giovedì, 18 ottobre, 2018
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INTERVISTA a FRANCO MISERIA - di Michele Olivieri

Franco Miseria. Foto Claudio Porcarelli Franco Miseria. Foto Claudio Porcarelli

Carissimo Franco, ami più il mezzo televisivo o il contatto con il palcoscenico teatrale? E quali sono le differenze sostanziali?
Amo di più il teatro, perché si ha il contatto diretto con il pubblico; l'applauso immediato ti ripaga subito della fatica e del lavoro proposto. I tempi televisivi sono più stressanti, ma sicuramente hai una platea maggiormente estesa da raggiungere: "il pubblico a casa".

Hai partecipato a importanti Festival della danza, tra cui quello di Spoleto e di Nervi, con creazioni per étoile della danza classica e contemporanea. Queste due discipline possono interagire tra loro?
A me piace fondere tutti gli stili di danza e questo si può fare solo su ballerini che provengono da una forte base classica.

Le tue coreografie hanno vinto numerosi premi e riconoscimenti, quali ricordi con più piacere?
Il Festival della danza di Nervi e quello di Spoleto.

Tre aggettivi a testa per descrivere Stefania Rotolo, Heather Parisi, Lorella Cuccarini?
Stefania: talento puro. Heather: talento e grande tecnica. Lorella: grande professionalità.

Che cosa ti aspetti dal futuro?
Vorrei continuare a lavorare come direttore artistico, per poter curare lo spettacolo a 360 gradi e non solo dal punto di vista coreografico.

Come reputi l'attuale metodo d'insegnamento coreutico in Italia?
Buono!

Se dovessi stilare una classifica dei momenti più importanti ed emozionanti della tua carriera dagli inizi ad oggi, quali ritieni siano stati i più significativi?
"Piccolo Slam" con Stefania Rotolo; "Fantastico 1" con Heather Parisi; "Fantastico 6" con Lorella Cuccarini; "Fantastico 8" di Adriano Celentano con i più grandi ballerini internazionali.

Quali sono i tuoi riferimenti nel processo di creazione? Cosa prendi dal mondo (fisico e culturale?)
In primis la musica e poi tutta l'arte a 360°.

La ballerina e il ballerino nel panorama attuale a cui riconosci l'eccellenza, teatrale e televisivo?
Per la ballerina direi Nicoletta Manni del Teatro alla Scala di Milano, per il ballerino Sergei Polunin.

Mentre del passato (sempre teatrale e televisivo)?
Senza ombra di dubbio rispondo Rudolf Nureyev e Ann Reinking.

Qual è il balletto che hai più amato del repertorio classico e di quello contemporaneo e perché?
Per il balletto classico dico "Romeo e Giulietta" con Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn, perché è la storia d'amore più bella e l'hanno interpretata in maniera tale che non fosse una storia adolescenziale ma che fosse una vera e propria storia d'amore. Per il contemporaneo dico il video di "Thriller" di Michael Jackson perché in quel video lui da il meglio di sé.

Mentre sul lato coreografi?
Bob Fosse, Michael Bennett, Jerome Robbins, George Balanchine.

Possiedi qualche rimpianto, artisticamente parlando?
Sì ho un rimpianto, tanto tempo fa dovevo fare le coreografie per le "Colombiadi", stavo cercando il protagonista, perciò mi misi in contatto con il manager di Rudolf Nureyev, l'esito fu positivo, ma subito dopo annunciò la sua malattia e saltò tutto.

Qual è stata la tua prima creazione in televisione e per chi?
"Piccolo Slam" con Stefania Rotolo.

Come ti accosti alla preparazione di una nuova coreografia?
Come se fosse sempre la prima volta, perciò con grande curiosità!

In molti anni d'insegnamento, oltre alle doti fisiche e tecniche, quali sono i presupposti fondamentali per diventare artista?
Il duro lavoro!

L'umiltà: quanto conta nella danza e nell'arte in generale?
È fondamentale!

Oltre la danza, quale altre passioni coltivi?
Il cinema, la lettura, l'arte, la moda e tante altre cose.

Nella tua carriera hai goduto di innumerevoli incontri illustri nel mondo culturale e artistico. Chi ti ha colpito in particolar modo e perché?
Julio Bocca per la sua umiltà e disponibilità e Gianni Versace per i preziosi consigli che mi ha donato.

Qual è il tratto principale del tuo carattere?
La precisione e l'ambizione.

Qual è il film che hai amato di più?
"West Side Story".

E il libro?
1Q84 di Haruki Murakami.

Chi o cosa ti imbarazza?
L'ignoranza e la maleducazione.

Per tua esperienza ci sono ancora tanti pregiudizi sui ragazzi che scelgono di fare danza?
Sì, colpa dei genitori che indirizzano i figli senza dar loro libera scelta.

Per un coreografo quanto è importante aver avuto un trascorso di danzatore ed esecutore?
Secondo me non c'è una regola, accade e basta!

Oltre a coreografo e direttore sei uno stimatissimo docente. Cosa ti piace e non ti piace in questo ruolo e soprattutto quali sono le emozioni nell'entrare in sala danza con tanti allievi che aspettano di conoscere e apprendere i tuoi insegnamenti?
Non sono un vero e proprio insegnante, ma so emozionare ed emozionarmi quando creo.

Viaggiando molto per lavoro hai un'idea più chiara sul "sistema" che regola e "forma" i danzatori del futuro. Studiare all'estero può essere un valore aggiunto in questo momento in cui tante eccellenze italiane lavorano fuori dall'Italia?
Sicuramente l'estero offre una grande opportunità perché culturalmente la danza è supportata dalla Stato e dal pubblico.

