mercoledì, 16 gennaio, 2019
Sei qui: Home / Attualità / DAL MONDO / La Redazione
La Redazione

La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

Martedì, 04 Dicembre 2018
Pubblicato in Sinopsi testi

AVVISO DI CHIAMATA
di Dino Di Moia

Ubaldo Milani ha una straordinaria capacità che mostra già da bambino: pronosticare la data esatta della morte di ognuno, dote che gli procura numerosi problemi durante l'infanzia. Finiti gli studi, Ubaldo diventa ingegnere e progetta macchinari innovativi che sono costantemente rifiutati dalle aziende produttrici. Anche in questo campo il ragazzo mostra doti straordinarie, ma le sue abilità sono troppo avanzate e l'industria farmaceutica sarebbe penalizzata finanziariamente se mettesse in pratica le sue invenzioni. Precauzionalmente, l'establishment lo isola mediante accuse false e nella banca dati dell'Interpol Ubaldo viene inquadrato come sospetto terrorista. Trovatosi quindi disoccupato, e dietro consiglio dell'attivissimo padre, ritorna a sfruttare il superpotere che aveva sfoggiato da piccolo, ossia quello dei pronostici mortuari. Ubaldo si iscrive a un circolo di anziani, dove dapprima mostra di azzeccare la data di diversi funerali e successivamente si propone come Mago, ossia come colui che non solo prevede, ma può anche posticipare l'ultimo passaggio. Qualcosa va storto e Ubaldo finisce in galera, con una lunga pena pari a 7 anni. Durante la permanenza in carcere studia medicina, e nel momento della liberazione decide di utilizzare solo le sue capacità di ingegnere, creando una nuova macchina straordinaria che appare utilissima per il Servizio Sanitario Nazionale. Qualcosa di meno innovativo rispetto agli inizi, ma certamente più concreto. Questo apparecchio, a prima vista di facile realizzazione, procura guadagni milionari ad Ubaldo Milani e la Corte dei Conti. prudentemente, procede alla denuncia penale. Troppi soldi per qualche circuito elettronico, che ci sia sotto altro? E' così che ha luogo il processo giudiziario. I protagonisti sono un Giudice Supremo, una Pubblica Accusa insistente e zelante, e come difensore stavolta Ubaldo sceglie il migliore avvocato che ci possa essere per un essere umano: il proprio genitore. Il quale, anche se non possiede la laurea in Legge, ha un lungo passato da contrabbandiere e quindi è esperto di processi e galere. Non a caso, mostrerà spirito di iniziativa e tanta perspicacia, le quali suppliranno alle sue carenze in materia legislativa e porteranno alla sospirata assoluzione dell'ingegnere Ubaldo Milani.

