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Intervista a Claudio Collovà direttore artistico della XXX edizione delle Orestiadi di Gibellina di Filippa Ilardo

Claudio Collovà Claudio Collovà

Gibellina è una deriva, una spaccatura, una ferita, profonda come la terra quando si apre per sprigionare la sua potenza, a scaraventare fuori dalle viscere le radici che prima nutriva. Gibellina è un tentativo di ricucire quello strappo attraverso il processo artistico in tutte le sue manifestazioni e linguaggi.

"Qui l'arte è inevitabile..." queste la parole del regista palermitano Claudio Collovà, direttore artistico delle Orestiadi, Festival teatrale di grande importanza giunto alla sua trentesima edizione.

Il libro di Hillman da cui ha appena sollevato lo sguardo ci rimanda a quello spirito che soprintende ai luoghi, a quella consapevolezza di un daimon, che sia vocazione o destino che rappresentano l'anima profonda, inestricabile di ogni terra.

Tanto più se il luogo in questione è Gibellina, luogo della catastrofe e della rinascita, eppure sempre luogo di contraddizioni tra le rovine di un mondo e le macerie dell'abbandono, tra la forza distruttiva della natura e la necessità costruttiva dell'uomo.

A colmare questo vuoto solo la memoria del passato è capace di rifondare il presente e aprire la storia a possibilità inattese.

"Quest'anno, attraverso gli spettacoli, si percorre un'indagine sulle amnesie, gli oblii, le rimozioni che creano vuoto e ulteriore distruzione. L'arte è un invito a sentire il tempo, essa mostra il tempo vero, al di sopra degli accadimenti, il tempo che non rovina su se stesso, che non porta disastro, ma salvezza. L'arte è la possibilità di non scambiare l'essenziale col transitorio, di non archiviare il passato, ma di afferrare una conoscenza più profonda delle cose, del mondo e della vita stessa. Grazie all'Arte, il passato, che altrimenti sarebbe condannato alla distruzione, viene fissato."

In trenta anni sono passati da questo Festival centinaia di artisti, registi, attori, nonostante ciò, le risorse economiche si sono sempre più assottigliate.

"Prima le Orestiadi erano anche centro di produzione da cui partivano progetti, residenze, laboratori che arricchivano il territorio. Tutto questo non è più possibile perché le risorse non lo permettono. Anche se a Novembre partirà un progetto su Emilio Isgrò, e la sua opera L'Odissea Cancellata. A Dicembre invece verrà inaugurata la mostra Islam in Sicilia, presso il Museo delle trame mediterranee, diretto da Enzo Fiammetta."

Eppure il Festival è riuscito sempre a mantenere una forte identità, una specificità che lo rende unico rispetto a tutte le altre manifestazioni dell'Isola.

"La specificità di questo festival è l'attenzione al Contemporaneo. Ma, paradossalmente, la parola contemporaneo finisce per significare qualcosa che sta fuori dal proprio tempo, o che dal proprio tempo non viene fagocitato. Il tempo, le mode, la tendenza possono costruire un agio, una comodità cui adattarsi e sentirsi protetti. L'artista vero è quello che ha il coraggio di sfidare il proprio tempo, di attraversarlo, di andare in controtendenza, di essere distante in senso assoluto dalla maniera, dalla influenze, e dalla tendenza coercitiva del pubblico. Il pubblico non sempre è innocente, esercita la propria forza. L'artista non deve cercare il consenso, ma ricercare il proprio mondo poetico senza paura dell'effetto sul pubblico.

La vera arte è quella accade perché deve accadere, quella che sa mantenere una propria interna eticità, deve sapere essere coerente. I gruppi scelti in questa edizione riflettono tutti questa concezione del teatro, fatto di ricerca seria e meditata, giunti tutti ad una forte maturità di linguaggio e compiutezza estetica."

In tutti questi anni le Orestiadi sono stati un fondamentale punto di riferimento per gli artisti dell'isola che si sono potuti confrontare con le compagnie di avanguardia e di sperimentazione più importanti a livello internazionale.

"Il pubblico delle Orestiadi non è formato da turisti di passaggio, ma da spettatori che giungono qui alla ricerca di qualcosa. Del resto Gibellina è un luogo mentale, ti comunica la sua potenza vocata all'arte, all'artista, un'arte intesa come sintesi e armonia tra l'individuo e il suo ambiente. Qui ogni cosa ha una sua profondità, nasconde un pensiero."

Ultima modifica il Giovedì, 21 Marzo 2013 09:26
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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