martedì, 27 giugno, 2017
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Marche Teatro fra sguardo internazionale e legami territoriali. Conversazione col direttore Velia Papa a cura di Nicola Arrigoni

Velia Papa Velia Papa

Marche Teatro coniuga attenzione ai territori e sguardo internazionale, tradizione e innovazione: parole chiave che non sono slogan, ma sono la sintesi di una storia che parte dallo stabile marchigiano e approda al consorzio Marche Teatro, come spiega il direttore, Velia Papa: «Marche Teatro è un consorzio che ha federato, più organismi teatrali della regione Marche: la Fondazione Le Città del Teatro, già riconosciuta teatro stabile pubblico, l'Associazione Inteatro, e la cooperativa Teatro del Canguro, in precedenza riconosciuti, rispettivamente, Stabile di Innovazione e Stabile per l'infanzia. Il Ministero Per i Beni e la Attività Culturali e il Turismo ha riconosciuto la peculiarità del progetto e lo ha sostenuto nel 2014 con il riconoscimento di Stabile Pubblico».

Una realtà complessa e articolata in cui l'esperienza dello stabile marchigiano e del festival di Polverigi sono un patrimonio importante.
«Lo sono e il nuovo consorzio Marche Teatro si pone in continuità e sinergia con queste esperienze, con in più l'acquisizione di strutture e sale importanti nella città di Ancona. Marche Teatro dispone attualmente di quattordici spazi teatrali direttamente gestiti tra cui il Teatro delle Muse di 1.200 posti, per un totale di 3.100 posti disponibili».

Tutto ciò come si sposa con le clausole fissate da Decreto Franceschini che sta cercando di imbrigliare una realtà teatrale che a tratti sembra più avanti di una norma che si vorrebbe innovativa?
«Noi dovremmo rientrare pienamente nei cosiddetti Teatri regionali di interesse culturale, abbiamo oltre 10.000 giornate lavorative al nostro attivo, il personale è di circa una trentina di persone cui vanno ad aggiungersi gli scritturati. Produrre e coprodurre per una realtà come Marche Teatro è una tradizione che guarda non solo all'Italia ma anche all'estero. Proprio in questa stagione abbiamo introdotto spettacoli in lingua, nella convinzione che il pubblico possa e debba abituarsi a una comune koiné del teatro che va oltre l'idioma nazionale».

Marche Teatro oggi e lo Stabile delle Marche da sempre portano le loro produzione un po' in tutta Italia. Una buona prassi che rischia di essere castrata dai limiti posti dal decreto Franceschini. Come vi regolerete?
«Continueremo a girare, le tournée nazionali e internazionali, penso al successo che un artista come Alessandro Sciarroni sta ottenendo in tutta Europa, sono importanti non esclusivamente per far conoscere il nostro lavoro di produzioni, ma anche per reperire risorse, per sostenere Marche Teatro, al di là dei finanziamenti e degli sponsor».

Sembra di capire che il nuovo quadro normativo non solo non innovi, ma limiti la realtà esistente ...
«Mi limito ad osservare che molti degli aspetti che la norma indica sono già realtà consolidate, come quella delle coproduzioni o dell'attenzione ai territori».

Cose che Marche Teatro fa da tempo?
«Esatto. L'anima produttiva di Marche Teatro si coniuga all'attenzione al territorio e a una programmazione che vuole stanare il pubblico piuttosto abitudinario della prosa con commistioni di linguaggi, sguardi internazionali, apertura decisa al contemporaneo».

