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Martedì, 20 Febbraio 2018
Pubblicato in Interviste

Charles Jude, francese nato a My Tho (pochi mesi prima della scomparsa dell'Indocina francese), dopo aver studiato al Conservatorio di Nizza con Alexandre Kalioujny, è entrato nel Balletto dell'Opéra di Parigi nel 1972, corpo di ballo che vede alla direzione Rudolf Nureyev nel 1983. Jude viene nominato Étoile nel 1977. Negli anni Settanta fu eccezionale interprete de L'Après-midi d'un faune di Vaclav Nižinskij, a seguire brillò nei grandi balletti di Nureyev, Balanchine, Lifar, Béjart. Nel 1996 ha assunto la direzione del balletto del Grand Theatre de Bordeaux (dal 1996 al giugno 2017). Sua sorella, Marie-Josèphe Jude, è una pianista classica. Primo ballerino nel 1975, ha vinto la medaglia di bronzo al Tokyo International Competition con Florence Clerc. L'8 luglio 1977 è stato nominato Étoile dopo il suo ruolo principale in "Ivan il Terribile" (cor. Yuri Grigorovich). La sua danza combina una fluidità felina (L'Après midi d'un faune, V. Nijinski) con la raffinatezza dello stile classico (Etudes, H. Lander) che lo predispose ai ruoli del principe. Dal 1978 al 1996, ha ballato i più grandi ruoli dei balletti classici (Giselle, e nelle versioni di Rudolf Nureyev: Lo Schiaccianoci, Lago dei cigni, Raymonda, Romeo e Giulietta, La bella addormentata, Cenerentola, La Bayadere, Don Chisciotte), e le opere dei Ballets Russes (Lo spettro della rosa, l'Après-midi d'un faune, Petrouchka...). Tra le sue principali partner ricordiamo Marcia Haydée, Claire Motte, Ghislaine Thesmar, Noëlla Pontois, Florence Clerc, Elisabeth Platel, Monique Loudières, Sylvie Guillem, Carolyn Carlson, Cynthia Gregory, Natalyia Makarova, Isabelle Guérin, Carla Fracci, Alessandra Ferri, Elisabetta Terabust, Maïa Plissetskaïa. Il suo repertorio ha spaziato anche nel neoclassico e nel contemporaneo con le coreografie di George Balanchine, Jerome Robbins, Anthony Tudor, John Cranko, Maurice Béjart, Paul Taylor, Merce Cunningham, John Neumeier, Jirí Kylián, Glen Tetley, Michael Clark, Carolyn Carlson, Louis Falco, Jose Limon, John Buttler ed altri. Ha partecipato regolarmente alle tournée di "Noureev and Friends". In qualità di danseur étoile è stato invitato a ballare con il Royal Ballet di Londra, le Ballet de l'Opéra di Vienna, il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano, le Ballet Royal Danois e sulle scene dell'Opera di Roma, Napoli, Berlino, Stoccolma, New York (M.E.T.). Professore al CNSM di Parigi, ha insegnato con Marika Besobrasova all'Académie de Danse di Monaco. Dalla sua nomina a direttore del Balletto de l'Opéra di Bordeaux nel 1996, Chalers Jude ha continuato la carriera di interprete (Petrouchka, Suite in bianco, I quattro temperamenti, Serenata, Il figliol prodigo, Icaro, La Pavane du More) e si è distinto per le creazioni coreografiche attraverso le riletture dei più celebri balletti come Schiaccianoci, Giselle, Coppélia, La Bella Addormentata, Il lago dei cigni, Don Chisciotte. Nel marzo del 2009 ha creato una nuova coreografia di "Roméo et Juliette". Charles Jude ha ricevuto il "Prix Nijinski" nel 1976 e il "Prix Lifar" nel 1988, è stato nominato "Chevalier des Arts et des Lettres" (1990), "Chevalier de la Légion d'honneur" (1996) e "Officier des Arts et des Lettres" (2001).

Gentile Maestro Jude, la sua carriera è talmente ricca ed affascinante che è quasi difficile elencare tutti gli eventi, le esibizioni e le collaborazioni. Da bambino si sarebbe mai aspettato un futuro così ricco di soddisfazioni artistiche?
Sinceramente, no!

Ma la danza è sempre stato il suo sogno o da ragazzino ambiva a qualche altra professione?
Da ragazzino desideravo diventare un pilota di Formula 1 o di Rally, una carriera con le macchine da corsa!

A quali maestri è più grato?
Al Maestro Alexandre Kalioujny, Rudolf Noureev, Serge Lifar.

Lei è nato ad My Tho, nell'Indocina francese, com'era vista la danza nel suo paese nativo?
A quei tempi in Vietnam non esisteva la danza classica. Adesso, grazie alla cultura francese, è arrivata non solo la danza classica ma anche quella moderna e contemporanea.

