martedì, 25 luglio, 2017
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S I P A R I O Recensioni Dischi : Lucia Bova, Still Harping On Music

Lucia Bova Autore: Lucia Bova, arpa
Titolo: Still Harping On Music

Atopos, 018

Lucia Bova, concertista e didatta, ma soprattutto pioniera e divulgatrice della nuova letteratura arpistica, ci regala ancora una volta una prova musicale di grande valore: Still Harping On Music, il suo ultimo lavoro discografico per la Atopos. Con una facilità sorprendente, l'arpista passa dalla nota Sequenza II di Berio a brani espressamente scritti per Lei da compositori italiani e stranieri, quali lo statunitense James Dashow ed il romano Maurizio Giri, autori rispettivamente di Reconstructions e Quaderni 6, i due brani conclusivi del cd, esempi perfetti di come uno strumento ancestrale, quale è l'arpa, non tema di confrontarsi con i suoni elettronici e di affrontare la sfida musicale e multimediale del XXI secolo. L'accattivante booklet regala al lettore numerosi spunti d'ascolto, cominciando dalla citazione iniziale: "Dovunque ci troviamo, ciò che sentiamo è soprattutto rumore. Quando lo ignoriamo, ci disturba. Quando lo ascoltiamo, lo troviamo affascinante". Con questa frase tratta da Silence di John Cage, di cui quest'anno onoriamo il centenario della nascita ed il ventennale dalla scomparsa, inizia un viaggio musicale inusuale e decisamente avvincente per il mondo dell'arpa: sono proprio i brani di Cage a presentarsi quali momenti di pura estasi musicale, in particolare In a Landscape, interpretato dalla Bova come totale "apertura" nei confronti del sonoro, in perfetta sintonia con la rivoluzione estetica del Cage della fine degli anni Quaranta, e poi ancora il bellissimo Dream, suonato con profonda enfasi nella sua delicata ricostruzione di luci e ombre. In realtà solo con l'ultimo brano di Cage proposto nel cd, Postcard from Heaven per arpa e suoni pre-registrati, si ha la consapevolezza di una svolta epocale (e a lungo attesa) per il mondo dell'arpa. Quest'ultimo pezzo venne scritto da Cage nel 1982 per arpa sola o per ensamble variabile di arpe (fino a venti) e qui si ha l'impressione di poter comprendere appieno l'evoluzione della ricerca del compositore statunitense: Lucia Bova sovrappone il suo suono dal vivo ad una base pre-registrata in cui interpreta le parti delle altre arpe, creando una moltiplicazione sconcertante di quella che Lei stessa definisce come la sua "immagine sonora", in un'esasperata ricerca finale di qualunque tipo di modalità espressiva all'arpa.
Facciamo però un passo indietro: prima dell'ascolto di Cage, l'opera discografica ha inizio con la celebre Sequenza II di Berio, per cui la Bova ha già dimostrato grande interesse vista la sua valida ed esaustiva trattazione nel volume da Lei pubblicato per Suvini Zerboni - L'arpa Moderna. La scrittura e la notazione, lo strumento e il repertorio dal '500 alla contemporaneità - e che resterà un importante riferimento nel mondo discografico della letteratura per arpa. Menzioniamo solo ora questo pezzo proprio per valutarne coscientemente la sua complessità e trarne un'attenta analisi dopo aver ascoltato i brani di Cage, non tanto per evidenziarne le già marcate differenze, ma per comprendere quanto interessante e variegato possa essere il "cammino" musicale intrapreso fino a qui. Nella Sequenza II di Berio è richiesto all'interprete non solo un notevole virtuosismo tecnico, ma soprattutto la volontà di esplorare e sperimentare le peculiarità timbriche dello strumento aldilà delle sue consuete possibilità, dalla percussione delle parti in legno allo sbattimento delle corde in metallo e alla ricerca di sonorità talvolta aspre ed esasperate. Lucia Bova non lascia nulla al caso: il Suo suono diventa "simbolo" che prende vita e si dispiega in una sorta di rappresentazione rituale, determinando il tono di una precisa impostazione poetico/musicale. In queste indicazioni sembra essere contenuta la genesi dell'opera, la sua trasfigurazione ideale ed il significato esemplare della proposta avanzata: quella di una ricerca incessante, ma anche di una sintesi poetica che la tempera e la raddolcisce oltre le normali consuetudini sonore.
Interessante anche Un giardino a mente vuota per arpa e suoni elettronici, world premiere recording, di Fernando Mencherini, dove la materia musicale sembra non avere tregua nel suo incessante atto creativo, elemento che contraddistingue, anche se con caratteri diversi e più votati ad una ricerca sonora tanto "magica" quanto "evanescente", il brano della compositrice finlandese Kaija Saariaho, Fall per arpa amlificata e live electronics del 1991. Completano l'opera discografiche i due già citati brani per arpa e suoni elettronici, Reconstructions di James Dashow, notevole testimonianza di interazione tra la macchina e l'uomo (o meglio tra il mezzo elettronico e l'arpista) e Quaderni 6 di Maurizio Giri, dove il compositore sembra poter giocare con elementi stilistici sempre diversi, partendo dall'idea di omaggiare Satie e sviluppando in modo strutturale un percorso musicale composto da trilli e formule che si ripetono incessantemente, lasciando all'ascoltatore il gusto di realtà musicali tutte da scoprire.

Caterina Bergo

Letto 7064 volte Ultima modifica il Domenica, 02 Dicembre 2012 23:25
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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