mercoledì, 20 marzo, 2019
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INTERVISTA a STÉPHEN DELATTRE - di Michele Olivieri

Stéphen Delattre. Foto di Photo Thomas Sing Chiara Padovan Stéphen Delattre. Foto di Photo Thomas Sing Chiara Padovan

Stéphen Delattre, nasce in Francia, e studia al "Ecole Nationale Supérieure de Danse – Roland Petit" a Marsiglia dal 1993 al 1999. Il suo primo lavoro fu nella "Jeune Ballet International – Rosella Hightower" a Cannes nel 2000, seguito da numerosi lavori fino al 2012 come ballerino Solista al "State Theatre Saarbrucken", "State Theatre Braunschweig", "State Opera Hanover", "State Theatre Augsburg" e "State Theatre Mainz". Durante gli anni, Stéphen Delattre viene invitato regolarmente come ballerino ospite per diversi eventi, tra cui il Dance Festival. Stéphen Delattre ha ballato un immenso repertorio, incluse le creazioni di George Balanchine, William Forsythe, Roland Petit, Mauro Bigonzetti, Nacho Duato, Angelin Preljocaj, Cayetano Soto, Jacopo Godani, Thierry Malandain, Itzik Galili, Christian Spuck e Marco Goecke. Ha inoltre interpretato molti ruoli come "Il Coniglio Bianco" in "Alice nel Paese delle Meraviglie", "Mercuzio" in "Romeo e Giulietta", "Il Principe" in "Traumgekront", "Lisandro" in "Sogno di una notte di mezza estate", "Iago" in "Otello", "Fritz" e "Il Cinese" nello "Schiaccianoci". Nel 2000 Stéphen Delattre ha ricevuto il primo premio per la categoria Solista e Duetto al "National Dance Competition" dal PACA e il "Augsburg Journal" lo ha nominato "Miglior Ballerino dell'anno 2009". Dopo aver ballato come Solista per più di dodici anni in sei teatri nazionali, Stéphen Delattre assume il ruolo di Direttore Artistico e Coreografo Residente della "Delattre Dance Company". Stéphen ha iniziato a coreografare all'età di tredici anni e da allora è diventato un coreografo innovativo e passionale che attinge ispirazione sia dalla danza classica che da quella contemporanea per creare le sue distintive coreografie. Durante la sua carriera da coreografo, Stéphen è stato invitato a lavorare in Francia, Polonia, Korea, Russia, Belgio, Olanda, Svezia, Germania, Israele, Portogallo, Cina, Grecia, Giappone e Italia. Ha lavorato in Francia per "Ecole Nationale Supérieure de Danse" a Marsiglia e "Ecole Supérieure de Danse" a Cannes. In Germania per Saarlandisches State Theatre Saarbrucken, State Theatre Braunschweig, State Opera Hannover, State Theatre Ausburg, State Theatre Mainz. In Polonia per Kiele Dance Company. In Turchia per Modern Dance Theatre of Ankara. In Korea per Busan International Dance Festival. In Cina per National Centre for Performing Arts of Beijing. In Portogallo per Modern Dance Festival. In Italia per International Stage Dance Gala e in Giappone. Stéphen è stato invitato per presentare i suoi lavori coreografici come ospite al State Theatre Stuttgart, Lucky Trimmer Tanz Pefromance a Berlino, State Theatre Giessen, Theatre Koblenz e State Theatre Gartnerplatz Munchen. Dopo aver creato "BLA Bla bla" nel 2011 per i ballerini del "State Theatre Mainz", Stéphen Delattre ha presentato la sua prima serata intera di coreografia "Poetry takes form" per il Mainzer Kammerspiel Theatre, con supporto del Ministero della Cultura della Germania. Delattre ha anche coreografato per i primi ballerini del State Theatre Karlsruhe, English National Ballet, Royal Danish Ballet e National Opera Dresden, ha coreografato anche per i primi ballerini del Stuttagart Ballet come Alicia Amatrain, David Moore, Bridget Breiner, Katja Wunsche e Alexander Zaitsev. Dopo la sua selezione per l'International Internet Dance Festival "Side-by-Side" a Dusseldorf, il suo lavoro è stato premiato come "Miglior Video del mese". Nel 2008 Stéphen è stato nominato "Miglior Coreografo emergente 2007" dal "Danceforyou-Magazine". Stéphen Delattre è stato invitato per coreografare per quattro anni di seguito al "Noverre-Gesellschaft" a Stuttgart e anche per l'International Choreographers Contest ad Hannover, dove ha ricevuto il "Premio della Critica 2010". Nel 2012 Delattre ha vinto il "Dance's first Choreography Competition" in Svezia ed è stato invitato a coreografare "Rain, in her dark-eyes" per le Stelle del "Paris Opera Ballet", Marie-Angès Gillot, con la prima avvenuta al Teatro Bolshoi di Mosca per il 20esimo anniversario dei "Benois de la Danse". Nel 2013 è stato invitato come giudice all'International Dance Compatition "Terpsicore's Works 2013" in Grecia. Nel 2014 Stéphen ha creato il balletto "MOMO", tratto dal famoso romanzo di Michael Ende e nel 2016 "Notre-Dame de Paris", dal romanzo storico di Victor Hugo, entrambe le creazioni sono state appezzate dal pubblico e dalla stampa. Oggi, Stéphen Delattre viene invitato come coreografo ospite e insegnante in tutto il mondo per diversi eventi, e parallelamente lavora come Direttore Artistico e Coreografo residente della sua compagnia. Organizza e coreografa serate di danza ma invita anche i talenti di oggi e coreografi prestigiosi per completare i suoi obiettivi, per motivare i membri della "Delattre Dance Company". Attualmente Stéphen Delattre è Direttore Artistico e Coreografo della "Delattre Dance Company" con sede a Mainz, in Germania.