Credi che andare in America oggi sia ancora una "valida" possibilità per un artista?
Sì, certo!

Secondo il tuo sapere, qual è il suggerimento per avvicinare i giovani alla danza?
Parlare di danza nelle scuole.

Con quale criteri selezionavi i tuoi danzatori nei programmi televisivi?
Solo se possedevano una base classica.

Chi ti colpiva maggiormente durante le audizioni in televisione per il corpo di ballo?
Chi osava e usciva dalle regole e i talenti.

Molti pensano che chi danza in gruppo o nelle ultime file sia un ballerino di secondo livello. Cosa ne pensi a riguardo?
Non c'è un secondo livello.

Per molti ragazzi il ballo è un'ancora di salvezza, perché riescono a recuperare se stessi. Trovi giusto questo mio pensiero?
Sono d'accordo Michele!

Quanto è importante per un giovane riuscire a comunicare con il mondo attraverso il "linguaggio del corpo"?
È molto importante!

Come si scopre il talento ma soprattutto cos'è il talento?
Il talento è naturale spesso alcuni non sanno di possederlo, io riesco a riconoscerlo!

A volte la storia, il fascino, la magia di un luogo influenzano anche il successo e l'esito di una rappresentazione al di là della vera essenza dell'evento. Tu che rapporto nutri con i luoghi e gli spazi della danza?
I luoghi e gli spazi della danza devono essere consoni all'evento.

Mi vuoi parlare del tuo nuovo progetto "Key Dance Competition"?
"Key Dance Competition" è il primo concorso nazionale di danza di cui io sono il direttore artistico, in collaborazione con Maria Meoni. Come obiettivo il concorso ha quello di allargare l'offerta formativa dei giovani e giovanissimi, valorizzare così l'aspetto formativo dell'arte coreutica e musicale, per utilizzare la musica come strumento di comunicazione tra varie culture e creare in questa maniera pubblico per la danza.

Mentre di "Key Dance Abbigliamento per la danza"?
La moda ha sempre vestito la mia vita privata e lavorativa. Ho avuto la fortuna di collaborare con grandi costumisti e stilisti perciò ho voluto affrontare anche questa nuova avventura.

Quanto e perché ti sei avvicinato alla danza Franco?
È stato casuale, ogni volta che sentivo una musica iniziavo a ballare in qualsiasi circostanza mi trovassi: a casa davanti allo specchio dell'armadio, nei bar di fronte ad un juke box e via dicendo. Successivamente ho anche iniziato a partecipare alle gare di ballo nei locali. Ricordo che una sera, mentre ballavo al "Piper Club" di Roma, un danzatore americano che lavorava in Rai mi notò e mi chiese dove avevo studiato; gli risposi che non avevo mai preso una lezione e lui mi indirizzò verso la danza classica, perché avevo un enorme potenziale e potevo fare della danza il mio lavoro.

Da dove è nata poi la passione per la coreografia?
Superai la "selezione base" di danza classica e cominciai a ballare nei programmi televisivi più importanti. Passare alla coreografia è venuto con il tempo ed è stato un processo naturale.

Agli inizi della tua carriera chi ha creduto in te?
Furono i ballerini professionisti ad incoraggiarmi e a darmi i migliori consigli.

La differenza sostanziale tra l'essere ballerino, coreografo, insegnante?
Il ballerino esegue, il coreografo crea e il maestro insegna.

Hai una grandissima esperienza nel campo televisivo, cosa ne hai tratto a livello filosofico?
La tv rimane il mezzo di comunicazione per eccellenza, in grado di darti un'enorme popolarità. Bisogna saperla sfruttare al meglio per rimanere sempre sulla cresta dell'onda.

Tra le tante trasmissioni televisive che ti hanno visto coreografo di successo a quali sei più legato?
Fantastico 1, 2, 5 e 8.

Che passioni nutri oltre alla danza?
Teatro, cinema, letteratura e tutto ciò che è legato al mondo dell'arte.

I tempi dei grandi varietà televisivi con il balletto protagonista fanno ormai parte del tempo passato, perché le nuove dirigenze televisive hanno abbandonato o ridotto questo genere, solo per una questione di budget?
Sia per un problema di budget, sia per la mancanza di una figura femminile forte: la showgirl, che è sempre stato il punto di riferimento della danza in televisione per il pubblico a casa.

C'è un artista con il quale hai lavorato che ti ha colpito maggiormente, che ha fatto la differenza?
Heather Parisi e Carla Fracci.

Qual è la conformazione fisica ideale per chi si accosta alla danza in modo professionale?
Non esiste una conformazione fisica ideale, l'importante è che ci siano talento, passione e coraggio nel mettersi in gioco. Ovviamente, se ci sono anche qualità fisiche naturali ben venga!

Oggi vanno di moda i Talent, cosa ne pensi a riguardo?
Dipende, alcuni sono formativi, altri assolutamente no!

Parlaci delle tue Scuole di danza?
Ho tre scuole: il "CSM" (centro studi musical), "Danza Incontro" e "Ragonesi Danza". Le prime due sono di Roma, la terza di Viterbo. I miei insegnanti sono i migliori sul mercato e li sprono sempre ad essere severi nella formazione.

Quali differenze hai notato lavorando all'estero rispetto all'ambiente italiano?
I ballerini stranieri sono più completi, per questo ho costantemente scritturato anche loro all'interno dei miei corpi di ballo. La fusione tra étoile esteri e danzatori italiani (e viceversa) è sempre stato il mio punto forte.

Un sogno per il futuro legato alla danza?
Coreografare i ballabili di un'opera lirica del grande compositore Giacomo Puccini.

Michele Olivieri

Ultima modifica il Domenica, 07 Ottobre 2018 20:18

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