venerdì, 22 febbraio, 2019
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INTERVISTA a LUCA CESA - di Michele Olivieri

Luca Cesa. Foto Delphine Vacelet Luca Cesa. Foto Delphine Vacelet

Luca Cesa nasce ad Atripalda nel 1993. Inizia la sua preparazione classica e contemporanea all'età di dieci anni presso il "Centro Danza Body Line" diretto da Giusy Criscitiello. Nel 2010 a Roma, all'età di diciassette anni, vince il premio come miglior interprete, ottenendo inoltre da Cristina Bozzolini, Direttrice dell'Aterballetto e del Balletto di Toscana, una borsa di studio per entrare nella scuola di alta formazione a Firenze. Nel 2011, viste le sue lodevoli capacità la Direttrice lo invita a far parte della compagnia stessa, divenendo poi assistente di danza classica del Maestro e coreografo internazionale Eugenio Scigliano per i corsi superiori della "Scuola del Balletto di Toscana". Entra subito a far parte del corpo di ballo nelle produzioni di repertorio: "Bella Addormentata", "Bayadère", "Paquita", "Don Chisciotte" e molti altri. In seguito viene notato dal coreografo Fabrizio Monteverde che lo sceglie per "La Boule de Neige" nel ruolo di Gerard, divenendo così Solista. Negli anni successivi interpreta i migliori ruoli, tra cui Albrecht in "Giselle" di Eugenio Scigliano, Paride in "Romeo e Giulietta" di Davide Bombana e si ritrova a lavorare con i grandi coreografi del momento. Viene invitato a numerosi festival e dal 2014 collabora con la compagnia "Dance Cyprus" in qualità di esecutore ed insegnante ospite. Dal 2016 è ballerino del "Ballet Preljocaj", una delle compagnie di danza contemporanea più importanti al mondo. Nel 2017 è assistente del coreografo Davide Bombana per la nuova produzione "Galthea's Myths". Durante la sua formazione coreutica a Luca Cesa viene commissionato un lavoro come giovane coreografo a Vienna, ideando così la sua prima coreografia dal titolo "Sturm und Drang" un passo a due su musiche di Chopin per l'Europa Ballet, ottenendo ottime critiche. Nel gennaio 2018 viene chiamato in Svizzera come interprete italiano per il "Prix de Lausanne". Sempre nel 2018 crea "Lamento" per il "Conservatorie de Musique et Danse" di Cluses (Francia). Sylvie Gailleton, Direttrice degli Affari Culturali della Città di Cluses, dopo il grandissimo successo ottenuto, lo invita a creare una nuova produzione intitolata "Shiver" che debutterà nell'aprile 2019. Nonostante gli impegni coreografici e le varie tournée, Luca Cesa è Maestro ospite in varie scuole di danza europee.

Carissimo Luca, in quale spettacolo hai debuttato in assoluto nelle vesti di danzatore professionista?
Il primo spettacolo come professionista è stato al fianco della compagnia "DanceCyprus", in Grecia, con "The World of Diamantis" una coreografia della stravagante Margaret Markidou basata sul dipinto monumentale di Adamantios Diamantis il tutto accompagnato dalla "Cyprus Symphony Orchestra".

Come ti sei avvicinato alla professione di coreografo?
"Si diventa coreografi per necessità" così definisce in modo sublime il coreografo Malik Nashad Sharpe. Esserlo è una scelta ed io ho iniziato a farlo nonostante sia molto giovane e continui ancora a danzare. Diverse volte nutro un reale desiderio di dare un senso alla mia tristezza, tenere a bada la mia mente, le mie emozioni, le mie folli idee. Sento e credo di essere diverso, e questo non mi fa paura, anzi mi spinge a lavorare tramite l'ispirazione, cercando di capire un impulso oppure un nuovo linguaggio. La coreografia ha la capacità di costruire un'identità personale, un modo per definire se stessi, per collocarsi in un mondo che non ci appartiene. Mi intriga poi pensare di poterlo fare attraverso il corpo di altri individui.