Carissimo Stéphen, ricordiamo i tuoi inizi coreutici, gli insegnamenti ricevuti, le prime emozioni provate in palcoscenico... Una passione che si è trasformata in professione di successo?
Ho iniziato studiando pianoforte ed è stata proprio la musica a guidarmi verso la danza. Ero un piccolo ragazzo a cui piaceva sempre indossare costumi e fare spettacolini per intrattenere la mia famiglia e gli amici. Ho iniziato a studiare al "Ecole Nationale Supérieure de Danse – Roland Petit" a Marsiglia. Le mie prime emozioni sul palco sono state di grande emozione, gioia, libertà e il voler comunicare agli altri. Sin da piccolo sentivo di voler intraprendere la professione della danza, e anche se ci sono stati tanti sacrifici, ancora oggi non lo sento come un lavoro, ma senz'altro come una forte passione.

Cosa ricordi del tuo primo giorno in sala danza?
Sicuramente ricordo l'odore della pece. Quel giorno mi sono sentito molto speciale perché ero l'unico ragazzo in mezzo a tante ballerine.

Hai studiato presso la celebre istituzione dell'"Ecole Nationale Supérieure de Danse – Roland Petit" a Marsiglia, che tipo di esperienza è stata e in quale modo ti ha arricchito, non solo artisticamente ma anche a livello umano e personale?
L'esperienza presso "Ecole Nationale Supérieure de Danse – Roland Petit" mi ha dato tanto a pensare su come lavorare su me stesso, e sul come mettersi costantemente in gioco. Ho sempre voluto migliorare e andare avanti come ballerino e ho capito che non bisognava mai pretendere di sentirsi arrivati. Ho anche capito, molto presto, che questo lavoro non è solo artistico ma anche fisico. Tale professione richiede disciplina e tanti sacrifici, e se non si ha il cuore non è possibile eseguirla al meglio.

Mi racconti un tuo momento legato al grande Maestro Roland Petit?
È stata una grande ispirazione per me il poter lavorare con questo grande Maestro. Sono stato davvero fortunato ad avere la possibilità di essere scelto personalmente da lui, per collaborare ad alcune produzioni con il "Balletto Nazionale di Marsiglia".