La sua formazione l'ha visto allievo presso il Conservatorio di Nizza con il M° Alexandre Kalioujny. Come mai la scelta è caduta su Nizza?
Mio padre era magistrato a Grasse, ma abitavamo ad Eze in Costa Azzurra, quindi quando i pomeriggi dovevo aspettare il suo rientro dal lavoro, per non lasciarmi solo, mi mandava da un suo amico che lavorava al Conservatorio di Nizza. Stavo seduto accanto al Maestro Alexandre Kalioujny a guardare le lezioni, per niente interessato alla danza. Poi un giorno il maestro mi chiese a cosa fossi appassionato ed io risposi all'atletica, così volle vedermi correre e saltare, e poi mi disse che la danza era fare tutto quello ma con i piedi stesi e le ginocchia stese, ma ancora non ero poi così coinvolto... Fu solo dopo aver visto assistito ad un balletto in teatro che iniziai a prendere lezioni con il Maestro!

Poi si è trasferito a Parigi ed è entrato nel Corpo di Ballo dell'Opéra di Parigi dando un grande impulso ed inizio alla sua carriera internazionale. Che tempi erano per la danza e qual è stato il suo impatto entrando in una delle più celebri compagnie del mondo?
La cosa che mi colpì di più, è che c'erano molti uomini, mentre a Nizza ero il solo, e che c'erano classi divise per maschi e femmine.

A quali produzioni di quei tempi è più legato e a quali coreografi tralasciando per il momento Nureyev?
La Giselle di Alicia Alonso, il Lago dei Cigni di Bourmeister. E poi ai coreografi contemporanei che sono arrivati in seguito: John Butler, Brian Mac Donald, Merce Cunningham, Carolyn Carlson.

Come per magia, poi arriva alla direzione Rudolf Nureyev. Mi racconta il vostro primo incontro?
Il nostro primo incontro è stato abbastanza casuale. Rudolf aveva una casa vicina ad Eze, e l'estate a volte veniva a Nizza a fare lezione con il Maestro Alexandre Kalioujny. Una volta gli chiese se ci fossero ballerini uomini, e lui rispose che c'ero soltanto io, ma in quel momento ero in vacanza sulla spiaggia di Eze. Così un pomeriggio Rudolf, insieme a degli amici, venne sulla spiaggia e chiese di me. Si presentò (io non sapevo nemmeno chi fosse) e mi invitò, insieme al M° Alexandre Kalioujny, ad assistere al suo spettacolo. Quella sera andai a vederlo, e iniziai a capire che forse il balletto poteva interessarmi davvero...

Oltre alle innate doti di Nureyev che lo hanno reso il "ballerino dei ballerini", a parte il divismo, l'adorazione del pubblico, secondo lei qual è stato il vero pregio di Nureyev a favore dell'arte del danza mondiale ed in particolar modo al ruolo maschile?
Rudolf ha cambiato l'abbigliamento, cosa molto importante. Lo ha reso più estetico, ha messo in evidenza le gambe del ballerino tagliando il costume sopra le anche. Ha poi introdotto variazioni maschili nel balletto, in modo da equiparare i ballerini alle ballerine. Prima di allora l'uomo era solo un partner. Ha inserito variazioni con difficoltà tecniche così elevate che solo i ballerini eccellenti potessero danzare. Ha inoltre rivisitato le scenografie del balletto russo di Petipa, rendendole meno barocche e più moderne.

Credo che l'incontro con Nureyev sia stato quello più importante e che ha segnato positivamente il suo percorso. La nomina ad étoile quando avvenne e per volere di chi?
Rudolf è arrivato alla direzione dell'Opéra nel 1983, mentre io sono stato nominato Etoile nel 1977 da Huges Gall su proposta di Raymond Franchetti, alla fine di "Ivan le Terrible" di Yuri Grigorovitch.

Lei una volta disse che Nureyev non ha semplicemente trasmesso le sue conoscenze ma ha personificato la scuola della vita per un ballerino. Quali erano, in breve, le sue quattro regole durante gli anni di direzione all'Opéra?
Disciplina, intransigenza, domandava la perfezione e voleva scorgere la "vita" dentro gli occhi del danzatore.

Ha danzato in coppia, tra le altre, anche con la nostra meravigliosa Elisabetta Terabust, da poco scomparsa. Com'è stato il lavoro in sala prove con la Signora Terabust e che magia si era creata in palcoscenico tra voi?
Quando io ballavo lei era già una grande stella, ma molto rispettosa. Dovevamo danzare "Giselle" all'Arena di Verona e avevamo due versioni diverse. Lei gentilmente mi chiese di farle vedere il ruolo della ballerina della versione di Lifar nel secondo atto, e poi disse che avrebbe eseguito quella. Mentre io avevo già capito che nel primo atto la mimica era molto diversa e quindi fui io a fare la sua versione. Abbiamo trovato una mediazione... La sua magia sul palcoscenico, secondo me, era anche dovuta al fatto che lei arrivava all'ultimo e rendeva tutto molto naturale!

