martedì, 23 aprile, 2019
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INTERVISTA a ANNA CIANCA, GIULIO FORGES DAVANZATI, DÉSIRÉE GIORGETTI, ANDREA TROVATO – di Francesca Myriam Chiatto

Anna Cianca, Giulio Forges Davanzati, Désirée Giorgetti, Andrea Trovato Anna Cianca, Giulio Forges Davanzati, Désirée Giorgetti, Andrea Trovato

Incontro i quattro attori dello spettacolo INCOGNITO, particolarissimo pezzo teatrale che rimanda alla memoria, ai ricordi, al cervello e a tutto ciò che questa macchina misteriosa nasconde, dopo la seconda replica della loro messa in scena, al teatro Nuovo di Napoli, tra le poltrone di una platea vuota, che ha appena visto il pubblico battere le mani entusiasta della rappresentazione, da poco terminata. L'emozione di avere così vicino davanti a me attori tanto bravi e pieni di passione è davvero tanta e sono felice di parlare con loro di uno spettacolo dalle mille risorse, nel teatro che per qualche sera sarà casa loro e nell' ambiente dove, per la loro passione, si sentono a casa.
Anna Cianca ha lavorato al cinema e in televisione con registi come Enrico Vanzina e Riccardo Milani, in serie di successo come È arrivata la felicità o Una grande famiglia, mentre per il teatro vanta collaborazioni con Gigi Proietti, di cui ha frequentato anche dal 1983 al 1985, per i suoi studi teatrali, il Laboratorio di esercitazioni sceniche di Roma. Gli spettacoli che raccontano storie particolari e i soggetti così innovativi sono una sua prerogativa già da qualche anno, quando nel 2012 entra a far parte di Dignità Autonome di Prostituzione, il format creato da Luciano Melchionna e Betta Cianchini.
Attore di teatro, cinema, radio, televisione e web, Giulio Forges Davanzati nasce a Roma il 22 aprile 1986 e inizia la sua carriera teatrale molto presto, già nel 2002, con Romeo e Giulietta (regia di G. Caudai) e l'anno dopo per la stessa regia con Molto rumore per nulla. Lavora per la regia di grandi artisti come Michele Placido e Ettore Scola e si fa conoscere sul piccolo schermo con ruoli in Don Matteo per la regia di Giulio Base, Un posto al sole d'estate e nel varietà Volami nel cuore, regia di Roberto Cenci. Ma è nel 2011 che il grande pubblico lo ricorda per il suo ruolo di Jacopo Andrei nella serie televisiva di Rai 1 Rossella (regia Gianni Lepre), con Gabriella Pession. Non si fa mancare nulla e nella sua carriera partecipa a web series e videoclip, ma si getta anche nella discografia e in radio, con il radiodramma Ronda di notte, nel 2006, Radio Tre.
Désirée Giorgetti nasce il 2 agosto 1982 e si distingue da subito come attrice prettamente di lavori horror. Fin dagli esordi infatti, il suo primo film, nel 2011, è Morituris, di Raffaele Picchio, come lei stessa dice, apprezza le indagini sull'umano e anche il suo lato oscuro, la dimensione dell'incubo raccontato dal cinema e dice di avere un immaginario molto ricco ed evidentemente anche una forte curiosità che la spinge a ricercare quel brivido che anima molti film di successo. I suoi stessi studi sul teatro e sul cinema l'hanno spinta ad interessarsi al genere dell'horror e da allora ne ha indagato anche gli aspetti umani, sociali e politici. Tra le sue collaborazioni, ha lavorato anche con Ottavia Piccolo.
Andrea Trovato, qui nella duplice veste di regista e attore. Diplomato all'Accademia di arte drammatica Silvio D'Amico di Roma, Andrea ha lavorato al cinema, in teatro e in televisione, ma confida che il teatro è un linguaggio molto diverso dagli altri due perché è sempre e comunque una diretta, una storia legata al momento presente, che anche se prevede delle repliche. Non è mai uguale a se stesso e ogni sera è unica e irripetibile. Con Giulio Forges Davanzati l'incontro era già avvenuto, oltre che in Accademia, anche nel 2007 quando insieme e con Stefano Vona Bianchini fondano l'associazione Carmentalia, anche coproduzione di INCOGNITO, per promuovere la cultura e soprattutto la nuova drammaturgia e i giovani artisti. Andrea Trovato, è il caso di dirlo, è un po' la mente di questo spettacolo, che ha tradotto l'originale di successo a Londra e New York di Nick Payne, restandone folgorato egli stesso, per primo e dirigendone la messa in scena, mettendosi anche lui in gioco come attore, della rappresentazione in Italia.
La disponibilità e la bravura, oltre alla cordialità di questi artisti lasciano davvero senza parole e possono soltanto essere da applausi.