Martedì, 04 Dicembre 2018
Pubblicato in Sinopsi testi

CATERINA LA TYGRE
di Luciana Guido

Sul palco si avvicendano due attrici che impersonano Caterina Sforza, signora di Forlì, in momenti diversi della sua esistenza: una Caterina anziana si alterna ad una più giovane nei flashback in cui si presentano gli episodi più salienti della sua esistenza a Roma e a Forlì. La scena principale si svolge a Firenze, nel 1504, nel salotto della villa medicea nella quale Caterina, poco più che quarantenne, ha trovato rifugio dopo aver lasciato le segrete di Castel Sant’Angelo, dove era stata a lungo prigioniera di Papa Alessandro Borgia. La sconfitta infertale da Cesare Borgia, figlio del Papa, l’ha privata della signoria di Forlì ed ora nel contenzioso con il cognato Lorenzo de Medici, oltre a ciò che resta dei suoi beni,Caterina rischia di perdere la tutela di Giovanni, il più piccolo ed il più amato tra i suoi figli, nato dall’amore profondo per il suo terzo ed ultimo marito, Giovanni de Medici. Caterina sta raccontando a Bianca Bona, sua ancella ed accolita, un fatto avvenuto vent’anni prima: la sua resistenza a Castel Sant’Angelo, dai cui spalti, armi in pugno, aveva tenuto sotto scacco Roma e l’esercito dei vescovi prima di essere costretta alla resa. Viene introdotto Frate Nicola, illustre rappresentante della curia romana, entrato a più riprese nei momenti cruciali della sua vita. Il frate si dichiara preoccupato per la salute di Caterina e le fa pressione perché confessi i peccati di cui si è macchiata nel suo burrascoso passato. Sotto la quieta apparenza delle buone maniere, tra i due s’innesca una tensione crescente, una lotta senza risparmio di colpi nella quale i due contendenti rievocano i momenti salienti della vita di Caterina: lo stupro che ha subito all’età di dieci anni ad opera del primo marito, lo sfarzo della vita romana, l’ eroica resistenza dagli spalti della Rocca di Ravaldino, a Forlì, quando Caterina ha mostrato la vulva ai nemici che volevano sottrarle la signoria dopo averle assassinato il primo marito, la passione carnale per il secondo consorte, la rabbia violenta e sanguinaria dopo il suo assassinio ed infine l’amore pieno e totale per Giovanni, il suo terzo ed ultimo marito, che è spirato tra le sue braccia, e lo strazio provocato da questa perdita. Caterina rivela al frate di essere convinta che dietro a questa morte, così come a molte altre delle sue sventure, si celi la longa manus di un nemico insidioso che si nasconde nell’ombra: confessa il suo desiderio di vendetta e chiede l’assoluzione per questo peccato. L’altro protagonista della scena è un liquore preparato da Caterina, che è esperta erborista. La duchessa lo offre a più riprese al frate e lei stessa ne beve un po’ per vincere la resistenza del prelato, il quale in un primo momento appare molto restio a servirsene ma se ne dimostra poi entusiasta e ne accetta in dono due ampolle, una per sé ed una per Papa Alessandro. Il frate si congeda subito dopo e Caterina dichiara a Bianca Bona il suo disprezzo per quell’essere immondo, nel quale identifica il nemico occulto che ha tessuto le trame della sua rovina, inclusa la morte di Giacomo, e che ora ritiene connivente con suo cognato Lorenzo. La scena si conclude con Caterina che si allontana con Bianca Bona; si stanno recando nel laboratorio dove Caterina conduce i suoi “experimenti” : prepareranno un vaso di unguento per Isabella d’Este, che le ha allertate circa l’arrivo del frate Nicola, ma vogliono soprattutto verificare gli effetti di un veleno lento e potente sui topi che tengono in gabbia.

Martedì, 04 Dicembre 2018
Pubblicato in Sinopsi testi

SCUOLA TEATRALE - DUE OCCHI NERI
di Aldo Manfredonia

L’ambiente è quello di una scuola teatrale dove giovani aspiranti interpreti si esercitano su temi in cui il canovaccio è solo indicato in maniera generica. 
Saranno loro a riempire di contenuti la trama appena accennata e a dare anche svolte originali alla narrazione teatrale. E’ presente il conduttore che funge da guida e anche alcuni ragazzi/e che possono intervenire non per commentare o per fare personalismi ma solo per aiutare gli interpreti nella loro opera. Oggi l’argomento tratta di una giovane donna che in seguito a una relazione sfortunata con un uomo incontrato per caso diventa oggetto di una persecuzione condotta in maniera diabolica e che la porta a parossismi di disperazione.
Come andrà a finire? Tutti cercheranno di darle un contributo per aiutarla a uscire da questa situazione . Ma l’impresa appare difficile se dall’altra parte c’è la costituzione mentale di uno psicopatico.

Martedì, 04 Dicembre 2018
Pubblicato in Sinopsi testi

LA SALA D'ATTESA
Dramma in due atti sulla violenza contro le donne
di Stefania De Ruvo