Hai conosciuto anche Zizi JeanMarie?
Sì, come giovane danzatore nella scuola, scrivevo il giornalino e ho avuto l'occasione di poterla intervistare. Lei è ancora adesso una grande donna!

In seguito il tuo primo lavoro è avvenuto nella "Jeune Ballet International – Rosella Hightower", altra prestigiosa istituzione internazionale. Cosa ricordi di più bello del periodo trascorso a Nizza?
I miei ricordi nel periodo legato a Nizza sono principalmente quelli di aver avuto la possibilità di aprire la mente e il corpo in differenti stili coreografici. Ad esempio, ho avuto la chance di ballare in lavori di George Balanchine, Angelin Preljocaj, Thierry Malandain e tanti altri Maestri.

Ad un certo momento hai lasciato la Francia e hai poi trovato fortuna in Germania danzando interessanti creazioni. Cosa ti ha spinto a lasciare il tuo paese d'origine e perché la scelta è caduta sulla Germania, nazione in cui risiede tutt'oggi?
Ero un ballerino piccolo e in Francia e un po' come in Italia, non c'è tanto lavoro, in particolar modo quando sei un ragazzo basso. Sono stato informato che in Germania c'erano numerose compagnie di danza che ricercavano ballerini. Venendo in Germania ho compreso quanti differenti teatri e quante diverse opzioni di stili coreografici vi sono. Successivamente la mia carriera ha fatto in modo tale di farmi rimanere in Germania, fino ad oggi dove ho la mia Compagnia a Mainz.

In seguito, sei passato dall'essere un danzatore al lavoro di coreografo. Per molti ballerini è uno sviluppo graduale e completo che avviene in modo del tutto naturale. Per te cosa ha significato e da dove è nata questa esigenza?
Credo non si impari ad essere coreografi, ma credo ci si nasca con una mente creativa. Sin da piccolo ho avuto la sensazione di voler creare e coreografare, e credo che ho ballato anche per essere in grado di completare me stesso come coreografo. Anche se è tanto il lavoro, penso che essere un coreografo sia un regalo, ai giorni nostri numerosi ballerini vogliono chiamarsi coreografi perché smettono di danzare e cercano una nuova posizione nel mondo della danza, ma non credo che coreografare sia qualcosa da imparare, ma è un qualcosa che si è. Quando avevo undici anni Roland Petit mi ha dato l'opportunità di creare un piccolo duo per lo spettacolo di fine anno della scuola, parallelamente alla mia carriera da ballerino, e da quel momento non ho mai più smesso di coreografare.

Quando hai iniziato la tua carriera di danzatore sapevi già di voler diventare coreografo in seguito?
Ho iniziato professionalmente a diciotto anni e ho sempre avuto la sensazione di voler coreografare.

In assoluto qual è stato il tuo primo lavoro coreografico e dove è andato in scena?
Dopo varie esperienze, ho creato a livello professionale per il Teatro Statale di Saarbrücken.

Da dove trai ispirazione per le tue coreografie?
Le ispirazioni possono arrivare da chiunque, da qualsiasi cosa e in ogni momento, a volte una foto, a volte una musica, una persona o una storia personale, ma soprattutto da fattori che si collegano alla mia esperienza personale e dai problemi da cui siamo circondati nella società attuale.

Che valore dai alla musica nella creazione di un tuo lavoro?
La musica è molto importante, a volte ha valore del 50% sul risultato finale. Credo che la musica debba avere una certa energia, un certo aspetto e una certa dinamica, non deve essere noiosa, ma deve saper trasmettere emozioni ed essere poetica.