Anche se nella storia dello stabile marchigiano, oggi Marche Teatro, sono passati importanti registi ed attori italiani.
«Basta credo fare un nome su tutti: Carlo Cecchi che da sempre è con noi, un maestro del teatro italiano che coniuga in sé tradizione e necessità, urgenza di innovare e rinnovarsi. Da qualche anno produciamo Arturo Cirillo in questa stagione presente sulle scene italiane con Scende giù per Toledo di Giuseppe Patroni Griffi. Fra le realtà che produciamo mi piace citare: Marco Baliani che per noi ha concepito Trincea, la Compagnia Musella/Mazzarelli con La società e il nuovo spettacolo, Le strategie fatali, Mattia Torre con 456, Giacomo Ciarrapico con Stare meglio oggi e la coproduzione insieme a molti partner internazionali di Aurora, la nuova creazione di Alessandro Sciarroni. Inoltre Marche Teatro promuove sul territorio nazionale anche compagnie straniere organizzando in Italia le loro tournée. Nel 2014 ha proposto in quattro città italiane tra cui Roma e Ancona la compagnia inglese imitating the dog con una suggestiva e visionaria versione di Addio alle armi di Ernest Hemingway. Oltre al il performer Glen Çaçi con lo spettacolo KK / I'm kommunist kid e al Collettivo 7 8 chili con i due spettacoli A play e Job. L'attenzione al contemporaneo e ai diversi linguaggi dello spettacolo dal vivo sono non meno determinanti nel progetto artistico di Marche Teatro».

In che senso?
«La danza ha una sua programmazione specifica, ma non solo cerchiamo di rompere lo schema delle stagioni tradizionali, nella convinzione che il pubblico per crescere e assumere consapevolezza abbia bisogno di stimoli e a volte di essere spiazzato».

In che modo?
«Faccio un esempio. Abbiamo organizzato full immersion di ventiquattro ore dedicate alla danza contemporanea. Abbiamo proposto ai nostri spettatori per un giorno di immergersi nel mondo della danza, offrendo nell'arco di ventiquattro ore occasioni di spettacoli, masterclass, seminari, momenti performativi. La stessa cosa vorremmo fare quest'anno col teatro».

Produrre non basta, bisogna coltivarsi un pubblico?
«Dopotutto è l'altra metà indispensabile e importantissima della comunicazione teatrale. Senza pubblico non c'è teatro. Per questo lavoriamo molto sul territorio, nella consapevolezza che l'energia che offrono le produzione in termini di creatività e svelamento di nuovi linguaggi ed estetiche debba contagiare e coinvolgere anche il pubblico».

Questo come si realizza?
«Si tratta di radicare ancora di più il lavoro sul territorio facendo sì che nei cittadini si rafforzi l'idea della necessità del servizio teatrale, della sua profonda utilità sociale. Abbiamo oltre 2000 abbonamenti e un pubblico eterogeneo con un buon incremento di giovani. Marche Teatro propone per la programmazione 2014/15 ben 52 appuntamenti per 95 serate di spettacolo tra prosa, danza, teatro contemporaneo e musical nei teatri di Ancona e Jesi che raccolgono il meglio dell'offerta del panorama nazionale tra testi classici, registi riconosciuti e grandi interpreti e alcuni dei gruppi più significativi della nuova scena aprendo, per la prima volta, una finestra anche ad alcune compagnie internazionali. Una sezione di lavoro è anche dedicata al teatro ragazzi con sessantaquattro appuntamenti nei teatri della città e nelle scuole. Il totale delle serate di programmazione all'interno dell'area vasta di Ancona supera le 150 repliche. A fianco di programmazione e produzione c'è poi una forte attenzione al teatro sociale, sia nella proposta di spettacoli per i ragazzi che in veri e propri interventi teatrali in luoghi socialmente difficili, nella convinzione che il linguaggio della scena possa rappresentare uno straordinario collante sociale».

Non meno importante è la possibilità per Marche Teatro di ospitare in residenza artisti grazie alla struttura di Villa Nappi...
«Il Comune di Polverigi ha deciso di recuperare questa splendida villa, sorta su un convento benedettino, e farne una residenza con undici stanze e spazi produttivi. Nel corso degli anni a Villa Nappi sono passati i più importanti artisti del teatro contemporaneo. Si tratta di una struttura che permette agli artisti di creare, di avere i tempi e spazi adatti per costruire i loro spettacoli, ma anche azioni performative. Si è trattato di un investimento importante per il Comune di Polverigi, una risorsa per la comunità e oggi uno spazio importante nella politica artistica e produttiva di Marche Teatro. Tutto questo si nutre di una convinzione che il teatro sia una risorsa per l'intera comunità, che rappresenti un'occasione di crescita per tutti».

Ultima modifica il Giovedì, 29 Gennaio 2015 10:40

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