martedì, 11 dicembre, 2018
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INTERVISTA a NADIA GARUTI - di Michele Olivieri

Nadia Garuti. Foto Lorenzo Gatto Nadia Garuti. Foto Lorenzo Gatto

Nadia Garuti è diplomata al Corso Biennale di Perfezionamento per Insegnanti di Danza Classico-accademica del Teatro alla Scala nel 2000, con Tesi "I Maestri di Danza italiani in Francia e oltre, dal '400 alle soglie dell'800, la loro migrazione, i motivi e i percorsi visti attraverso la Filosofia, la Pedagogia e la Storia". Dallo stesso anno è Docente di Propedeutica alla danza classico-accademica presso la Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala di Milano dove si occupa di insegnamento rivolto ai bambini e ragazzi e Formazione ai Corsi insegnanti e Seminari monotematici di Propedeutica alla Danza. Presso L'Accademia del Teatro alla Scala ha svolto dal 2008 al 2012 "Corsi di Espressione corporea" rivolti alla formazione di docenti ed educatori oltre che alla programmazione e svolgimento di progetti nelle scuole di Milano e Piacenza. Nel luglio del 2010 è Docente di Espressione Corporea al VII° Campo "mare e musica" di Fermo (AP) organizzato da Accademia Teatro alla Scala. Dal 1997 ricerca in ambito di movimento creativo e storia della danza sviluppando progetti rivolti a Insegnanti in Corsi di Formazione e aggiornamento presso: UCIIM di Reggio Emilia 1997, La Danza a Scuola. Provveditorato agli Studi di Reggio Emilia 1998-2004. Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia Attività laboratoriale di danza all'interno del corso Speciale abilitante rivolto a insegnanti di sostegno 2005-2006. Relatore al seminario sulle prassi dell'integrazione, con progetto Tattile sensoriale rivolto a ragazzi disabili 2003. Attualmente collabora alla Formazione di educatori presso L'Indaco atelier di ricerca musicale ed espressiva, Reggio Emilia, collaborando dal 2004. Consegue il Diploma di Maestro d'Arte e nel 1976 il Diploma di Maturità in Arte Applicata presso l'Istituto d'Arte "Gaetano Chierici" di Reggio Emilia. Proseguendo la ricerca in ambito storico, Storia dell'Arte, Storia della Danza e della Musica fino ad oggi anche a sostegno del proprio percorso professionale. Da luglio a novembre 2017: Laboratorio di Espressione corporea e Gestualità Barocca finalizzati alla messa in scena dell'Opera rinascimentale "L'Orfeo Dolente" di Domenico Belli (1616), rappresentata presso il Castello del Buonconsiglio di Trento il 14 novembre 2017, Festival Trento Musica Antica, in collaborazione con Bonporti Antiqua Ensemble, classe di canto Rinascimentale e Barocco (Docenti: Lia Serafini, Roberto Gianotti. Messa in scena: Nadia Garuti). Gennaio 2017: Progetto di "Gestualità Barocca" in collaborazione con Bonporti Antiqua Ensemble classe di Canto Rinascimentale e Barocco. Dall'analisi dei trattati di Ballo di Cesare Negri, Arbeau e "...o vero alcune osservazioni per metter bene in scena le composizioni drammatiche", fino alla creazione coreografica di "Lasciate i monti", "Lamento della Ninfa", "Sì dolce il tormento" di Claudio Monteverdi. Istituto Superiore Liceale "Matilde di Canossa" - Reggio Emilia, Progetto Danze Storiche del Balletto Ottocentesco (dal 6 al 13 marzo 2017 e febbraio marzo 2018): Attraverso l'osservazione di fonti iconografiche, la lettura dei trattati dell'Arte della Danza dal 1400 e 1600 ed elementi di storia della danza, comprendere, favorire l'apprendimento, l'inserimento storico corretto e lo studio dei passi base della Danza storica inserita nel repertorio del balletto ottocentesco: "Il Lago dei cigni", "La Bella addormentata" e "Romeo e Giulietta". Passi base e apprendimento di brevi coreografie dal 1400 in poi. Dal profilo tratto da "Danzastraordinaria", ed. dell'Ambrosino (scritto da Lorena Lilla con prefazione di Anna Maria Prina): Danza, bambino, scuola: tre parole chiave che giocano un ruolo fondamentale nella professione di Nadia Garuti. Specialista di danza applicata per le scuole e di danza creativa-educativa, docente di propedeutica alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, Nadia insegna nelle città di Milano e Reggio Emilia. Ma il viaggio che intraprende grazie alla sua passione per la danza e per il mondo dell'infanzia ha in realtà una sola meta: l'universo bambino e la sua creatività. Partire dai bambini, aiutarli a conoscersi e a costruire la propria identità sono capisaldi irrinunciabili del suo lavoro, che proprio nella danza trova gli elementi per aprire un canale comunicativo con loro: gesto, movimento, spazio, musica, gioco, sperimentazione. Ambiente educativo e protetto, la scuola è luogo ideale per accogliere le potenzialità espressive dei piccoli. Ed è soprattutto qui che Nadia Garuti canalizza le sue competenze professionali, convinta che il linguaggio della danza, così potente ed evocativo, non si opponga all'attività didattica, ma anzi la arricchisca e la completi.