Ogni coreografo ha un suo stile ben definito e riconoscibile. Come ti piacerebbe venisse definito il tuo?
Ho un background molto classico, ma come ho già detto ero basso e ho dovuto aprire la mia mente e il mio corpo a diversi stili moderni. Ho lavorato con artisti del calibro di Forsythe o altri, che ovviamente, mi hanno influenzato, ma con il tempo ho realizzato anche che ho lavorato sulla strada per esprimere me stesso, usando una base classica, mischiandola ad elementi moderni. Il mio stile è basato su spirali, opposizioni e definitivamente sulle emozioni e idee che amo condividere.

Ad esempio com'è nato "MOMO"?
"Momo" è stata la mia prima story ballet. È stato un grande passo avanti, infatti credo che ci sia una grande differenza tra coreografi che creano coreografie da 5 o 30 minuti e tra quelli che possono rappresentare un'intera storia tratta da un libro. Questo è certamente un altro livello come coreografo quando si è in grado di rappresentare una novella famosa. "Momo" è tratto dal pensiero del celebre scrittore tedesco Michael Ende, e tratta forti argomenti riguardanti il tempo che riguarda ognuno di noi. Quindi il tempo era l'argomento che volevo rappresentare, rispettando ovviamente il libro.

Mentre "Notre Dame"?
Sono francese e volevo riferire il mio lavoro coreografico con uno scrittore francese, quindi ho pensato che "Notre Dame de Paris" fosse una bellissima storia che ci riguarda tutt'oggi. L'idea dell'aspetto esteriore ed interiore, e come le persone ci giudicano nel modo in cui appariamo. Altri argomenti principali che volevo rappresentare erano, la denuncia sul potere della religione nella società, e l'impossibilità di certi amori, che sebbene si possa avere soldi, potere e forza, se l'amore non è ricambiato non può funzionare. L'amore non è un qualcosa che puoi comprare!

Come hai strutturato "The Picture of Dorian Gray"?
Per "The Picture of Dorian Gray" ho lavorato su un altro livello, usando il lavoro sulle punte, andando verso uno stile più modern/neoclassico e suddividendo lo spettacolo in tre differenti atti. La grande sfida di "The picture of Dorian Gray" era quella di sviluppare il personaggio di Dorian. Al momento questo ruolo è danzato da un ballerino francese di vent'anni, e proprio per ciò questa è stata la sfida principale, ovvero far sentire il danzatore come un uomo di sessant'anni, perché certe esperienze di vita avvengono molto dopo. La coreografia suddivisa in tre atti rappresenta tre tipi di Dorian, e l'evoluzione della società. Dorian nel primo atto è un uomo giovane e puro che inizia ad essere influenzato da diverse tentazioni, nel secondo atto inizia a diventare un killer e nel terzo atto diventa un demone.

Parlami di Marie-Angès Gillot, com'è stato lavorare con una grande étoile e stella dell'Opéra di Parigi?
L'ho incontrata quando lavoravo a Parigi, lei mi ha visto, ha sentito parlare del mio lavoro, le sono piaciuto e le è piaciuto quello che facevo. Lei aveva ricevuto un invito presso il Bolshoi Theatre a Mosca, e dopo aver avuto un incontro, era molto interessata a me, tanto che mi ha proposto di creare un "solo" da presentare all'evento in Russia. Questa è stata per me una entusiasmante sfida, una grande opportunità per poter creare appositamente per lei.

Oggi la tua seconda casa è Mainz, come si vive in questa città sotto il profilo sociale, culturale ed artistico?
Mainz è definitivamente la mia prima casa, è dove ho possiedo casa, e dove ho la mia Compagnia. Quindi Mainz è dove sono residente, ma per lavoro viaggio spesso per il mondo. "Delattre Dance Company" è a Mainz da sette anni e la compagnia ha un riscontro positivo dal pubblico e dalla stampa. Abbiamo incrementato i nostri spettatori del 400% da quando la compagnia è nata. Mainz è una città che si apre alla cultura e all'arte, anche se la situazione dei supporti finanziari sono sempre una grande domanda.

