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Mercoledì, 07 Febbraio 2018
Pubblicato in Interviste

Domenico Luciano nato a Napoli, diplomato alla Scuola di ballo del Teatro di San Carlo di Napoli nel 1999. Nello stesso anno, è invitato a far parte della "Deutsche Oper am Rhein" a Düsseldorf, Germania. Dopo aver ballato con diverse Compagnie in Europa, tra cui "Europadance" in Francia, "Maggio Danza" a Firenze, "Teatro dell'Opera" a Roma e "Teatro San Carlo" a Napoli, nel 2004 Luciano entra a far parte del "Tulsa Ballet" negli Stati Uniti, come Demi-Solista. Nel 2005 si unisce alla "Dominic Walsh Dance Theater" di Houston come Primo Ballerino. Il suo repertorio comprende molti ruoli classici, tra cui Romeo, Paride e Benvolio nelle versioni di Sir Kenneth MacMillan, John Cranko e Amedeo Amodio. Solor ne "La Bayadere", il Principe ne "Lo Schiaccianoci" e Albrecht in "Giselle", produzioni firmate da Derek Dean; "In the Night" di Jerome Robbins; Onegin in "Onegin" di John Cranko; "Ma Pavlova" di Roland Petit, Don Jose nella "Carmen" con il "Balletto Nazionale Cinese". Luciano eccelle anche nel suo repertorio contemporaneo, che comprende "La Valse" di George Balanchine; "Jardi Tancat" e "Without Words" di Nacho Duato; Orfeo in "Orfeo e Eurydice" di Carole Armitage. Con "Dominic Walsh Dance Theatre" ha eseguito "Pas de Dans" di Matz Ek, "Double You" e 27'52" di Jirí Kylián e il ruolo del Cigno Bianco nel pas de deux dal "Swan Lake" di Matthew Bourne, "Le Specter de la Rose", Principe Desiré ne "La Bella Addormentata", Tybalt in "Romeo & Giulietta", "L'Uccello di Fuoco" con Marie-Agnès Gillot (Etoile dell'Opéra di Parigi). In qualità di Ospite Internazionale, Luciano ha ballato in produzioni con il "Tulsa Ballet", "Ballet Quad City", "Sarasota Ballet Florida", "Atlanta Ballet", "Grand Rapids Ballet", "Balletto Nazionale Cinese", "The New National Theatre" di Tokyo e "Okaland Ballet". Luciano è inoltre invitato a vari festival nazionali ed internazionali. Nel 2003 ha ricevuto il premio "Leonide Massine" a Positano, Italia come "Best Dancer". Nell'ottobre 2008, Houston Press ha nominato Luciano come "Best Dancer". Inoltre è stato nominato in "Pointe Magazine" "Standouts: Le nostre 12 performance preferite del 2009". Nel 2010 ha ricevuto il "Premio Giovani Talenti" a Danzainfiera, Firenze. Nel 2013 entra a far parte del "Colorado Ballet" come Solista e nel 2014 viene promosso Primo Ballerino. Con "Colorado Ballet" partecipa alle produzioni del "Lago dei Cigni", "Cenerentola", "Petite Mort" di Jirí Kylián, "Serenade" e "Concerto Barocco" di George Balanchine, "Dracula" di Michael Pink e "Sogno di una notte di mezza estate" di Christopher Wheeldon.

Gentile Domenico, chi o che cosa è stato a farti decidere di scegliere la via della danza?
La mia prima esperienza con la danza è avvenuta attraverso mia sorella Rita, lei aveva solo cinque anni quando ha iniziato. Sono più grande di lei di due anni ma ho iniziato a studiare quest'arte a tredici anni. Ho impiegato un po' di tempo per esprimere questo mio desiderio. Non avevo mai visto un ballerino anche perché nella scuola c'erano solo ragazze.

Mi racconti il tuo periodo trascorso al San Carlo di Napoli?
Dopo aver studiato solo per sei mesi con Maria Rosaria Vitolo, l'insegnante di mia sorella, mi ha detto che avevo un grande potenziale ma lei nella piccola scuola purtroppo non poteva offrirmi una preparazione completa. Così mi ha suggerito di sostenere l'audizione per la Scuola di Ballo del Teatro San Carlo. Sono stato ammesso al terzo corso, con l'obbligo di frequentare quando potevo le lezioni del secondo e quarto al fine di recuperare in fretta gli anni persi in precedenza, avendo iniziato in tarda età lo studio. Il percorso alla Scuola di Ballo è stato un sogno meraviglioso che diventava realtà. Ho lavorato sodo, già a quattordici anni ero abbastanza alto e flessibile. Non avendo alle spalle i primi anni di formazione come base, ho sempre sentito il bisogno di dover recuperare, e per questo sono rimasto costantemente concentrato e diligente.