Carissima Nadia, iniziamo dal principio. Da sempre nutri grande passione per la danza e per il mondo dell'infanzia, da bambina cosa sognavi di fare? Esattamente ciò che poi hai conseguito?
Vero fin da bambina, inizialmente sognando di danzare ...ballerina ...ma piano piano si è affacciato il pensiero e il desiderio di insegnare. È stato un passaggio, come spesso accade, guidato dagli eventi... improvviso incidente ad un ginocchio, l'incontro casuale e significativo con un Medico specialista che in tempi in cui la rieducazione post traumatica era vista come "fantascienza" ha saputo mostrami un diverso percorso di studio e riabilitazione. Ero davvero molto giovane e la curiosità di apprendere e sperimentare mi ha permesso di esplorare nuove frontiere nell'insegnamento della danza. Ora la mia visione è circolare, non credo completa... non lo sarà mai ...sempre curiosa e volta al bambino, la persona, il suo desiderio di espressione, il corpo sensibile e musicale sono solo alcuni punti su cui ricerco a fianco dei bambini che attraverso e nelle arti trovano appoggio alla loro crescita.

Quali sono i tuoi primissimi ricordi legati all'arte della danza?
Ero molto piccola, dicono avessi tre anni addirittura, quando vidi il mio primo spettacolo di balletto presso il Teatro di Mirandola, sono nata in provincia di Modena; i costumi, le luci, il movimento in scena o persino il racconto espressivo che ritrovo oggi nei sogni dei miei allievi, fu lo stesso per me allora. I bambini, aperti al futuro, possono e sanno raccogliere e fare proprio tutto ciò che può avvicinarli al loro sogno, all'immagine del loro essere adulto e lo fanno con metodo e cura... nulla sfugge, nulla viene buttato se vale.

Il danzare, prima come esecutrice e poi come insegnante, si è rivelato un modo per sentirti maggiormente libera?
Sì... la mia prima risposta, se poi rifletto un momento aggiungo che la libertà è pure una scelta e ha il suo prezzo, appare retorico e ripetitivo il mio concetto ma tanta bellezza nel praticare, avvicinarsi, conoscere, ricercare appaga, ma accettare la sfida di seguire la propria intenzione e farlo al meglio nel rispetto di un pensiero pulito richiede tanta volontà e onestà nel guardarsi dentro ...mi ripeto, la libertà ha il suo prezzo.

Hai avuto modo di affermare che "Ho sempre amato la danza. L'ho vissuta con amore in passato come ballerina e continuo ad amarla ora come insegnante." Ma per il tuo pensiero quale essenza racchiude questa nobile arte?
L'Intelligenza del corpo, corpo che racchiude e si schiude alle arti tutte... generando!

Con il tramite della danza si può raccontare la vita?
Sì, impossibile scindere, ogni nostro gesto, anche il più piccolo ci racconta in danze sempre diverse. Danze espressive in luoghi diversi, danze di relazione e comunicazione fin dalla più tenera età, danze che raccontano i nostri pensieri e srotolano come gomitoli colorati e infiniti, danze di sottile raffinatezza tecnica e musicalità e il corpo racconta le parole che fatichiamo ad esprimere a testimonianza del nostro pensiero più ricco, ricercato e tanto altro ancora!

Quando si parla di danza, come andrebbe definita nella sua più pura accezione?
Retorica... poesia del corpo.

Da tempo insegni presso la Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala, una delle più pregiate a livello internazionale, un'istituzione che non ha bisogno di presentazioni. Ti chiedo inizialmente quali sono i tuoi ricordi legati al ruolo di allieva all'Accademia scaligera?
Sono stata un'allieva adulta! Trepidante e curiosa ...molto ...e con il desiderio insieme di confrontarmi e comprendere nuovi pensieri – apprendere – desiderosa di trovare nuovi modi per avvicinarmi ai bambini, ai ragazzi... e all'Accademia scaligera studiando ho trovato tutto questo!

Come sei poi arrivata ad entrare nella rosa dei docenti della Scuola di Ballo?
Non avrei mai potuto immaginare; il solo pensiero ancora ora mi emoziona e mi mette, diciamo così, sull'attenti. Diplomata al Corso di perfezionamento insegnanti di danza classico-accademica dell'Accademia Teatro alla Scala sono entrata direttamente come insegnante ai corsi di propedeutica. Ricordo un giorno di settembre ricevetti la telefonata della Signora Prina, allora Direttrice della Scuola di Ballo, che alla mia emozione inevitabile rispose con un deciso "...l'importante è lavorare bene..." mai dimenticato!

