lunedì, 16 ottobre, 2017
Sei qui: Home / Attualità / DAL MONDO / Recensioni Storiche / Samuel BECKETT - Aspettando Godot, regia Mario Mattia Giorgetti

Samuel BECKETT - Aspettando Godot, regia Mario Mattia Giorgetti

al Teatro San Babila
regia di Mario Mattia Giorgetti
scene e costumi Fabio Battistini
con Sergio Masieri, Maria Teresa Letizia, Franco Ponzoni, Raffaella Balducci
Tempo, 24 giugno 1973

A parziale rimedio dal deprecato semestre dell'assoluto silenzio estivo della prosa, a Milano Remigio Paone ha avuto un'idea che potrebbe risolversi nella consueta bolla di sapone, ma potrebbe anche rivelarsi l'inizio di un'apertura inedita quanto proficua di fronte al tran-tran digestivo del cosiddetto pubblico-bene, o borghese che chiamar si voglia. Egli ha aperto i battenti del più importante dei suoi due teatri, il Nuovo, a una stagione, crepi l'avarizia facciamo un "minifestival" delle giovanili compagnie povere autogestite; quelle, le uniche, dedite a un repertorio di punta, mettiamo pure, genericamente e variamente d'avanguardia, anche se, più spesso sì che no, trattisi di avanguardie stagionate. Stagionate ma che, tuttavia, non hanno ancora avuto l'onore di poter attraccare alle ribalte normali, private o pubbliche che siano d'accordo in una sola cosa: la prudenza sovvenzionata.

E così, da alcuni giorni, la "luminosa" di piazza San Babila annuncia la "Compagnia Contemporanea" in Aspettando Godot di Samuel Beckett: un classico dell'avanguardia del più autentico autore d'avanguardia del nostro tempo, capofila del teatro dell'assurdo, alto testimone di un'angoscia esistenziale.

L'enigmatica commedia, più precisamente l'inquietante apologo, meglio ancora la desolata clowneria, ironica e tragica come la vita, accolta e a lungo accompagnata dalle denigrazioni o dalle esaltazioni, senza vie di mezzo, della critica sconcertata e del pubblico sgomento e, ciononostante l'una e l'altro affascinati, compie 20 anni giusto quest'anno; né mai cessò di essere rappresentata, né mai vide flettersi l'ascesa della valutazione e del successo

La felicità, il destino, la vita, la morte, un inizio, una fine di chissaché, un anelito indistinto che prende forma, una speranza vaga che si realizza, la verità, l'illusione, la grazia... cosa rappresenta l'emblematico Godot, atteso perpetuamente invano, per i due pagliacci Estragone e Vladimiro – per l'Umanità! – occupati nella gratuita ritualità di discorsi iterativi privi di senso? Il tutto, il nulla. Ha un bell'essersi fatto francese il premio Nobel Beckett: egli rimarrà sempre uno scrittore irlandese, ossessionato d'assoluto e famelico di trascendente; dove anche il dato reale più preciso, quotidiano e banale si manifesta in forme di favolosità iperbolica; in un sentimento tragico dell'esistenza, così pressante da intridere di sé anche le più comiche fantasticherie inevitabilmente destinate a modulazioni metafisiche. Magari ateo, arrabbiato, iconoclasta, blasfemo, gratta gratta, il più abissale pessimismo di un irlandese rivelerà sempre un cattolicesimo tormentato e tragico, per non dir dannato.

Fedeli alla disciplina della provocante regia ricca di grottesche sollecitazioni, di Mario Mattia Giorgetti, si son fatti applaudire: Sergio Masieri, Maria Teresa Letizia, Franco Ponzoni, Raffaella Balducci, nonché lo scenografo e costumista Fabio Battistini. Una curiosità filologica: nessuno ha fatto caso che il nome Godot – anche l'idea? – è preso dal Mercadet di Balzac. Anche là si attende, dal principio alla fine, un Godot per il salvataggio (economico) del dissipato protagonista. Ed è, quello, un Godot ben concreto e, alla fine, arriva.

Carlo Terron

Ultima modifica il Martedì, 09 Dicembre 2014 07:05
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

Iscriviti a Sipario Theatre Club

Il primo e unico Theatre Club italiano che ti dà diritto a ricevere importanti sconti, riservati in esclusiva ai suoi iscritti. L'iscrizione a Sipario Theatre Club è gratuita!

Twitter Feed

About Us

Abbiamo sempre scritto di teatro: sulla carta, dal 1946, sul web, dal 1997, con l'unico scopo di fare e dare cultura. Leggi la nostra storia

Get in touch

  • SIPARIO via G. Rosales 3, 20124 Milano MI, Italy
  • +39 02 65 32 70

Questo sito utilizza cookie propri e si riserva di utilizzare anche cookie di terze parti per garantire la funzionalità del sito e per tenere conto delle scelte di navigazione. Per maggiori dettagli e sapere come negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie è possibile consultare la cookie policy. Accedendo a un qualunque elemento sottostante questo banner si acconsente all'uso dei cookie.

Per saperne di più clicca qui.