Passo dopo passo è nata la tua compagnia "Delattre Dance Company". Qual è il biglietto da visita di questa realtà e cosa rende speciale i tuoi danzatori?
"Delattre Dance Company" è una compagnia neoclassica/modern. La compagnia è alla ricerca di individui, quindi diverse personalità e ovviamente di danzatori con base classica e un potenziale fisico, come piedi, gambe, aperture, coordinazione, ma in maniera particolare con una forte personalità. Ogni ballerino della compagnia è un solista, ma deve essere anche in grado di lavorare in gruppo. Questo credo sia uno dei segreti e una forza per la compagnia, ovvero il possedere una compagnia di danzatori solisti.

Hai recentemente debuttato con "DepenDance". Soddisfatto del lavoro e come è stato accolto?
Sono stato molto contento della nuova produzione "DepenDance". I primi quattro spettacoli erano completamente sold out e abbiamo ricevuto eccellenti critiche. I ballerini hanno apprezzato a pieno e creduto in ciò che facevano sul palcoscenico e il pubblico era molto contento. Sono rimasto particolarmente grato nell'avere questa serata con cinque diverse coreografie, che includono tre coreografi ospiti... è stata un bellissima sfida per i ballerini e una sorpresa per il nostro pubblico.

Tra tutti i grandi coreografi del passato a chi sei maggiormente legato?
Ho lavorato con più di quaranta coreografi nella mia carriera di danza e devo dire che ho imparato da ognuno di loro. Ogni persona che ho incontrato ha potuto offrirmi la possibilità di migliorare e di lavorare su me stesso. Ovviamente ho avuto più connessioni con alcuni coreografi rispetto ad altri, dovute dallo stile e dalla mia fisicità, come William Forsythe.

Mentre dell'attuale scena internazionale a chi sei più interessato?
Credo che attualmente la scena internazionale sia tanto grande. Amo parecchio dei grandi nomi di oggi nel mondo della danza, ma credo anche nei futuri coreografi o ballerini i quali godono di talento. Credo che chiunque abbia qualcosa di interessante da dire dal momento in cui pensano, e provano sensazioni in ciò che fanno.

In veste di danzatore, quali sono stati i momenti che ti hanno particolarmente gratificato?
Nella mia carriera ho ricevuto svariati premi per la qualità del mio lavoro dei quali ne vado fiero. Come ballerino ho avuto la possibilità di danzare ruoli principali in grandi teatri, di fronte a 1000/2000 persone. Questa è assolutamente una bellissima sensazione ed è proprio lì che senti di aver raggiunto un qualcosa. Non dimenticherò mai l'esperienza che ho avuto, quando ballavo Mercuzio all'Opera Statale di Hannover. Quando sono apparso per i saluti finali, da solo, in qualità di solista, ho sentito come se un'onda di vento mi stesse venendo addosso, creata dagli applausi del pubblico, e alcuni fiori che dal pubblico venivano lanciati sul palcoscenico per me. Questo momento mi ha reso felice e soddisfatto del lavoro svolto!

Che tipo di evoluzione ha avuto il tuo lavoro negli anni?
Il mio lavoro coreografico negli ultimi anni si è evoluto molto soprattutto riguardo la drammaturgia. Al giorno d'oggi, tante persone si fanno chiamare coreografo perché creano passi di danza su una musica, ma penso che un coreografo possa essere paragonato ad uno scrittore o ad un poeta, che usa il movimento come le parole, per non scrivere su un foglio, ma per scrivere nel tempo e nello spazio, condividendo idee ed emozioni al pubblico. Negli ultimi anni, con il mio lavoro, ho raggiunto un certo livello che arriva direttamente al pubblico, ai professionisti e agli amatori, e credo che tale aspetto sia la mia maggiore crescita negli ultimi tempi.

Quali sono stati i tuoi Maestri, non solo materiali ma anche ideali?
Ho lavorato con diversi insegnanti, ma ho sempre nella mia testa diversi esempi di ballerini étoile come Alessandra Ferri, Massimo Murru, Dominique Khalfouni e tanti altri. Loro sono stati un buon esempio per me, per crescere come giovane ragazzo della scuola di Marsiglia, e stando in questo ambiente ed entrando a contatto con professionisti di settore nella scuola è stato di forte ispirazione ed esempio.