Racconta, per chi non l'avesse vista, la tua creazione "Sturm und Drang" andata in scena a Vienna?
"Sturm und Drang" è un passo a due neoclassico su musiche di F. Chopin realizzato per la compagnia austriaca "Europaballett". Appena ventunenne il Direttore Michael Fichtenbaum mi commissionò questo lavoro lasciandomi carta bianca sia sui danzatori che sulla trama. La coreografia parla di una storia d'amore tra un uomo e una donna malata di cancro. In una stanza buia e fredda, durante effusioni amorose, lei comunica al suo amato di essere malata e di portare in grembo il figlio tanto atteso. In quella stessa notte la protagonista muore tra le braccia di lui lasciandolo inerme, con il ricordo straziante ed esaltante del loro grande amore.

Mentre della tua nuova creazione "Shiver"?
Nell'ottobre del 2017, la Direttrice del "Conservatorie de Musique et Danse" di Cluses in Francia, mi invitò come insegnante ospite presso la scuola per tenere degli stage/workshop di danza contemporanea. Dopo aver creato una coreografia per il saggio finale della scuola, Sylvie Gailleton, Direttrice degli Affari Culturali della Città di Cluses, visto il grandissimo successo ottenuto, mi ha invitato a creare una nuova produzione intitolata "SHIVER", un balletto che debutterà nell'aprile di quest'anno, accanto a rinomati coreografi del calibro di Hofesh Shechter, Christophe Garcia e Fabio Lopez.

Doveroso citare la tua prima Maestra Giusy Criscitiello, come ricordi il tuo primissimo giorno in sala danza a lezione?
Sin da bambino il mio stare fermo significava saltare, girare, cantare. Odiavo quando qualcuno mi imponeva cosa fare o non fare. Ho sempre ballato davanti al televisore, nel soggiorno di casa pur non essendo mai entrato in una sala di danza. Avevo appena dieci anni quando un'amica di mia madre, Giusy, la quale poi è diventata mia Zia, mi chiese di provare una lezione coreutica. Ricordo che indossavo una tuta super colorata ed era molto difficile passare inosservato a tutti quei confettini rosa che mi guardavano stupiti nel vedere un maschietto, per la prima volta, metter piede nella scuola. Per un piccolo bambino del Sud non era affatto facile entrare liberamente in un luogo ritenuto femminile. Alla fine della lezione ero molto titubante, ma ho deciso di lottare contro tutto e tutti, specialmente contro l'ignoranza e i pregiudizi che spesso creano infelicità. Di tutto ciò ringrazio mia Zia, la quale passo dopo passo, giorno dopo giorno è costantemente accanto a me.

Verso quale repertorio ti senti maggiormente incline?
Come danzatore amo sperimentare e scoprire cose inedite, senza mai lasciare lo studio del repertorio classico dal quale sono partito.

Qual è l'aspetto che ti piace maggiormente nel tuo attuale ruolo di docente?
Essere docente oggi comporta una grande responsabilità. Bisogna possedere una notevole forza abbinata sicuramente ad una grande passione. Insegnare ai giovani ti ricarica ogni volta di una nuova energia, di nuove idee. Quando si è in sala o in teatro lo scopo è quello di dare tutto te stesso, quello che hai appreso e quello che ancora hai da imparare senza cadere nell'errore di trasmettere le proprie frustrazioni a chi ti è di fronte. Cerco con umiltà, non solo di insegnare i passi ma di formare i caratteri dei miei allievi.

Dal 2016 sei ballerino professionista al "Ballet Preljocaj", una tra le realtà più ambite della disciplina contemporanea. Raccontami dal tuo osservatorio privilegiato la magia creativa che si respira al suo interno?
Entrare al "Ballet Preljocaj" è davvero una magia. Ad accoglierti ci sono queste enormi vetrate che fanno da specchio alla bellissima Aix-en-Provence. Tutto è tecnologico e con le grandi sale prove puoi sbizzarriti in quei svariati movimenti che richiedono spazio. Per un danzatore essere in studio con Angelin è senza dubbio una delle sensazioni più significative, sia per una crescita artistica che per un arricchimento personale. Durante le creazioni si percepisce un silenzio totale e una massima concentrazione perché non è cosa da poco affrontare una nuova ideazione a casa Preljocaj.