Buonasera a tutti e per prima cosa i miei complimenti per la rappresentazione e l'interpretazione, ci avete regalato molte emozioni questa sera. La prima domanda è una curiosità: come è nata l'idea di realizzare uno spettacolo così particolare e con un soggetto così diverso dal solito?
A.T. Grazie mille! Io ho visto questo spettacolo a New York, nel 2016, dopo un anno dalla sua creazione da parte di Nick Payne, un vero genio come si può vedere e me ne sono innamorato. Stavo cercando un monologo per me, da attore e invece ho trovato questo e così sono tornato in Italia, ne ho parlato a Giulio con cui ho un' associazione (Carmentalia, ndr) e insieme abbiamo ultimato la traduzione, cercato la produzione, il resto del cast, fino a realizzare l' intero spettacolo anche qui, come hai potuto vedere questa sera.

Cosa vi aspettate da una rappresentazione di questo tipo o quali effetti vorreste suscitare, adesso che sta andando in scena anche in Italia?
A.T. In Italia secondo me è una novità assoluta da un punto di vista drammaturgico, perché penso che abbia dei pilastri e delle basi classiche in quanto le tematiche che affronta sono tematiche che, andando indietro nei secoli, a partire da Sofocle fino a oggi sono sempre state affrontate nella rappresentazione scenica. Per esempio tra i temi ritroviamo la memoria, l'identità, le relazioni tra gli individui, gli esseri umani.. però ha un linguaggio moderno ed è abbastanza palese il fatto che si rivolga ad un pubblico che ha a che fare con il cinema, che ha a che fare con il concetto di montaggio cinematografico, con il flashback, con tutta una serie che oramai sono connaturate nel pensiero umano secondo me, non solo dal punto di vista registico, ma anche per gli spettatori che contemporaneamente osservano ciò che si sta realizzando in scena, davanti ai loro occhi.

Quali sono le difficoltà dell'interpretare tanti ruoli diversi e con una scenografia così essenziale, dovendo immaginare un po' tutto?
D.G. Mah guarda la difficoltà è poi anche la sfida perché quasi non hai il tempo di realizzare, sei in un turbinio e quindi la parte interessante è proprio la sfida, è riuscire ad entrare in medias res nell'emozione, nella situazione ed esserne completamente trasportato. Quindi è in genere un entrare e uscire non soltanto in personaggi anche molto diversi tra loro, ma anche salti temporali, flashback, per questo la storia si complica ed ha anche un taglio cinematografico, ma è anche piacevole. Sì, io parlerei più che di difficoltà sempre di sfida, perché poi è un piacere.
A.T. Sì è una cosa bellissima, poter spaziare tra il tempo e i personaggi diversi!
A.C. Penso che sia una cosa che in qualche modo ti violenta, nel senso che ti prende e ti immerge nel ruolo, quasi gettandotelo addosso, perché poi sono tutte scene prese un po' all'apice e spesso si collegano fra loro con momenti molto diversi, uno dopo l'altro. Cambiare così velocemente espressione ed emozione è la cosa che mi piace di più e forse ancora meglio farle cambiare agli altri entrando improvvisamente nella nuova scena!

Quale ruolo, tra i molti che interpretate, preferite in INCOGNITO o in quale vi sentite maggiormente a vostro agio?
G.F.D. In questi giorni mi sentirei di dirti Greg! In linea generale penso che dipenda dal momento, a seconda del periodo mi sento di più un personaggio o l'altro!
D.G. Anche io la penso così, la cosa bella è che prima o poi arrivano tutti, in una sorta di par condicio, a seconda di alcune fasi e dei giorni che attraversiamo. Oggi è una cosa, domani l'altra.
A.C. Questi incastri su incastri che si susseguono sono molto particolari, è la prima volta che mi capita ed è bellissimo, quindi grazie Andrea (Trovato, ndr) per l'opportunità!