La danza e l'arte in generale quanto possono cambiare (in meglio) i giovani?
Credo che l'arte sia molto importante per la cultura e l'educazione della società. Arte è un qualcosa che ti fa pensare, ti fa provare emozioni e ti dà la possibilità di aprire la tua mente e la tua visione sulla vita, dando modo di crearti una personale idea. L'arte, e in particolar modo la danza, porta più disciplina e rispetto tra le persone... valori importanti ed imprescindibili nella società odierna.

Quali sono state le tue figure più forti e di riferimento nella tua carriera?
Ho sempre avuto di fronte a me bellissimi esempi, ma credo che ognuno abbia così tanto da dare, da offrire che è veramente importante essere in grado di assorbire tutto da tutti.

Qual è la maggiore qualità estetica che apprezzi applicata al movimento?
Mi piace la qualità del respiro, la qualità della spirale come un'energia infinita, come una corda che attorcigli ma rimane un elemento unico, un solo movimento, una sola vitalità. Quindi credo particolarmente nei movimenti che respirano e portano emozioni.

La tua danza segue sempre un filo logico o lasci spazio anche all'improvvisazione?
Non sempre so quello che voglio, ma sono sicuro di ciò che non voglio. Nel lavoro coreografico lavoro spesso su passi di danza che immagino nella mia mente, a volte poi li modifico perché scopro nuovi modi per eseguirli. Sono molto aperto anche a lavorare con ballerini che scambiano idee, che propongono in diversi modi ciò che vogliono rappresentare, ma nel mio lavoro è rara l'improvvisazione in scena.

L'Italia ti accoglie sempre con grande affetto e stima, spesso fai parte di giurie a concorsi di danza e masterclass. Cosa apprezzi del nostro Paese e come vedi la danza e la creatività coreografica italiana?
Credo che in Italia ci sia un bellissimo potenziale, tanti artisti giovani e talentuosi, ed ecco perché attualmente nella mia compagnia ho svariati danzatori italiani. In Italia, come in Francia, non c'è molto lavoro, ma ci sono buonissime scuole. Penso ci siano numerose persone appassionate ed interessate alla danza che hanno parecchio da dire, e tanto da dare, e questo è un motivo per i quali mi sento particolarmente connesso all'Italia. Ovviamente del vostro Paese amo il cibo, il vino, il sole, le persone e la lingua, e perciò spesso affermo che quando avrò concluso la mia carriera in Germania, forse mi trasferirò in Italia.

Quanto è fondamentale nel tuo lavoro saper ascoltare gli altri, relazionarsi con gli elementi e lo spazio?
Credo che lavorare sia come vivere. Dobbiamo lavorare nella nostra vita e vivere nel nostro lavoro. Il rispetto, e il saper ascoltare gli altri è assolutamente qualcosa di importante nella professione e nell'esistenza.

In Germania il danzatore classico è formato per danzare anche il contemporaneo, giusto?
Credo che in Germania, come in tante grandi scuole, si debba formare il danzatore, sicuramente con il classico, la base di tutto, ma anche aprendolo a stili moderni e contemporanei. Ciò è molto importante ai giorni d'oggi, perché ormai non ci sono più compagnie classiche e moderne. Come ho detto, molto spesso, si va a fare l'audizione per una compagnia moderna, e la prima cosa che chiedono è una lezione di classico, e a volte si va in compagnie classiche e arrivano coreografi ospiti che portano uno stile moderno. Quindi mi affido molto ai ballerini che possono ballare, indipendentemente dallo stile, e che si siano formati sia nel classico sia nel moderno/contemporaneo.

