lunedì, 26 giugno, 2017
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Intervista a Emmanuel Gallot-Lavallée di Sara Bonci

Emmanuel Gallot-Lavallée Emmanuel Gallot-Lavallée

Emmanuel Gallot-Lavallée è un clown di professione, scrittore, pittore e soprattutto insegnante dell'arte clownesca. Si è formato a Parigi presso la scuola di Jacques Lecoq, di cui è diventato assistente nel 1981. Ha insegnato nella scuola Teatro Dimitri in Svizzera, ha fondato a Roma il Circo a vapore, oggi Scuola Internazionale di Teatro, e l'École des clowns. Dirige molti seminari e laboratori teatrali, insegna nella Scuola nazionale comici Massimo Troisi a Firenze e nel Circo d'Abruzzo. La sua poetica consiste nell'essere, cercando dentro di sé, il proprio clown.

Che legami esistono tra il clown e la filosofia?
Se il clown si lega alla filosofia? Sì, per me sì, ma non è affatto obbligatorio. Ho scritto un ultimo libro Pellegrinaggio di un clown, Editori Riuniti, che parla di ciò. Il clown, per me, è il ritorno all'innocenza ed è piuttosto questo che cerco. Cambia tutto ed è sì... molto filosofico... ricerca intorno al clown quindi come un interrogazione sul mondo, riflessione a volte saggia sulla non saggezza del mondo. Il fatto di guardare con innocenza dà a chi pratica questo sport (!), la possibilità di riscoprire il mondo, i suoi meccanismi per guardare al di là della linea dell'orizzonte.

Emmanuel Gallot-Lavallée

E tra il clown e la morte?
Vivere è morire a ciò che sappiamo, come diceva Krishnamurti e mi lego molto a lui. Il gioco clownesco non lascia traccia e nessuna memoria e questo dà all'uomo la possibilità di riscoprire incessantemente il mondo. Vivere e morire sono legate, l'arte è riscoperta, ritorno alla luce, nessuna memoria, quindi tutto è nuovo. Non ci può essere un "nuovo" se un ieri non muore. "Domani è un altro giorno" diceva il film americano (Via col vento), non è affatto così: se domani è un altro giorno tutto si ripete, domani non esiste per me, solo l'eterno adesso, mutevole come le nubi ovviamente... Perciò il mondo è in crisi, perché la gente non vede che ripete se stessa... in un assurdo e tragico gioco delle parti.

Che differenza c'è tra il clown e l'attore che recita di essere un clown?
L'attore fa il clown, interpreta il personaggio goffo e sa di essere un attore, il suo personaggio non è nulla. Nella vita invece cerco sempre un ponte tra arte e vita, clown interpretato e clown-innocente. Vivo in primo grado, sono il clown anzi. Ne faccio ancora a meno: tengo del clown il suo aspetto di sconfitta e di curiosità, tralascio le vesti, voglio liberarmi di tutto per tornare – libero di me innocente, via le scarpe lunghe, il naso rosso – al primo stupore. L'arte e la vita si congiungono, l'arte anticipa ciò che noi potremo vivere tra duecento anni. L'artista è un angelo caduto male: parla di un infinito e lo vive (forse) nel tempo breve della sua opera. Ma io non voglio fare un quadro come Van Gogh, voglio rompere la tela, dare spazio e quel pennello deve proseguire il suo cammino al di là del quadro. Il teatro (o l'assenza del teatro) non ha fine. Non si tratta di "giocare" intendiamoci, ma di tornare ad uno stato particolare su cui mi è difficile ora esprimermi.

Emmanuel Gallot-Lavallée

Quello del clown che quando esce dalla pista è triste è solo un luogo comune?
Il clown è triste? No, non credo proprio, ma io sì purtroppo! Trovo difficile vivere, sopravvivere. Scrivo un libro sull'infanzia ora, in francese, che si chiama Quando sarò grande sarò piccolo, perché trovo che il mondo è infernale ed è terribile essere nato! La gente (secondo me) non vede l'inferno perché è sciocca. Detto questo, la sofferenza costringe un uomo ad evolversi, a tendere verso il bene, quindi verso la spiritualità... Il clown, come certi quadri, tende verso la luce, almeno questo è il significato dell'arte... o dovrebbe esserlo... Ora il mio sentiero abbandona il clown e parlo sempre di più di innocenza poiché parlare del clown significa comunque parlare di teatro: a me interessa la luminosità delle cose, la creazione del respirare. La sofferenza però svanisce quando un uomo si semplifica e muore al proprio passato. Il mio cammino è incompleto, ma tendo a questo... un giorno si vivrà il passaggio tra l'arte del clown e la mistica. Saremo tutti saggi!

Ultima modifica il Lunedì, 05 Maggio 2014 22:59

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