Mentre con la direttrice e già étoile scaligera, Anna Razzi?
La Sig.ra Razzi è una delle persone che faranno parte di me fino alla fine della mia carriera ed oltre. Mi ha riconosciuto tanto potenziale e mi ha sempre spinto a lavorare sodo, rispettandomi ed incoraggiandomi. Sono l'uomo e l'artista che sono oggi anche grazie a lei, la sua è stata un'influenza davvero importante e decisiva. Tante lezioni di vita, disciplina e stile oltre che tecnica!

Il ricordo più bello del giorno del Diploma?
Il ricordo più bello del giorno del diploma è stato alla fine dello spettacolo, esattamente un anno prima avevo lesionato il legamento al ginocchio. Dopo l'intervento chirurgico per la ricostruzione, sono stato in riabilitazione per sei mesi, poi finalmente di nuovo alla sbarra, non è stato facile, ma sei mesi dopo sono riuscito a danzare per il diploma, Solor in "La Bayadère". Una grande emozione, e una forte consapevolezza della mia passione e determinazione.

Hai attraversato il mondo della danza con varie esperienze. Dove trovi l'energia e l'equilibrio per intraprendere sempre nuovi progetti e cambiamenti?
Col passare del tempo, crescendo, viaggiando nel mondo e conoscendo tante persone provenienti da culture diverse, ho realizzato che la vita di un artista è sempre in bilico, in cerca di nuove ispirazioni, nuove idee, nuovi obiettivi e ostacoli da superare. Solo così c'è una crescita, uno sviluppo, e una evoluzione. Un artista è "condannato" alla perenne ricerca. Ho accettato molto presto questa condanna tanto da adorare infinitamente tale percorso!

Qual è stato il momento, fino ad oggi, nella tua carriera che non potrai mai scordare?
Sono tanti i momenti nella mia carriera che non dimenticherò mai. Mi ritengo fortunatissimo ed eternamente grato per aver scoperto questa immensa passione, e per aver avuto così tante opportunità. Dalle compagnie con cui ho lavorato, ai ruoli che ho ballato, alle fantastiche danzatrici con cui ho condiviso la scena... forse uno dei momenti più indimenticabili è stato la nomina a Primo Ballerino presso il "Colorado Ballet" che è avvenuta in scena al termine di uno spettacolo.

Come gestisci l'ansia pochi attimi prima di entrare in scena?
L'ansia mi prende davvero solo pochi attimi prima di entrare in scena. Ho imparato col tempo che la preparazione in sala per me è molto importante. Quando mi sento pronto, dopo un buon periodo di prove, non avverto eccessiva ansia. Ho fiducia nel lavoro svolto in sala e questo mi dona sicurezza.

Com'è stato il tuo primo giorno alla sbarra?
Il primo giorno alla sbarra è stato uno dei momenti più belli, intensi e felici della mia vita. Ero finalmente nel mio elemento naturale!

Tra tutti i tuoi maestri a chi va la tua più sincera gratitudine?
Impossibile rispondere a questa domanda. Sono tanti in maestri, direttori, coreografi che mi hanno formato e contribuito durante la mia crescita.

Quanto è cambiata l'arte della danza, specialmente quella classica accademica negli ultimi anni e qual è il senso dell'arte coreutica come valore aggiunto per la società odierna?
La bellezza dell'arte della danza è la tradizione che viene protetta e tramandata da centinaia di anni. Certo c'è un'evoluzione, una trasformazione, che si adatta a nuovi talenti, nuovi fisici e a un nuovo pubblico. Ma di base, il rigore e la precisione della tecnica sono tra le cose più fondamentali, a mio avviso. Grazie alla televisione, la danza è entrata a far parte della conversazione quotidiana, anche in ambiti dove precedentemente non se ne conosceva nemmeno l'esistenza. L'arte della danza è pregiata, richiede un gusto particolare, ma come ben sappiamo, a non tutti piace il caviale.

Quali ricordi conservi alla "Deutsche Oper am Rhein" a Düsseldorf?
La "Deutsch Oper" è starà la mia prima compagnia subito dopo il diploma. Anche la mia prima volta lontano dalla famiglia e fuori dall'Italia. Una compagnia con un repertorio molto vasto ed una stagione piena di produzioni. Ho realizzato prestissimo che non ero preparato emotivamente ad una full immersion nel mondo del lavoro. Non parlavo tedesco e il mio inglese non era fluente come lo è ora. Una serie di difficoltà, fuori e dentro la sala. Ho imparato tanto in un anno, ma forse ero troppo giovane, volevo rientrare in Italia.