Qual è il punto di forza della tua Compagnia?
Il modo di lavorare e l'atmosfera sono molto sani, le persone pensano, provano, rispettano, comunicano e non hanno paura di chiedere o dire, c'è sempre spazio per la comunicazione e lo scambio. Ho fiducia nelle persone con cui lavoro e loro credono in me. Inoltre lo stile della compagnia è unico, lo stile Delattre avviene solo qui, proprio per questo si chiama "Delattre Dance Company". Ovviamente abbiamo anche coreografi ospiti che completano il repertorio, ma sicuramente abbiamo un modo di espressione originale, singolare. La principale identità della compagnia è quella di tradurre emozioni e sentimenti mediante il movimento da condividere con il pubblico.

Quali sono i maggiori problemi riscontrati nelle vesti di Direttore?
Come direttore si hanno tante responsabilità che con il tempo aumentano, e ogni anno si impara sempre di più. Ho ottenuto questa posizione quando avevo trent'anni, e ancora oggi credo di essere uno dei più giovani direttori in Germania. Ogni giorno può succedere qualcosa, e la difficoltà è quella di sapere come risolvere il problema e anticipare le soluzioni. Al momento gli infortuni con i ballerini è un qualcosa di complicato, a volte si ha il secondo cast, e le cose possono non funzionare come ci si aspetta. Altri problemi possono essere quelli tecnici come luci e musica, se qualcosa accade durante lo spettacolo, io purtroppo posso fare poco, perché è una responsabilità del tecnico.

Quando ti occupi delle audizioni per la ricerca di danzatori da inserire in Compagnia, cosa ti colpisce in un candidato/a?
Quando teniamo un'audizione, come l'anno scorso ad Amsterdam, abbiamo all'incirca trecento candidati. Ovviamente è molto difficile vedere tutto e tutti, perché vi sono così tanti talenti, così tante sfumature e stili. Ciò che per me è molto importante è l'energia delle persone, come la persona guarda, ascolta, prova e ovviamente come usa il corpo e la mente. Ciò che noto particolarmente sono i ballerini che hanno un qualcosa da dire attraverso gli occhi e che danzano con il cuore.

Chi sono gli artisti (famosi e non), incontrati nel tuo percorso, i quali ti hanno arricchito a livello formativo ma anche di pensiero?
Come giovane ballerino ero molto appassionato e aperto a prendere tutto ciò che potevo avere dai professionisti. La mia madrina è stata Dominique Khalfouni, lei mi ha decisamente mostrato e trasmesso tante esperienze. Mi ha aiutato tantissimo, non solo come ballerino ma anche come persona.

Che tipo di danza contemporanea prediligi? Se ti capita di andare a teatro ad assistere ad uno spettacolo, cosa scegli?
Mi piace la danza in generale. Vedo la danza come un modo di comunicazione, non importa lo stile, classico, contemporaneo o teatro danza, ma se c'è un'idea o un'emozione, qualcosa che venga trasmesso, che mi faccia sentire connesso con ciò, allora la prediligo. Non mi piace vedere spettacoli dove assisto solo al movimento senza andare oltre, reputo che il movimento fine se stesso sia alquanto vuoto.

Tra tutti i grandi balletti del repertorio classico accademico a quale sei più affezionato e perché?
Del repertorio classico amo "Romeo e Giulietta" e "Carmen", perché all'interno ci sono storie d'amore, che a volte non finiscono nel migliore dei modi. Tutto ciò che ha un po' di tragedia mi ispira, perché nelle cose tristi c'è sempre una sfumatura di bello.

Cosa ti affascina nel mondo del "teatro"?
Nel mondo del teatro mi piace poter lavorare con diversi artisti e poter comunicare con loro per collaborare al meglio. Sul palcoscenico tutto è possibile!

Quanto è importante ascoltare il proprio corpo al di là dell'estetica in un momento in cui la danza sfocia, spesso, nella ginnastica o nell'atletica?
Ascoltare il proprio corpo quando si balla è uno degli aspetti più importanti, in primis perché puoi evitare infortuni e secondo perché sei più aperto a ciò che ti circonda. Puoi sentire il tempo e lo spazio e ovviamente i colleghi con cui danzi. La fisicità è fondamentale, anche nel mio stile, ma do tanta importanza all'energia.