In base alla sua esperienza, com'è attualmente lo studio della danza? Come si è evoluto l'insegnamento di quest'arte dai suoi tempi ad oggi?
L'insegnamento è diventato differente, perché la trasmissione è diversa. Ai miei tempi si lavorava con Maestri come Lifar, persone che avevano ballato quello che stavano insegnando. Ho conosciuto tutti i maestri, dall'epoca dei Ballets Russes... queste persone ora non ci sono più. Attualmente il diploma di Stato viene dato anche a persone che non hanno nemmeno ballato in compagnia, che sono usciti dalla scuola ed hanno iniziato ad insegnare. "La danza classica sta facendo fuori la danza classica", perché è troppo difficile! Oggi non puoi dire ad un allievo di fare in un certo modo... se è troppo difficile fa qualcos'altro. Prima si provava finché non si riusciva ad eseguire come il maestro desiderava. Quando vado ad assistere a uno spettacolo voglio vedere della Danza, quale che sia lo stile.

Quindi per tornare alla domanda, chi può ora trasmettere?
Chi ha il bagaglio dei balletti ballati in prima persona!

A suo avviso come si riconosce un buon maestro di danza? Quali sono le qualità (oltre all'esperienza e allo studio) che non possono prescindere da questa figura fondamentale nella crescita dei giovani allievi?
Dipende dal livello. Per i professionisti un buon professore è chi può trasmettere qualcosa che va oltre alla danza!

Maestro Lei ha avuto il piacere e l'onore di danzare al fianco di alcuni tra i più bei nomi del gotha internazionale della danza. Ora elenco alcuni di loro e lei associa un aggettivo o un ricordo particolare...

Marcia Haydée?
Umana, perfezionista.

Ghislaine Thesmar?
Leggerezza del movimento.

Noëlla Pontois?
La grande classe.

Monique Loudières?
Istintiva, lirica.

Sylvie Guillem?
Qualità straordinaria.

Carolyn Carlson?
Grande coreografa.

Natalyia Makarova?
Perfezionista.

Carla Fracci?
Grand Dame della danza.

Alessandra Ferri?
Emozionante.

Maïa Plissetskaïa?
Braccia sublimi.

Tra tutti i teatri del mondo in cui ha danzato, dove si è sentito più a casa, a parte l'Opéra di Parigi? E qual è secondo lei il pubblico più affettuoso e caldo nei confronti del balletto?
Tutti i teatri sono diversi. È l'artista che fa la "sua casa", è la sua anima che va in scena. Come diceva Robbins, la nostra casa è come la bolla all'interno della quale ci troviamo, un po' come nell'Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci. Riguardo al pubblico... sicuramente i giapponesi idolatrano i ballerini. Ma per vedere veramente reagire in modo caloroso un pubblico, quale esso sia, si deve donare qualità ed emozione!

Tra i tanti riconoscimenti che ha ricevuto alla sua splendida "arte" tra i più prestigiosi sicuramente le nomine a "Chevalier des Arts et des Lettres", "Chevalier de la Légion d'honneur" e "Officier des Arts et des Lettres". Onorificenze di altissimo valore, cosa hanno significato per lei e per tutti i sacrifici e il duro lavoro di una carriera?
Sinceramente sono dei grandi riconoscimenti e ringrazio, ma non sono così fondamentali per me. L'importante è sempre quello che posso trasmettere al pubblico!

Nel 1996 è stato nominato alla direzione del Corpo di Ballo del Grand Theatre di Bordeaux, esperienza da poco terminata. Ripensando a quegli anni cosa la rende orgoglioso della Sua Direzione?
Mi rende orgoglioso aver portato questa Compagnia ad altissimo livello, di aver potuto aiutare questa generazione ad attraversare il mondo con la sua arte.

Secondo lei tanti celebri coreografi, a partire da Nureyev, cosa hanno trovato nella sua tecnica di nobile danzatore tanto da fare la differenza con gli altri danseurs?
Non so... avevo qualcosa e i coreografi mi sceglievano!

Ad esempio Serge Lifar?
Lifar era esuberante, aveva un temperamento forte, una personalità rara nella danza. Non era solo un ballerino ma un uomo di teatro, un attore. Credo che la qualità dei grandi danzatori come Nijinsky, Lifar, Nureyev... era che non fossero solo ballerini, ma dei veri artisti. Di ballerini ce ne sono tanti, di artisti no!

