martedì, 23 ottobre, 2018
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Mercoledì, 18 Maggio 2016
Pubblicato in Sinopsi testi

MANDELA LIFE
Terza parte della trilogia
di Emilia Ricotti

Mandela immobile, disteso, in silenzio, Walter in ginocchio accanto.
Non è la deposizione di Caravaggio. Stretto in una mano un telegramma, apre la mano e Walter nel più assoluto silenzio gliela prende e gli rimane accanto.
La morte di Thembi e della madre è il punto più alto dell'avventura dell' uomo e non c'è posto per mistificazioni di sorta e davanti alla predica becera del reverendo sulla riconciliazione, Eddie Daniels infuriato risponde: "ma reverendo lei sta predicando la riconciliazione alle persone sbagliate. "
E un implacabile Mandela smaschera, denuncia e accusa i latrati di Fourie e delle guardie ubriache davanti alla fila di detenuti nudi in una gelida notte d'inverno.
Ma a confortarlo a Robben Island tra gli sbuffi del vento e la luce accecante ci sono i pescherecci, le petroliere, i gabbiani che si tuffano in mare, le foche a cavallo sulle onde e l'andirivieni incessante dell'acqua che si infrange sulla scogliera dove i detenuti raccolgono le alghe viscide e verdastre impigliate sugli scogli e trasformano in un atelier all'aperto un lembo di scogliera battuta dai venti e l'immagine dei detenuti e delle guardie che banchettano seduti in cerchio sulla spiaggia, il profumo che si spande dal pentolone che gorgoglia, il gusto della zuppa di pesce sul palato, sono immagini che si scolpiscono nella mente come le sculture nate dai relitti per un'inattesa alchimia.
E anche l'addio a Robben Island che si allontana nella luce dorata del tramonto è doloroso.
E la magia di Mandela continua anche in un assolato terrazzo :Maggiore, mi servono sedici fusti vuoti.
-Che deve farne, Mandela? -
Devo tagliarli a metà e ricavare ampi vasi, mi occorre terriccio, semi ...
e Mandela con un cappello di paglia, con un paio di guanti e con le cesoie raccoglie delizie ed il suo orto prorompente è un'altra risposta al delirio del sistema. Ma siamo agli sgoccioli e il sistema capisce di essere dalla parte sbagliata della storia e Mandela in isolamento nelle sue tre stanze dove vive come in una baita sull'Himalaya comprende che la violenza deve essere fermata, da una parte e dall'altra e le condizioni concordate e rimbalza la voce: "Mandea ibero" e all'offerta di libertà risponde: "Quale libertà mi viene offerta se proprio i miei diritti di cittadino Sudafricano non sono rispettati?
Soltanto gli uomini liberi possono negoziare, i detenuti non hanno potere contrattuale.
La mia libertà e quella del mio popolo non possono essere divise."
E a De Klerk controbatte: "un sistema oppressivo non può essere riformato, ma deve essere completamente abolito."
E l'immagine di de Klerk che dichiara: "il momento del dialogo è arrivato," e quella dello stesso De Klerk e di Mandela che brindano, suggella, settantacinque anni di lotta.

Mercoledì, 18 Maggio 2016
Pubblicato in Sinopsi testi

IO ERO, TUTTO DIVERSO
Emilia Ricotti

"Io ero, tutto diverso" Josef per raccontare Josef, una storia diversa, una vita trascorsa nelle stanze dei DIM, dei CIM, nei letti dei reparti blindati, dopo la legge 180, del maggio 78.
Il dramma di Josef ripercorre il lato oscuro dell'universo umano. "JOSEF Dottore lo vedi, terapia, terapia, (solenne) ora sono opera tua!
DOTTORE Che dici, sei crudele!
JOSEF (terreo) Io crudele tu che mi imbottisci di litio , di tavor,...e scartato come un terrorista, non ho il tritolo in cintura, ma scartato lo stesso!
E' questa la tua analisi, terapia, terapia, tu lo sai cosa penso, come mi sento, come mi vedo, dopo i soggiorni obbligati?
lo vedi il mio corpo in rovina?
Intorno a me la vedi la paura che cresce e mi allontana da tutti.
Che scrivi in cartella? Il carteggio che cresce, lo leggi? Ma io posso ricominciare da zero? Posso dirti che penso? Dottore ti detesto coi tuoi test del cazzo! Tu che vuoi indagare i miei brogli? lo sai quanti fili, quanti lacci, intricati come il mondo!
DOTTORE Intricati da prima!
JOSEF (terreo) Da prima lo so, ma ora di più.
Capire, capire dimmi è difficile questo?
DOTTORE Capire è difficile!
JOSEF (terreo) Mi vuoi dire perché?
DOTTORE Patologie, patologie, devastanti!
JOSEF (terreo) Dottore così scoppio! Mi capisci? Allora dimmi, dove va la mia vita? Mai pianure, sempre o in salita, o in discesa. Ma dimmi, la mia strada qual è? La mia casa qual è? Nelle stanze dei DIM, dei CIM, nei reparti stregati? Ma ti pare vivibile? La diagnosi giusta qual era? Tutto questo perché? Ma perché, proprio a me? Nel mio cervello cosa c'è che non va?
La dopamina mi manca? Ce n'è troppa da una parte e ne manca da un'altra?
Non c'è tempo, lo so si corre a duemila e capire vuole dire lasciare la giostra, scendere a terra e andare all'indietro, aspettare, smontare silenzi, e fidarsi, ma sai dottore, io di te non mi fido! Il mio cervello per te è top secret, vuoi studiare, capire, puoi solo spiare da un buco, breve pausa dopo vattene!
Ed io ero la vite spanata, che fa spanare le altre!"

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