Tra tutti i libri di danza che hai letto quale ti ha affascinato in particolar modo?
Probabilmente la biografia di Nijinsky.

Nel ruolo di Maestro qual è l'aspetto che ti gratifica nel rapporto con gli allievi?
Amo ballare, amo coreografare, ma per me è importante "condividere" ed è assai gratificante avere la possibilità di trasmettere e comunicare le mie esperienze di vita e di lavoro. Ciò che mi rende felice è vedere le nuove generazioni affamate ed interessante a ciò che posso offrire loro.

Hai danzato in creazioni di George Balanchine, William Forsythe, Roland Petit, Mauro Bigonzetti, Nacho Duato, Angelin Preljocaj, Cayetano Soto, Jacopo Godani, Thierry Malandain, Itzik Galili, Christian Spuck, Marco Goecke. Quanto c'è da scoprire ancora nel movimento e nelle potenzialità che il nostro corpo ci offre?
Ho lavorato con più di quaranta coreografi, ogni coreografo ha qualcosa da darti per cui migliorare fisicamente e psicologicamente. Ovviamente non ho lavorato con i coreografi emergenti di adesso, perché oramai è da più di tre anni che non ballo, ma credo che lavorare con nuove persone e personalità mi dia la possibilità di continuare a cercare e scoprire inediti modi per completare la mia danza e la mia arte.

Il colore, il gusto, il sapore, il tatto e la luce che ruoli giocano nel tuo quotidiano che in qualche modo si riflettono nel tuo lavoro?
Connetto molto il mio lavoro con la vita privata, nel mio lavoro do tanto della mia persona. Ad esempio con il colore, nelle mie coreografie i colori nel disegno luci hanno un valore simbolico, se qualcosa riguarda la tentazione o il pericolo, uso luci più rosse. Toccare, sentire, annusare è qualcosa di umano, credo che essere vivi voglia dire usare i nostri sensi e danzare lo sia pure, quindi la danza è ciò che ci tiene in vita.

Il teatro/danza tedesco, a partire da Pina Bausch, fino ai giorni nostri cosa ha rappresentato e come si è evoluto sulla scena nazionale e poi internazionale?
Rispetto molto il lavoro di Pina Bausch, penso che ciò che ha raggiunto è qualcosa di fantastico. Vedo il teatro/danza come un mix di recitazione e danza, ma ai giorni d'oggi tante persone provano a fare questo stile, ma non proprio tutti riscuotono successo. Nella scena internazionale c'è spazio per tutti, dallo stile classico a quello contemporaneo fino al teatro/danza. Credo ci siano buone compagnie di classico e altre meno, penso che nel teatro/danza ci siano parecchie persone che non hanno esattamente una visione chiara di ciò che vogliono mostrare e fare.

In conclusione, caro Stéphen, quali sono i progetti futuri che ti attendono e i sogni nel cassetto?
Caro Michele penso che quando smetti di sognare, smetti di vivere. Ogni giorno è importante trovare una nuova sfida e continuare la propria evoluzione. I prossimi progetti che mi attendono sono le produzioni per la "Delattre Dance Company", ma anche per altre realtà del mondo tersicoreo. Nella prossima stagione avremo alcune première come "Alice nel Paese delle Meraviglie" e una produzione sul tema della vita di William Shakspeare con coreografi ospiti e orchestra. Questa sarà la prossima sfida per la "Delattre Dance Company", avere una serata intera in un grande teatro con tanto di Orchestra dal vivo. Sono molto impegnato con la Compagnia a Mainz, ma spesso viaggio per differenti progetti internazionali, e ciò per me è realmente interessante ed eccitante perché ogni volta incontro diversi artisti e tanti giovani nuovi talenti.

Michele Olivieri

Ultima modifica il Mercoledì, 13 Marzo 2019 10:32

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