bacchetta)
di Mark Ravenhill
Regia di Vicky Featherstone 
Con Alun Armstrong, Maggie Steed e Nicola Walker
Royal Court Theatre, 6 dicembre - 17 gennaio 2019

di Beatrice Tavecchio

La bacchetta è quella che si usava per le punizioni corporali, specie dei ragazzi, nelle scuole anglosassoni nel XIX e XX secolo. Pratica che durò nelle scuole statali secondarie in Inghilterra e nel Galles fino al 1987.
Mark Ravenhill afferma di esser partito dalla considerazione che ancora devono essere vivi alcuni di quei maestri e professori che avevano amministrato quelle punizioni. E nella pièce di un'ora e quaranta minuti senza intervallo, intesse la storia del riaffacciarsi e della rivisitazione di quella violenza 'istituzionale' così definita dall'autore, con gli affanni del professor Edward e di sua moglie Maureen che ricevono la visita inattesa dopo tanti anni di assenza della figlia disfunzionale Anna. La loro casa è detta circondata dai liceali che hanno avuto sentore del passato di castigatore del professore che urlano e tirano pietre. La loro violenza perseguita fuori dalla vista degli spettatori, si consuma sul palco all'interno della casa dove i tre, come da scatole che di volta in volta si aprono a sorpresa, espongono le dinamiche del loro essere ed i temi del lavoro. La violenza giovanile di Anna sembra essere evaporata, nonostante i genitori mantengano gli squarci nella parete causati dall'ascia con cui voleva ferire il padre. La sua sembra essere una visita rappacificante da parte di una persona adulta che ora consiglia l'ispettorato scolastico su quali scuole statali fallimentari fare passare nelle mani dei privati, facendole diventare "Academies". Questo è il tema topico che sta a cuore a Ravenhill. Il passaggio del sistema educativo da statale a privato con la nascita delle Accademie e gli effetti alienanti e repressivi, come qui rappresentati, del nuovo sistema che trovano riscontro simbolico e immaginifico nella violenza sui ragazzi della bacchetta del titolo. I dialoghi a tre si dipanano tra accuse, spiegazioni, momenti rasserenanti e sprazzi di collera. Ma niente prepara alla calma assoluta con cui Anna rovescia una caffettiera di caffè sul computer del padre, rovinandogli la difesa che stava scrivendo a favore della sua scuola statale fallimentare e dell'ulteriore violenza imposta dalla figlia al padre: di punirla con la bacchetta per quell'atto. Mostrerà la mano insanguinata ai liceali tumultuanti come prova di accusa.

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Maggie Steed, Nicola Walker in "The Cane" di Mark Ravenhill, regia Vicky Featherstone.
Dal 6 dicembre 2018 al 26 gennaio 2019, Royal Court Jerwood Theatre Downstairs.
Foto Johan Persson.

Quindi The Cane intreccia un dramma domestico con uno sociale e politico. Non sempre i due piani si rispecchiano e a volte si inceppano. Non c'è dubbio però sulla maestria dell'intreccio dei dialoghi che vanno da un tema all'altro senza mai perdere un colpo. La caratterizzazione del professore è più solida delle altre ed Alun Armstrong, che lo impersona, è totalmente convincente nella sua naturalezza. È uno spettacolo agghiacciante per la sua violenza che ricorda, per la struttura da giallo, Harold Pinter nel creare l'aspettativa della ferocia. Ravenhill ha ben enucleato il tema della punizione corporale, ma meno quello del suo attacco alle Accademie. Un maggior equilibrio tra i due temi avrebbero supportato meglio la sua aggressiva scrittura. Inoltre se la latente violenza è il marchio del suo lavoro, la regia di Vicky Featherstone avrebbe dovuto contribuire a sottolinearlo, magari portando la violenza della mob, ora fuori scena, sul palco con le sue grida. Anche la rappresentazione della figlia Anna avrebbe acquisito più spessore se nella transizione da normale a rapace, l'attrice Nicola Walker avesse inserito dei bagliori di non troppo celata animosità. Detto questo, il lavoro è da vedere per aver scoperchiato il vaso di Pandora e su una pratica funesta e sulle nuove Accademie.

Ultima modifica il Venerdì, 21 Dicembre 2018 00:31

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