Lei è stato direttore di diverse compagnie e Corpi di ballo oltre a maitre de ballet! Quali sono le maggiori difficoltà nel ricoprire tali cariche?
La cosa più difficile è lavorare con i ballerini, il lavoro nello studio è quello più impegnativo, perché devi trasmettere. Tanti fanno finta di sapere, ma non trasmettono nulla!

Secondo lei, oggigiorno, nel mondo maschile della danza esistono ancora pregiudizi, soprattutto a livello della danza classica?
Credo che esista ancora il pregiudizio, ma qualora ci sia passione vera, il pregiudizio sparisce.

Dovendo tirare una sorta di bilancio sulla sua invidiabile carriera, qual è il suo pensiero?
Penso di aver contribuito a rendere le persone felici.

Quali sono i ricordi più belli legati alle tourneé di "Nureyev and Friends"?
Troppi per elencarli (ride)...

Il periodo trascorso a Montecarlo da Marika Besobrasova quali stimoli gli ha donato in più... com'era Madame Besobrasova in sala?
Marika era una grande dama della danza, che ha formato degli splendidi ballerini che hanno poi avuto carriere internazionali. Spiegava molto, era una perfezionista; voleva che gli allievi avessero disciplina nella danza come nella vita. Era aperta all'evoluzione tersicorea, ma purtroppo si è fermata quando l'evoluzione è diventata troppo veloce (con l'avvento dei cellulari, dei PC, di youtube). Lei insegnava il metodo Vaganova e mi chiamò perché io portassi qualcosa di nuovo, trasmettessi altre cose!

Tre doti fondamentali per i giovani allievi che aspirano al professionismo nella danza?
Fisico / carisma / volontà!

Cosa gli piace ricordare della sua esperienza al Teatro alla Scala di Milano?
Oltre al fatto di calcare questo mitico palcoscenico, la cosa che mi ha colpito di più è che il Corpo di ballo era sempre accanto a me, e sempre molto gentile ed affabile!

In una carriera così improntata alla disciplina e al rigore, quali sono stati le maggiori difficoltà e i sacrifici?
L'unico sacrificio è stato quello di essere lontano dalla mia famiglia e soprattutto dai miei figli maggiori, perché in quel periodo viaggiavo sempre.

A breve sarà in Italia con un progetto di altissimo livello culturale. Il 28/29/30 giugno si terranno a Firenze gli Esami internazionali dell'Associazione Dance Project Charles Judes con il patrocinio della Fondazione Serge Lifar. La Giuria sarà presieduta da lei con Madame Helene Trailine e da altre personalità formate da direttori di Accademie e Compagnie. Un appuntamento per coinvolgere il maggior numero di scuole, italiane e non, per creare un evento all'insegna della qualità. Gli esami prevedono la presentazione di variazioni di repertorio scelte tra le coreografie dei maestri Lifar, Nureyev e Jude. Non un semplice concorso, ma un esame al quale i ragazzi possono partecipare in base all'età e al livello, al seguito del quale verrà rilasciato un attestato che permetterà di accedere all'esame dell'anno successivo. Gli esami si concluderanno con un Galà alla presenza di ballerini provenienti dalle maggiori compagnie europee. Mi vuole parlare nel dettaglio dell'interessante progetto?
Sono da sempre molto legato all'Italia e in particolare a Firenze, dove ho ballato e dove stavo per prendere anche la direzione del Maggio Danza nel 2002 (ero già a Bordeaux e non potevo lasciare l'altro incarico). In tutti questi anni sono tornato molto spesso ed ho lavorato con allievi di scuole che seguivano il metodo di Marika Besobrasova. In Italia ci sono molte scuole che curano l'insegnamento con grande passione e qualità, ma che spesso spingono i propri migliori studenti ad andare in grandi Accademie, magari all'estero. Quello che vuole fare l'Associazione, che prende il mio nome e di cui sono il direttore artistico, è quello di permettere agli allievi più promettenti di arrivare ad una preparazione tale che possa permettere loro di accedere direttamente al mondo professionale, senza dover necessariamente diplomarsi in una grande Accademia. Il progetto prevede per questo degli stage di perfezionamento e un appuntamento annuale con gli Esami Internazionali. Sono certo che questo evento darà nuovo impulso allo studio della danza di grande qualità, perché i maestri che parteciperanno potranno trasmettere agli allievi qualcosa di molto importante, la loro "arte"!

Maestro, Lei possiede ancora un "grande sogno nel cassetto" da realizzare in nome della danza?
Bisogna sempre continuare a sognare, a progettare, ad evolversi nell'arte della danza, a trovare nuovi talenti ai quali trasmettere la propria arte.

Per concludere, la danza ed il balletto cosa le hanno regalato di più grande e più bello fino ad oggi?
Credo sia l'amore degli altri; il ritorno di ciò che ho donato!

Michele Olivieri

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