Il tuo incontro, la prima volta, con Angelin Preljocaj?
Il mio primo incontro con Preljocaj è avvenuto nell'aprile del 2016 a Parigi durante l'audizione per la sua compagnia.

Cosa lo rende speciale artisticamente?
Il suo essere riflessivo, il suo osare, il suo modo di raccontare. Il saper fondere il danzatore mediante le sue idee.

Tra tutti i nuovi linguaggi contemporanei della danza internazionale, a chi guardi con maggiore interesse per ricerca e sperimentazione (a parte Preljocaj)?
Ogni coreografo lascia un segno insegnandoci qualcosa. In questo momento sono particolarmente affascinato dalle coreografie di Crystal Pite.

Dedicarsi alla danza è estremamente affascinante, ma anche faticoso. A te cosa ha dato e cosa ha tolto la danza?
Nella mia vita non ho mai preteso tanto. La danza mi ha tolto forse un po' di adolescenza. A diciassette anni vivevo da solo a Firenze e i miei amici erano lontani, mentre loro la sera potevano divertirsi io pensavo a prepararmi la cena, a stendere la biancheria, ad andare a fare la spesa dopo una lunga giornata lavorativa, ripetendo la sbarra per il giorno seguente. Tutto ciò però mi ha dato la capacità di comprendere me stesso e gli altri, vivendo della propria passione.

Sono moltissimi i giovani che amano la danza, ma non tutti ne possiedono le doti. Come si riconosce un talento?
Quando parliamo di talenti molte volte sbagliamo nel pensare a persone con doti straordinarie. I veri talenti sono coloro che ti lasciano un brivido sulla pelle, il loro essere "animali", lo si intuisce dalla sola presenza e dallo sguardo magnetico.

Quanto è importante calcare il palcoscenico nel periodo della formazione?
È importantissimo! Una scuola di danza deve far capire già dai primi passi che cosa significhi danzare nel prima, nel durante e nel dopo. Per diventare un ballerino professionista devi essere particolarmente allenato, creativo e al massimo della forma fisica. Capire che la concorrenza per il lavoro è feroce e il successo dipende dal talento, dall'esperienza, dalla propria consapevolezza. Essere in palcoscenico vuol dire gestire le proprie emozioni, mostrare la padronanza di tecnica e stile, vivere il pubblico, sfoggiare le doti interpretative. Sudare, cadere, rialzarsi. Soltanto quando fai il primo passo in scena ti accorgi che è lì la vera magia, da quell'istante parte l'autentica danza, rendendoti conto di esistere realmente.

Cosa rappresentano per te il movimento, il gesto, il linguaggio del corpo?
Il movimento per me non è nient'altro che la libertà che permette ad un danzatore di esprimersi senza costrizioni. Il gesto è la traduzione della nostra parola abbinato ad un linguaggio del corpo che non può mai mentire.

Quante potenzialità possiede il nostro fisico nell'esprimere un personale vocabolario?
Infinite! Con il nostro corpo possiamo raggiungere limiti impensabili. È sempre bello avere infinite potenzialità, basta solo saperle sfruttare nel modo idoneo.

A tuo avviso Luca, la danza in tutte le sue accezioni, quale messaggio dovrebbe convogliare ai giovani ma anche alle istituzioni affinché si investa maggiormente in cultura, arte e bellezza?
L'arte e la creatività hanno da sempre svolto un ruolo importante nell'educazione dei giovani. La danza può stimolare un modo diverso di osservare ciò che ci circonda usufruendo principalmente della propria libertà.