Che cosa significa per voi fare teatro?
A.C. Quanto tempo ho per rispondere? È una domandona! Ti rispondo banalmente: io non saprei che fare, penso di non essere brava a fare nient' altro, non perché sia una brava attrice, ma perché so che non potrei fare altro. Io lì, sul palco, mi sento a casa.
D.G. Io rubo quello che ha detto ieri Andrea Trovato, cioè che forse abbiamo la possibilità di rendere questo posto un posto migliore, nel senso che il teatro può rendere tutto migliore. Come se fosse un elemento di dialogo, ma credo anche che la cosa più bella, la vera magia del teatro, sia il fatto che tutto si sospende, anzi, dovrebbe sospendersi e ti ritrovi in quel momento preciso, nel qui e ora dove tutto il resto è fuori. Quindi sì, anche io non sono brava a fare altro.
G.F.D. Io credo che vivere il qui e ora sia difficilissimo, quindi per me il teatro è proprio per imparare a fare questo, se riesci a vivere il momento diventa tutto bellissimo. Cerco di imparare ogni volta e di non uscire da quel momento preciso.

Cosa vi sentireste di consigliare a chi, magari soprattutto tra i giovani, vuole intraprendere questa strada?
A.C. Direi soprattutto di studiare perché è la prima cosa, oltre che la cosa sicuramente fondamentale. Di prepararsi tanto perché questo è un banco di prova, non si bara in teatro perché non si può fare e non si può non raccontare la verità. Bisogna avere una tecnica, ma al contempo bisogna essere caldi e con caldi intendo che ci deve essere calore interno da restituire agli altri e nello spazio; è un linguaggio particolare. Si deve sempre continuare a studiare e non fermarsi, io stessa continuo ancora, anche perché si cambia. Noi cinque anni fa eravamo attori diversi da adesso ed è anche a questo che ti porta un percorso di studio e di teatro, al cambiamento, oltre che alla condivisione, perché poi diventa una giostra che gira fra tutti noi, è come una famiglia che comunica qualcosa agli altri. Diamo la vita per il teatro e cerchiamo anche di trasmetterla, oltre a metterla in scena.
A.T. Non mi sento di dare dei consigli in particolare, se non quello di studiare senza dubbio. Oggi bisogna forse anche avere un impegno più etico nei confronti dell'intraprendere questo tipo di strada perché è evidente e sarebbe assurdo non dirlo che il teatro non gode di un periodo d'oro in Italia, purtroppo. Per cui non è necessario soltanto studiare perché lo studio purtroppo non sempre premia tantissimo, però è una condizione senza la quale non puoi intraprendere quella battaglia fondamentale che deve essere intrapresa con tanto coraggio per cambiare le sorti della cultura in generale. Quindi serve lo studio, ma servono anche una determinazione ed una forza capaci di farti lottare contro dei grossi demoni molto forti. Serve forse una fede diversa. Vale ovviamente anche per la cultura in generale, è una spinta diversa, un pensiero diverso. Lo studio nessuno è esente dal poterlo fare, però purtroppo negli ultimi anni non è stato fatto credere questo. A volte si parla più di avere le cose subito e senza sforzi, senza sacrifici, come se si potesse avere tutto e in modo veloce, in qualsiasi momento, forse non ci sono soddisfazioni o comunque non come dopo aver fatto sacrifici, però in generale la cultura ha un impegno diverso. In conclusione direi studio, ma dopo la fatica fatta studiando, da quel momento parte la battaglia e non si conclude affatto il percorso. Più studi più hai armi e la battaglia non parte quando decidi di studiare, ma quando finisci di studiare, nel senso che diventi un professionista e devi attingere a queste armi pacifiche e bellissime.

Grazie mille a tutti!
Grazie a te!

Nelle parole di questi attori sembra di sentire l'eco di un altro grande artista che è stato Alberto Savinio. Lui diceva così: «Molti dicono che per i loro spettacoli hanno preso spunto dalla realtà e dalla vita, ma è la vita che dovrebbe prendere spunto dal teatro».

Francesca Myriam Chiatto

Ultima modifica il Sabato, 13 Aprile 2019 07:27

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