Mentre al "Tulsa Ballet" negli Stati Uniti?
Tulsa Ballet è stata la mia prima compagnia negli Stati Uniti. Conservo un gioioso ricordo del lavoro fatto con il direttore artistico Marcello Angelini. Anche se avevo un contratto da Demi-solista, sono stato utilizzato in tutte le produzioni come Solista o Primo Ballerino. Durante la stagione con Tulsa Ballet c'erano due pezzi nel repertorio che erano nella mia lista di balletti da danzare durante la mia carriera, "Without Words" di Nacho Duato e "In The Night" di Jerome Robbins. Ho avuto la fortuna di ballare entrambi i pezzi. Grazie Marcello!!!

Perché poi hai scelto la "Dominic Walsh Dance Theater" di Houston?
Ho scelto "Dominic Walsh Dance Theater" perché ho sempre amato il repertorio contemporaneo. Come danzatore ho ricevuto critiche molto contrastanti tipo "troppo classico per danzare il contemporaneo" o "troppo moderno per danzare il repertorio classico". Che rabbia!!! Volevo solo danzare, danzare tutto in ogni stile. Così ho deciso dopo sei anni trascorsi in compagnie classiche che volevo aggiungere al mio bagaglio artistico un percorso più contemporaneo. Dominic Walsh possiede uno stile che in America definiscono "contemporary ballet". Una fusione di tecnica e linee classiche con un movimento più contemporaneo. Anche l'idea di nuove creazioni era del tutto entusiasmante. Far parte del processo creativo è sicuramente importante nella crescita di un artista.

Ed infine sei giunto a far parte del "Colorado Ballet", dapprima come Solista ed attualmente in qualità di Primo Ballerino. Cosa apprezzi della Compagnia e della direzione e come sintetizzarla in poche parole per chi non la conoscesse questa realtà?
Dopo otto anni con Dominic Walsh Dance Theater, ho deciso di rientrare in una compagnia con un repertorio più classico. Avevo ancora tanti ruoli in questa disciplina che desideravano danzare. Sapevo che dovevo muovermi in fretta, contro il tempo. Il repertorio classico è più difficile da gestire a livello fisico, sapevo che avevo ancora qualche anno davanti a me per affrontare questi ruoli accademici. Dopo una lunga ricerca, ho sostenuto un'audizione per il "Colorado Ballet", ed eccomi qui oggi, Primo Ballerino di una delle "top ten" Compagnie negli Stati Uniti. Una realtà in fase di grande crescita, artistica e finanziaria. Il direttore artistico Gil Boggs fa un lavoro eccellente, mantenendo l'integrità del repertorio classico, e gradualmente incrementando le produzioni con repertorio più contemporaneo.
Ti sei misurato con il gotha della coreografia internazionale. Con chi hai incontrato più difficoltà tecniche in sala prove?
Mi ritengo estremamente fortunato per aver avuto la possibilità di lavorare con artisti e coreografi di grande livello. Forse la difficoltà più difficile è stata 27'52'' di Jiri Kylian. Purtroppo non ho avuto l'onore di collaborare personalmente con lui. Quattro settimane di intenso lavoro per imparare un nuovo stile, un nuovo vocabolario, muovere il corpo senza nessun manierismo classico, mantenere una naturalezza nella postura anche nei momenti più tecnici senza tralasciare l'intenzione e l'origine dietro ad ogni movimento. È stato un momento di enorme umiltà e crescita nella mia carriera professionale.

Danza classica ma anche tanto contemporaneo. Come ti sei apprestato alle creazioni di due geni del calibro di Matz Ek e Jirí Kylián?
Danzare pezzi di grandi coreografi come Kylian ed Ek, è stato sempre un mio desiderio oltre ad una grande gioia ed onore. Mi hanno arricchito sia come danzatore che come artista. Ho affrontato il lavoro con rispetto e devozione, imparando tanto. Sono il danzatore che sono oggi grazie a queste esperienze. Due stili completamente differenti, i quali donano al danzatore la possibilità di utilizzare il corpo in modo diverso, dando sempre enfasi alla naturalezza e spontaneità dei movimenti... aspetto per lo più difficile nei ballerini classici che hanno un accurato controllo e precisione del movimento.

Mentre come ti sei approcciato al ruolo del Cigno Bianco dal "Swan Lake" di Matthew Bourne e cosa ti ha affascinato nell'eseguirlo?
Ho avuto la fortuna di lavorare personalmente con Matthew Bourne per il ruolo del Cigno Bianco. Un'esperienza fantastica. La fisicità del ruolo è molto particolare, e danzare a piedi nudi non è comunque facile. Matthew e i suoi assistenti sono stati alquanto generosi in sala prove. Dal primo momento mi sono sentito a mio agio nello stile e nel ruolo. Adoro danzare questo Pas de Deux e spero ci sia presto un'altra possibilità per riproporlo in scena.

