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Alba DE CESPEDES - La Bambolona, regia Raf Vallone

La Notte, 5 aprile 1968

Anche – nella dilagante confusione odierna delle poetiche – non sapendoci accomiatare da Benedetto Croce, mentore dei notri anni verdi, si ha un bel dire: non esistono i generi letterari. Ter ne rendi conto, lo tocchi con mano, se e quando esistono, tutte le volte che ti capita di assistere a una commedia ricavata da un romanzo, grande o piccolo, capolavoro o no che sia; e non è il caso, sia detto francamente, del racconto di Alba De Cespedes, trasferito sul palcoscenico da Raf Vallone, elaboratore, regista e interprete, ad un tempo, del copione rappresentato iersera al Nuovo.
Quando, poi, il riduttore dichiara con testuale onestà, non so se più modesta o superba: "Come al solito, molti tenteranno di trovare nella commedia i valoro indiscutibili del romanzo. Non li troveranno perché non ci sono", allora la nostra premessa, di fronte al proposito consapevole di fare e non poter inevitabilmente non fare cosa del tutto diversa, diventa inutile, addirittura pleonastica e lapalissiana, e Benedetto Croce ha due volte torto. Egualmente sbaglia l'autrice del romanzo se, come pare, ha preso cappello rinnegando, per quanto avrebbe dovuto riguardarla, la maternità del copione. Insomma, tutti d'accordo perché tutti in disaccordo. Ognuno indipendente e ciascuno a suo modo.
I fatti! È vero, i fatti sono i medesimi. Ma è sempre il tono a fare la musica, e il tono è tutto un altro. in sé e per sé, i fatti contan men che niente. Essi – diceva Pirandello – non son che dei sacchi vuoti che riescono a star ritti a seconda di quello che uno ci versa dentro. Ben lo seppero i classici che noo fecero che plagiarsi l'un l'altro. è così, esempio, che l'Aulularia di Plauto può diventar L'avaro di Molière. Ed è così che La bambolona della De Cespedes s'è trasformata ne La bambolona di Vallone, due cose uguali, quanto alla vicenda, diversissime quanto al modo. Giudicare l'una in controluce all'altra varrebbe pretenderei raccogliere acqua in una cesta. La chiave della commedia, forse eccessivamente sforzata dall'esterno nella rappresentazione, è quanto di più insidioso e meno facile da evidenziare sul palcoscenico, vale a dire l'autoironia dell'autore non condivisa dai suoi personaggi, nella sottintesa in tenzione di rappresentare "il vuoto, il farsesco, il cattivo gusto, il non senso" in cui si muove un quotidiano e banale "edificio umano che fa acqua da tutte le parti".
E si domanda – cito le sue parole: "Questa confusione, questa dimissione, questa crisi, vista in chiave ironico-grottesca, talvolta assurda, marionettistica, possono essere materia teatrale? Hanno un interesse come rappresentazione?". Esercizio, come si può ben capire, sul filo, gioco pericoloso; diciamo: farsa ad implicazioni amaramente meditative, destinata fatalmente aal'equivoco; con tutte le riserve che induce in generale e in particolare e, tuttavia dotata di un'indubbia attrattiva da non liquidare superficialmente e, men che meno, separando il testo dall'esecuzione, abbastanza umoristicamente discreto il primo, alquanto parodisticamente spalancata la seconda.
Trattasi, in sostanza, della turlupinatura messa in opera, andata e ritorno, pe ingannarsi a vicenda, da un uomo di mezza età e da un'adolescente finta tonta; i quali, presdi, ciascuno, dalle squallide astuzie del proprio egoismo, simlasciano sfuggire anche quei fugaci atimi di autenticità, i rari ma veraci trasalimenti di una possiblità di amor sincero che le loro false manovre mettono, a loro insaputa, sulla strada delle proprie finzioni. L'avvocato Giulio Broggini fin allora disinvolto e goloso cacciatore di facili sensazioni epidermiche, comincia a mettere e ad esser messo nei guai il giorno che, in attesa davanti a una cabina telefonica occupata, si sente invadere le pupille dalle sode e rotondeggianti grazieddio di una robusta giovinetta, al secolo Ivana Scarapecchia. Pregustata la facile avventura, accorgendosi di aver a che fare con un'antilolita decisa a nulla concedere, perde la testa, ma sarebbe più esatto parlare di altri organi. Pur di averla in qualche modo, comincia amentire, come si dice; intenzioni serie e riesce a penetrare nella famiglia della moltodesiderata.peggio che andar di notte.
Una famiglia all'antica, di fanatici calabresi con relativa mentalità, figurarsi! Guardare e non toccare; per poco non si fa uso della cintura di castità. Ossessionato dal proprio puntiglio esaltato dagli ormoni, il tenace libertino ha unbel tentarle tutte per strappare almeno qualche innocuo anticipo. Assiduità, dolesse, brutalità, preghiere, regali principeschi: niente di niente. Il blocco familiare trova una non meno inespugnabile alleata in quella insensibile cosa di carne, appetitosa ma torpida bambola a sangue freddo e nulla più. Quando, con la riserva mentale di un successivo annullamento del matrimonio, egli si è rassegnato, pur di spuntarla, a impegnarsi di sposarla sul serio, gli arriva la sorpresa di un'inconcepibile accusa: quella d'averla messa fantomaticamente incinta, si deve render conto di essere stato raggirato dalla finta ebete non meno di quanto progettava di fare lui stesso cvon lei. Pari e patta. D'accordo col proprio fidanzato, largamente beneficiario delle sue grazie, essa ha architettato il ricatto per spillargli i soldi onde convolare a nozze col suo coetaneo. Spesa della scorbacchiatura: undici milioni e passa, e non è nemmeno il caso di consolarsi col dire: chi rompe paga.
Dalla storia viene spremuta tutta la paradossalità, facendo del protagonista un erotomane, civile, educato e sobrio, ma, con ciò, non meno delirante; e colorando di tinte parodisticamente fin troppo accese la "esagitazione meridionale" della famiglia Scarapecchia, anche aprezzo di una monotona insistenza sulle stesse situazioni. In altre parole, il calcolato processo di banalizzazione del reale tende a sfuggire di mano al riduttore, per eccesso, rischiando di apparire banalità pura e semplice. Isolando sé stesso, come interprete, nello scetticismo elegante di una consapevole autoironia, Raf Vallone-regista – del resto con cospicui, seppur facili effetti comici, ben acetti dal pubblicoi – ha ulteriormente premuto sul pedale della caricatura, prevalentemente a spese di Olga Ghgerardi, di AnnaRossini e dello spaesato Lucio Rama. Fisico e recitazione, Gabriella Pallotta è stata una "bambolona" ideale. Giusti tutti gli altri, compresa Alida Valli in un abreve apparizione, un semplice biglietto da visita tanto per dire: ci sono anch'io.

Carlo Terron

Ultima modifica il Lunedì, 08 Dicembre 2014 14:03
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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