Quando si parla di violenze sulle donne alcuni pensano che si tratti di una divisione inutile della violenza. Io credo che la violenza sulle donne abbia una “peculiare” unicità. Femminicidi, stupri e violenze domestiche hanno una caratteristica comune che si fonda sul rapporto tra uomo e donna e che vanno oltre le inclinazioni violente del singolo. E’ e rimarrà una violenza di genere. La sala d’attesa è una sorta di limbo dove un gruppo eterogeneo di donne si ritrova ad aspettare sempre qualcosa di diverso, non avendo consapevolezza di dove si trovano. Tutte queste donne sono state vittime della violenza degli uomini fino ad arrivare all’estrema conseguenza: la morte e rimarranno nel limbo fino alla presa di coscienza e all’attribuzione della colpa all’uomo in questione. Questo passaggio si otterrà con il ritrovamento della memoria. Infatti caratteristica comune di tutte le donne è l’assenza della memoria del proprio vissuto, chi solo degli ultimi giorni, chi di interi anni. L’uscita dalla sala d’attesa è il simbolo della liberazione dal senso di colpa e di responsabilità che accompagna e tiene imprigionate molte donne che subiscono violenza. La pièce è strutturata in dialoghi e monologhi. Questi ultimi, anche se riguardano la storia di donne diverse, vanno a formare un’unica successione, perché tutte le storie di violenza hanno caratteristiche comuni: l’inizio felice della relazione, il periodo di tensione ed infine la violenza. Durante lo svolgimento dell’opera le sei donne ricorderanno la loro storia raccontandola alle altre ed usando il tempo presente, perché rivissuta dalle protagoniste man mano che viene ricordata, senza essere contaminata dal ricordo finale della violenza.  La scelta di non dare un nome a queste donne è voluta per facilitare il processo di immedesimazione dello spettatore e per rappresentare il senso di smarrimento che si subisce con la violenza, infatti solo all’uscita dalla sala d’attesa le donne torneranno in possesso del proprio nome. Nel finale, uno spiraglio di speranza che queste tragedie possano, se non scomparire, almeno ridursi di numero.

Martedì, 04 Dicembre 2018
Pubblicato in Sinopsi testi
Tags

CONSIGLIO DI CLASSE
di Fiona Dovo

In una scuola superiore, quattro insegnanti si interrogano sull’assenza prolungata e ingiustificata di un’allieva particolarmente fragile. Durante il confronto di opinioni, contrastanti e pungenti, i professori ripercorrono gli ultimi momenti in cui la ragazza era presente a scuola: i rumori nei bagni della palestra, la sua richiesta di andare a casa, il compiacimento dei compagni…tutto lascia presagire a qualcosa di grave. I professori ipotizzano differenti scenari a seconda delle loro visioni, ma sarà un video pubblicato in rete a mostrare la realtà dei fatti: Ilaria è stata umiliata nei bagni da tre studenti mentre gli altri compagni di classe erano al corrente di quanto stava accadendo. Sale la tensione tra i personaggi i quali cominciano ad accusarsi a vicenda, fino a che il web torna a parlare mostrando un post della vittima in cui rivela di aver denunciato i maltrattamenti attraverso un tema in classe. Il professore di italiano nega di aver letto il tema , ma viene smascherato dai colleghi i quali lo reputano responsabile di omissione di soccorso. Sarà il gesto finale e insperato dei ragazzi a far tacere le accuse, l’aggressività, la frustrazione dei professori, anch’essi vittime e bulli, modelli inadeguati incapaci di gestire una generazione che si esprime attraverso il web.

Pagina 3 di 1002

Iscriviti a Sipario Theatre Club

Il primo e unico Theatre Club italiano che ti dà diritto a ricevere importanti sconti, riservati in esclusiva ai suoi iscritti. L'iscrizione a Sipario Theatre Club è gratuita!

About Us

Abbiamo sempre scritto di teatro: sulla carta, dal 1946, sul web, dal 1997, con l'unico scopo di fare e dare cultura. Leggi la nostra storia

Get in touch

  • SIPARIO via G. Rosales 3, 20124 Milano MI, Italy
  • +39 02 65 32 70

Questo sito utilizza cookie propri e si riserva di utilizzare anche cookie di terze parti per garantire la funzionalità del sito e per tenere conto delle scelte di navigazione. Per maggiori dettagli e sapere come negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie è possibile consultare la cookie policy. Accedendo a un qualunque elemento sottostante questo banner si acconsente all'uso dei cookie.

Per saperne di più clicca qui.