mercoledì, 13 dicembre, 2017
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(LONDRA) Minefield/Campo Minado scritto e diretto da Lola Arias. -a cura di Beatrice Tavecchio

David Jackson e Lou Armour in "Minefield", regia Lola Arias. Foto Tristram Kenton David Jackson e Lou Armour in "Minefield", regia Lola Arias. Foto Tristram Kenton

Minefield/Campo Minado
scritto e diretto da Lola Arias
Con Lou Armour, David Jackson, Ruben Otero, Sukrim Rai, Gabriel Sagastume, Marcelo Vallejo
Tecnico video Martin Borini. Tecnico suono Roberto Pellegrino, Ernesto Fara.
Royal Court Theatre, 14 novembre 2017

E' il contenuto che fa lo spettacolo, memorabile

Come chiamare uno spettacolo di teatro documentario? Docu-teatro sembra togliere tutta l'umanità del pezzo ed investirlo di una patina di antichità storica che gli toglie l'impatto drammatico. Forse chiamarlo teatro neo-realistico si avvicina di più allo spirito ed alla sostanza dell'opera.
Mettendo assieme tre ex-soldati britannici e tre argentini, l'affermata regista, autrice e artista visuale Lola Arias (Buenos Aires, 1976) prende come Rossellini, i suoi attori dal vero e fa loro raccontare le loro storie/esperienze della guerra alle Falklands/ Las Malvinas in prima persona. Il conflitto per riprendere le Falklands dall'Argentina che aveva invaso le isole nel 1982, vide Margaret Thatcher attizzare un fuoco patriottico che la portò poi, incassata la vittoria, a vincere le elezioni, quando ormai i suoi indici di gradimento erano molto scarsi. Qui due interventi della Thatcher -impersonata da un attore con la sua maschera di gomma- di altisonante retorica che contrastano quelli dell'altrettanto mascherato e retorico dittatore argentino, sono contrastati dai racconti terra terra dei soldati: la mancanza di cibo, l'impossibilità di costruire trincee nel terreno roccioso, le mine dovunque, usate da entrambe le forze nemiche, le bombe sganciate dagli aeroplani su un terreno desertico che non offre scampo. Ed il racconto delle loro vite spezzate dopo il conflitto, dei tanti suicidi tra i reduci di guerra, della difficoltà/impossibilità di comunicare se non con altri reduci i propri sentimenti sull'esperienza del conflitto. Il messaggio è chiaro: Minefield è uno spettacolo anti-militaristico e ben si inserisce col suo messaggio tra le commemorazioni dei caduti per le due guerre mondiali che hanno luogo in questo mese. Il materiale sembrerebbe arido per uno spettacolo teatrale, ma invece non è così. Non è su larga scala come il favoloso musical anti militare Oh! What A Lovely War di Joan Littlewood del 1963, ma su scala minore gioca con mille stratagemmi teatrali e cinematografici che animano il dialogo. In proporzioni ridotte, con minuti ma efficacissimi accorgimenti: dalle proiezioni dei visi attraverso una piccola cinepresa posta sul palcoscenico su due schermi posti diagonalmente dietro gli attori, o la proiezione, sempre con lo stesso metodo ed ad opera degli attori in scena, di un mappamondo per individuare le zone del conflitto, o la gigantografia di un plastico minuto su cui vengono posti un fiume di plastilina, dei soldatini di plastica e una casetta giocattolo per simulare il campo di battaglia, o la proiezione della sola vibrazione di un foglietto di carta che collo strepito del suono diventa preannuncio di fragore e di morte. I soldati britannici parlano in inglese, quelli argentini in spagnolo: i soprattitoli traducono sia l'uno che l'altro e non causano disagio nel pubblico, ma arricchiscono e costruiscono il tono, il sentore delle due diverse culture e dei differenti punti di vista. Le canzoni delle rispettive patrie e gli inni patriottici si infrangono contro l'amore argentino per i Beatles che si ripercuote nella scena dove un soldato argentino morente tra le braccia di un soldato della regina, tenta di comunicare in inglese col suo nemico. La batteria dei Beatles in scena diventa anche arma per sottolineare la rabbia dei sentimenti e la frustrazione.
Uno spettacolo quindi ben lontano dalla spettacolarità così ricercata per intrattenere gli spettatori e riempire i teatri. Uno spettacolo che si impone per il suo discorso chiaro di denuncia della guerra che è contrastata dall'umanità e fragilità del soldato, uomo comune.
Lo spettacolo, nato per il festival di Brighton nel 2016, ha girato teatri e festivals in Gran Bretagna ed in alcuni paesi d'Europa. E in Italia?

Beatrice Tavecchio

Ultima modifica il Lunedì, 27 Novembre 2017 10:37

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