Ora apriamo la pagina sul "Balletto di Toscana". Raccontami a ruota libera tutto ciò che desideri su questa affermata realtà nazionale che ha segnato i tuoi esordi?
Il "Balletto di Toscana" è stata la mia casa per tanti anni. Devo moltissimo a questa compagnia perché grazie ad essa ho potuto vivere e danzare nei grandi teatri italiani. Ho avuto il privilegio di lavorare con celebri coreografi ed aver conosciuto colleghi con i quali ci lega ancora oggi grande amicizia. Un gruppo di ventiquattro danzatori che ha lasciato un indelebile segno nella scuola, ma soprattutto nel mio cuore. È una delle presenze più importanti a livello internazionale per la danza classica e contemporanea che mi ha donato l'opportunità di trovare una solida esperienza in palcoscenico, la quale mi è servita poi per trovare lavoro. Gli anni più belli della mia vita!

Cristina Bozzolini quanto ha contato nel tuo percorso professionale, cosa ti ha trasmesso artisticamente e come ti ha supportato?
Per la Signora Cristina Bozzolini non basterebbero cento pagine per poter raccontare del suo essere speciale e del nostro rapporto amichevole, quindi devo contenermi a malincuore ma lei sa cosa penso oltre queste mie poche parole. Il reciproco rispetto e affetto ci ha portato a creare la giusta complicità professionale. Ha fortemente creduto in me sin dal primo giorno che ho messo piede in scuola, insegnandomi l'autentica disciplina e rimanendo un punto fondamentale nella mia crescita artistica. Una donna con un grande cuore, instancabile, attenta alla giusta perfezione e piena di interrogativi. Grazie Cristina!

Com'è stato lavorare al fianco del Maestro Eugenio Scigliano per i corsi superiori della "Scuola del Balletto di Toscana"?
Non è mai facile lavorare accanto ai migliori. Scigliano è stato il mio Maestro per eccellenza. Da lui ho imparato oltre alla danza l'importanza della disciplina, le regole da rispettare, l'educazione, l'essere professionale. Mi ha fatto capire che nella severità c'è la realtà delle cose e il duro lavoro di un danzatore. Oggi nel modo di insegnare mi rispecchio molto in lui.

Mentre con Fabrizio Monteverde, altro grande Maestro?
Lavorare con Fabrizio Monteverde è stato un grande onore. Nel 2014 mi ha scelto come Solista nella sua "Boule de Neige" un balletto a cui sono particolarmente legato per vari motivi. Grazie a lui ho formato un carattere che ora mi permette di poter lavorare davanti a qualsiasi coreografo senza aver paura di non esserne all'altezza.

Com'è nato, da bambino, il tuo amore per la danza Luca?
Sin da piccolo ho sempre amato muovermi. Ricordo che avevo uno stereo rosso nel quale si inserivano ancora le audiocassette e ad una di quelle cantastorie ero particolarmente affezionato. La facevo andare sempre dallo stesso punto, e con il tempo ho capito che si trattava del "Lago dei Cigni" di Pëtr Il'ič Čajkovskij. Ascoltandola, riuscivo a sentirmi diverso, amato, libero di volare fino a non sentire più nulla.

Il "Prix de Lausanne", uno tra i più prestigiosi e rinomati concorsi internazionale per giovani danzatori, com'è entrato nel tuo percorso?
Il Prix de Lausanne è arrivato per puro caso. Cercavano un interprete italiano e mi fu inviata la candidatura. Libero da impegni lavorativi accettai di intraprendere tale nuova avventura. Quest'anno sono stato richiamato, e con grande piacere parteciperò per la seconda volta, dal 3 all'11 febbraio.

Qual è l'emozione quotidiana più viva nella tua professione tersicorea?
Sentire il mio corpo vivo in una continua evoluzione nel tutto.

In conclusione una definizione per i tuoi compagni di viaggio al "Ballett Preljocaj"?
Un concentrato di energia alla massima potenza con la bellezza artistica del magico mondo teatrale.

Michele Olivieri

Ultima modifica il Sabato, 19 Gennaio 2019 11:26

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