sabato, 21 aprile, 2018
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Mercoledì, 14 Marzo 2018
Pubblicato in Sinopsi testi

PICNIC CON LA GRAMMATICA
di Fabio Sicari

La scena si rappresenta in un boschetto, con alberelli a forma di punti esclamativi e interrogativi, con rami e foglie e frutti costituiti di parole con doppio plurale o con doppio modo di scrivere e segni grafici (segni di punteggiatura, segni diacritici e altri segni tipografici), che rinviano ai primissimi fondamenti della grammatica italiana. Con questa commedia, Alfa e Beto, due giovani persone innamorate l’una dell’altro, a dirla tutta anche simpaticamente dispettosi, cercano di dare del tu ad alcuni semplici rudimenti della grammatica italiana. Senza volersi in alcun modo sostituirsi alle regole che s’imparano a scuola e sui testi scolastici, Alfa e Beto s’intrattengono in una goliardica scampagnata, durante la quale giocano con i suoni delle parole e con qualche piccolo precetto della lingua italiana. Lo scopo di questo particolarissimo picnic – se proprio gliene vogliamo trovare uno – è quello di avvicinarsi alle norme, a volte imbalsamate e atemporali, con lo spirito moderno: l’unica regola sempre giusta è il rispetto per le regole che cambiano.

Sabato, 25 Gennaio 2014
Pubblicato in Sinopsi testi

L'ILLUSIONE IN GINOCCHIO
Sinossi della commedia in atto unico
di Fabio Sìcari

Bastano pochi elementi scenici e il gioco è fatto. Il gioco di un processo celebrato in un tribunale vero e concreto: il tribunale della fantasia. Si dice che la realtà supera la fantasia, ma per una volta almeno i personaggi di questo atto unico sono talmente reali che non ci sarebbe nemmeno bisogno di immaginarli, tanto sono dentro di noi. Vivono in noi perché siamo noi. Ma tutto ciò che siamo noi, a volte, ci sfugge: o per indifferenza o per superficialità o per orgoglio.
E allora: la scena si rappresenta in un’aula di tribunale. Un Giudice molto anziano deve dirimere un’atipica controversia. L’Illusione ha citato in tribunale la Delusione per malsana presenza nella sfera dei sentimenti umani. L’insolita accusa trova il Giudice - unica autorità che presiede al processo - prevedibilmente disorientato, cosicché comincia a interrogare l’Illusione chiedendole di precisare la colpa per la quale la Delusione dovrebbe essere estromessa dalla sfera dei sentimenti umani. L’Illusione esemplifica alcune infamie ricevute dalla Delusione.
La quale Delusione, per scagionarsi, ricorre ad altrettanti esempi per dimostrare l’infondatezza del capo d’imputazione. L’essere umano - dice l’accusata - scivolerebbe senza dubbio nella peggiore alterigia se non fosse “ridimensionato e protetto” da qualche benevola delusione. La delusione mette un freno alle ambizioni, definisce una frontiera invalicabile, perché di là dal confine c’è l’inganno della mente e dei sensi. La delusione è uno scudo che protegge dai viscidi attacchi dell’illusione e del suo carico di abbagli e impressioni fuorvianti.
Al contrario - replica l’accusatrice - la razza umana si avvantaggerebbe d’ogni sorta di miglioria se spronata a tentare sempre e comunque le più incredibili conquiste nell’immensità dello scibile. La razza umana necessita di una buona dose di ardimento. Il coraggio è un’arte e l’illusione lavora per temprare l’animo umano. In modo diverso, il progresso conoscerebbe un clamoroso scacco matto. L’evoluzione della specie sarebbe duramente interrotta con implicazioni catastrofiche.
Di tanto in tanto, il Sostenitore Illusione caldeggia le teorie della sua “protetta”, il che provoca l’ira del Sostenitore Delusione. E viceversa.
Al termine del dibattimento, il Giudice leggerà l’inoppugnabile sentenza.

Sabato, 25 Gennaio 2014
Pubblicato in Sinopsi testi

RUMORE
Sinossi della commedia in atto unico
di Fabio Sìcari

È un atto unico solo perché non ci può essere l’intervallo. Per tutta la durata della commedia, circa novanta minuti, non è previsto né il cambio di scena né una pausa sebbene breve. L’unica linea di demarcazione all’interno dello spettacolo è la luce. I primi venti-venticinque minuti sono “illuminati” e il pubblico può seguire le battute e il movimento scenico dei personaggi senza doversi immaginare nulla. Dopo questa prima fase della commedia, è il buio a farla da padrone.
Il palcoscenico è delineato da un ampio soggiorno su misura per una famiglia borghese composta di cinque persone. Mobili e libreria e mensole stanno alle pareti, senza particolari fissaggi. All’apertura del sipario, è importante l’ordine col quale i personaggi cominciano a dialogare: ANDREA, ISABELLA, UGO, TAMARA, OLGA. Tutti e cinque vanno a occupare, provenienti dall’esterno o già presenti in scena, vari spazi del soggiorno illuminato da luci forti, quasi fastidiose.
A un certo punto, lo scorrere litigioso della vita di una famiglia di provincia subisce una devastante interruzione. A rifare i connotati dell’esistenza ci pensa una violenta scossa di terremoto.
Per un’ora circa – ed è da questo momento che comincia la seconda fase della commedia – manca un bene prezioso: la luce. La paura costituisce lo scheletro di questo atto unico. La lotta per non lasciare anzitempo la vita è impietosa e scardina ogni normale equilibrio logico. Infatti fa irruzione lo spettro della chiaroveggenza e ciò giustifica l’ordine col quale i personaggi (come detto sopra) cominciano a dialogare. Si capirà il perché verso la fine dello spettacolo.
E non mancano nemmeno, per arginare la paura, battute ironiche, forse improprie ma necessarie ad assorbire, almeno in parte, il perdurante panico.
Il buio costringe i protagonisti a un lotta impari. Emergono storie del passato che, per negligenza o per falso pudore, erano state taciute. Mettersi a nudo, tuttavia, gioverà alla rigenerazione della coscienza individuale e collettiva. L’urlo per la sopravvivenza è servito.

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