mercoledì, 19 dicembre, 2018
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(LONDRA). Teatro di narrazione in UK -a cura di Beatrice Tavecchio

Carey Mulligan in "Ragazze e ragazzi" di Dennis Kelly, regia Lyndsey Turner. Foto Marc Brenner Carey Mulligan in "Ragazze e ragazzi" di Dennis Kelly, regia Lyndsey Turner. Foto Marc Brenner

Teatro di narrazione in UK.

Girls & Boys (Ragazze e ragazzi) di Dennis Kelly
Protagonista Carey Mulligan
Regia di Lyndsey Turner
Scenografia di Es Devlin

Royal Court Theatre, 8 febbraio-17 marzo 2018

Che cosa induce un'attrice del calibro di Carey Mulligan, nota al grande pubblico per il suo ruolo centrale nel film Suffragette, ad interpretare un monologo di novanta minuti per più di un mese? La risposta logica è la bontà del testo e la connessione con 'il teatro' per eccellenza in Gran Bretagna.
Il drammaturgo Dennis Kelly -non alla sua prima opera teatrale, ma famoso per aver contribuito al copione del musical Matilda- ha qui impiegato una nuova, per il teatro britannico contemporaneo, struttura: quella che in Italia va sotto il nome di teatro di narrazione. Quella struttura che Ascanio Celestini, Marco Paolini, Marco Baliani ed altri usano, appresa dal maestro Dario Fo, per cui il protagonista monologante ricorda, narra una storia, vedi Il racconto del Vayont (1994) di Paolini, ricordando fatti e personaggi che trovano riscontro nella memoria collettiva del Paese.

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Dennis Kelly impiega il monologo per narrare. La protagonista, che non ha nome, è narratrice, impersona se stessa, il marito, i due figli, e via via tutti i personaggi che incontra nella sua narrazione. Il racconto è scandito in scene ed il tono del lavoro cambia da esuberantemente comico ad altamente tragico. I temi non sono, e qui sta la differenza, impostati sul ricordo come nel teatro di narrazione italiano, ma su fatti e preoccupazioni attuali: la guerra in Siria e nel mondo, le diverse ideologie, la violenza, il divario sociale e culturale maschio/femmina, le morti perpetrate dai famigliari. Non il femminicidio, ma l'annientamento fisico di tutta la famiglia. Il linguaggio della protagonista è quello attuale, che si sente in strada, infarinato da espressioni sboccate, ma non offensive, elevate ad espressione di sentimenti e di contemporaneità.
La situazione che imposta il lavoro è attuale ed azzeccatissima: in coda all'aeroporto di Napoli per un volo Easyjet a Londra in ritardo di un'ora e mezza, la protagonista si innamora del futuro marito quando abbordato da due 'modelle' che tentano di saltare la coda -una scena ilare per la risonanza di certi atteggiamenti e personaggi- risponde per la maggiore. La scena cambia, ci sono ora due bambini piccoli, la protagonista sposata e madre interagisce e in scene successive gioca con loro; il maschietto interessato a giochi di guerra e distruttivo, la bambina a costruzioni e protettiva. Anche la scena in cui la protagonista cerca e trova lavoro come segretaria al vice direttore della direzione sviluppo della televisione è ilare e veritiera nelle battute mordaci di satira sociale verso le aspiranti a quel posto. Le scene di intermezzo con la protagonista ed i bambini diventano più numerose. I bambini sono immaginati, una luce azzurrina diffusa imbianca tutta la scena e dà ai mobili e all'ambiente un'atmosfera distanziante, spettrale. La carriera di Lei prospera. Ora possiede una ditta di produzione, comincia ad produrre film di successo. Ma narra del marito il cui commercio di mobili antichi non attrae clienti nel clima modernista. Lei sospetta un'amante forse, perché Lui si cura nel vestire, si fa imbiancare i denti -risata di riconoscimento di una spettatrice-, ma fallisce, perde tutto ed ora si trascura e si accascia. La protagonista invoca il divorzio, anche per cercare di scuoterlo dal torpore in cui è caduto, se ne va di casa con i figli mentre Lui urla di non voler perderli. Lui, ci viene narrato, uccide i bambini pugnalando e sgozzando e si getta dal quarto piano. Non muore, finisce in carcere dove dopo tre anni si suicida ingerendo pezzi del cucchiaio di plastica.

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Un contenuto torbido, un pugno allo stomaco nel finale di questo racconto iniziato con una scena raggiante. Come impersonare questa transizione in un corto circuito di tempo e da sola in scena? Carey Mulligan la cui caratteristica maggiore come attrice è la sobrietà, la mancanza di orpelli recitativi e la veridicità d'interpretazione, qui non si smentisce. Il suo Lei è semplicemente vestita, i capelli tirati a crocchia a far risaltare tutti i sentimenti del viso, senza microfoni, una recitazione priva di retorica, in cui la narratrice, grazie al testo, interagisce col pubblico, come un comico, che chiede al publico una reciprocità di sentimenti. Nel complesso la distanza dal comico al tragico è affrontata con equilibrio. La Lei piena di vitalità rimane simile a se stessa nelle scene coi figli - sono già morti? esistono solo nel suo ricordo? o sono ancora vivi? la dualità è una delle attrattive dello spettacolo- e col marito. La tragedia finale ci è raccontata con l'avviso che : "è difficile, veramente difficile, ma avete intuito che sarebbe successo. Ricordate che non succede qui e non è successo a voi". I diversi fili del racconto si uniscono: i riferimenti alla guerra dell'Isis, i giochi distruttivi del bambino, la gelosia del marito verso la moglie per il suo successo economico. La voce di Carey Mulligan è calibrata, stesso tono di esposizione tecnica, medesimo ritmo nel resoconto. Ma il testo non lascia scampo. La brutalità dell'accoltellamento, l'insalatiera piena di sangue, la descrizione dei colpi e del modo, sono più efficaci nel creare l'immagine visiva per lo spettatore di qualsiasi resa scenica della tragedia. Lady Macbeth, Medea, risuonano nella mente come rimandi. Forse non è la tragedia greca che ha in scena più personaggi e in cui le atrocità sono rappresentate fisicamente, ma anche questa, attuale, tecnicamente descritta come da analisi di obitorio, colpisce in modo indelebile. Un'interpretazione magistrale.

Beatrice Tavecchio

Ultima modifica il Giovedì, 01 Marzo 2018 10:36

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