Com'è stato ballare con Marie-Agnès Gillot, étoile dell'Opéra di Parigi?
Marie-Agnes Gillot un étoile, un mito!! Una creatura fantastica con tanta passione, forza, bellezza ed immaginazione. Dominic Walsh ha creato per noi una versione de "L'uccello di fuoco". Un tour de force di quarantacinque minuti. È stato incredibile vederla danzare per tanti anni e poi finalmente trovarmi in scena al suo fianco. La sua dedizione mi ha ispirato a dare sempre il meglio, accettando le sfide e mettendomi in discussione per imparare da tutti.

Cosa ti piace del "sistema danza" americano? Tu che hai ballato per diverse realtà statunitensi...
Forse la cosa che mi piace di più del "sistema danza americano" è l'organizzazione. Mi dona un grande senso di sicurezza avere tutte le informazioni in anticipo, dai programmi scelti per la stagione successiva, al cast, agli eventi. Tutto è organizzato con largo anticipo. "Colorado Ballet" si è spostato in una nuovissima sede da soli tre anni. Un edificio interamente costruito e disegnato per la compagnia. Noi danzatori veniamo trattati molto bene, dalla struttura delle sale, alle camere per pilates e fisioterapia. Tramite "Colorado Ballet" abbiamo un abbonamento annuale per una delle gym più attrezzate in Denver. Ci sono personal trainer che lavorano con noi, e ci aiutano a migliorare la forma fisica prevenendo gli infortuni. Mi piace che il nostro contratto sia annuale, abbiamo un meeting di valutazione ogni stagione per assestare la situazione. Credo sia importante per un danzatore dare il meglio quotidianamente, dopotutto nel nostro ambiente, ogni giorno è un'audizione.

Per un danzatore cosa significa accostarsi allo stile neoclassico di George Balanchine?
È importante per un danzatore essere versatile e capace di adattarsi a stili differenti. I balletti di Balanchine donano una più ampia libertà di movimento, mantenendo la forma della tecnica classica. Adoro lo stile di Balanchine, la musicalità e la dinamica delle frasi coreografiche le quali appaiono più intricate di quelle del repertorio classico puro. Ci sono tanti capolavori nel suo repertorio adatti a numerosi ballerini differenti tra loro.

Hai ballato in tre "Romeo e Giulietta" differenti, quello di MacMillan, quello di Cranko e quello di Amodio. Cosa differenzia uno dall'altro sotto l'aspetto tecnico ed espressivo?
Ho danzato in molte versioni di Romeo e Giulietta, interpretando ruoli diversi: Romeo, Paride, Tebaldo e Benvolio. Le varie versioni e i vari ruoli sostenuti mi hanno regalato la possibilità di approfondire la conoscenza del capolavoro di Shakespeare. Per ogni ruolo ho seguito un tipo di ricerca diversa infatti mi affascina da sempre la preparazione ed i lavoro su parti teatrali. Le versioni di Cranko e MacMillan con musica di Prokofiev, sono difficili tecnicamente ma di grande bellezza ed armonia soprattutto nei Pas de deux. Le versioni di Walsh e Amodio appaiono di grande teatralità. Nella versione di Walsh ho interpretato il ruolo di Tebaldo. Ho dovuto anche recitare del testo in scena, ero entusiasta all'idea, ma anche intimidito. Per la preparazione abbiamo lavorato con attori professionisti del teatro Shakespiriano che ci hanno aiutato nella dizione e nell'accento. Un'esperienza interessante e di grande crescita artistica. Nella versione di Amodio ho interpretato Romeo adorando questa versione. I Pas de deux sono difficilissimi, ma la soddisfazione artistica è grande. La struttura del balletto appare particolare, la musica è firmata da Berlioz e c'è una voce narrante dal vivo che rende il tutto assai intrigante. La combinazione di tanti elementi, mi ha portato alla scena finale del balletto con svariate emozioni, autentiche e forti. Una delle sensazioni più belle, è l'essere in scena e non dove recitare, ma essere, e provare dal vivo emozioni vere.

Per concludere caro Domenico, fino ad oggi nella tua vita, cosa ti ha regalato di più bello la musa Tersicore, protettrice e musa della danza?
Sono eternamente grato alla Dea Tersicore per avermi scelto. Mi ha donato tante gioie, soddisfazioni, lezioni di vita, avventure ed incontri che mi arricchiscono ogni giorno. La possibilità di utilizzare questo meraviglioso dono, che è il mio corpo, in una maniera non comune ed inoltre poter condividere con il pubblico una delle più antiche arti che ancora oggi sopravvive in tutto il suo splendore.

Michele Olivieri

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