Qual è l'aspetto più entusiasmante nel tramandare il tuo sapere ai piccoli ballerini, future stelle del domani?
Forse la mia è una "visione romantica" della relazione educativa, parto dalla persona, dai bambini e il pormi in relazione con loro. Osservarli, ascoltarne l'intenzione, il loro cercare con il corpo sinceramente desiderosi di apprendere o semplicemente conoscere per accompagnarli attraverso la scoperta del proprio corpo verso il loro sogno di balletto. La ricerca continua, partire da loro e cercare sempre nuovi modi, affiancandomi in ascolti plurimi.

Sicuramente una professione la quale ti regala momenti di tenerezza e dolcezza. Le emozioni che provavi quando danzavi, sono in qualche modo simili a quelle provate oggi insegnando?
Mi sento fortunata, ho un lavoro bellissimo! Da ballerina ricercavo il gesto raffinato e perfetto, l'intenzione espressiva del movimento, il mio corpo ha fatto memoria di questa ricerca, ora dal corpo fatto memoria recupero, il mio è un corpo in cui ritorno riascoltando per riproporre a corpi anche diversi dei bambini, ragazzi o adulti con diverse intenzioni e sogni... e questa bellezza ritorna appagante, per me è anche questo!

Parlami delle tue esperienze e collaborazioni passate e presenti, quali ricordi con maggiore entusiasmo?
Ho una visone circolare della relazione educativa, non superficiale questo no! ma allargata e aperta alle arti, è nella mia formazione e su questo aspetto mi impegno a sostegno della mia professione. In funzione di ciò ho creduto fortemente nei Progetti per le scuole, iniziai nel 1997 con un importante corso di formazione UCIIM rivolto alle insegnanti delle scuole dell'obbligo: il mio intento era quello di inserire la danza nel curricolo scolastico come materia trasversale alla programmazione di classe. Da allora si sono susseguiti numerosi progetti rivolti a tutti i ragazzi dalle scuole dell'infanzia, primaria di primo e secondo grado, scuole superiori. Ogni progetto ha mosso relazioni, scoperte, dinamiche diverse e a volte sorprendenti ma sempre emozionanti, ho visto bambini dal carattere chiuso "fiorire" di gioia e bellezza, bambini in difficoltà trovare un canale di comunicazione alternativo profondo e sensibile e spesso collaborazioni con insegnanti davvero appaganti. Il frutto di questi progetti ho avuto la grande soddisfazione di condividerlo all'interno dell'Accademia Teatro alla Scala mediante corsi di formazione rivolti ad educatori, e sviluppati in progetti "su misura" in alcune scuole dell'infanzia e primarie di Milano come nel Progetto "Nando Peretti". Da alcuni anni collaboro con L'Indaco Atelier di ricerca musicale di Reggio Emilia in corsi di formazione rivolti a Musicoterapeuti FIM.

Per chi non l'avesse vista, come racchiudere in poche parole, la messa in scena dell'opera rinascimentale L'Orfeo Dolente di Domenico Belli, rappresentata presso il Castello del Buonconsiglio di Trento all'interno del "Festival Trento Musica Antica" di cui sei stata docente?
Esperienza importante questa con il "Festival Trento Musica Antica", in collaborazione con la classe di Canto Rinascimentale e Barocco del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio di Trento "Bonporti". La richiesta della Maestra di canto Lia Serafini e del Maestro Gianotti Direttore del dipartimento, ricordo fu: "...in forma scenica", e un'opera come questa dal titolo drammatico, come ci giunge notizia dal frontespizio: "Orfeo Dolente musica di Domenico Belli diviso in cinque Intermedi con li quali il Signor Ugo Rinaldi ha rappresentato l'Aminta Favola Boschereccia Del Signor Torquato Tasso Novamente composto e dato in luce. In Venetia appresso Riccardo Amandino MDCXVI", rappresenta una sfida che ho scelto di risolvere con atteggiamento di rispetto e ricerca filologica dove e quanto possibile. Con i ragazzi del Conservatorio ho seguito due strade, quella del lavoro profondo sul corpo, ricercando come renderlo sensibile per ottenere un gesto espressivo spontaneo e insieme intenso e la ricerca storica. Lo stare in scena seguendo le regole. In comune il "corpo unico" inteso come generante di voce, movimento, musicale quindi e sempre espressivo, con i ragazzi questa appunto la sfida più impegnativa. Sono stati bravissimi nonostante la richiesta altissima e spesso impegnativa, vestire i panni di ieri, anche i movimenti più semplici hanno richiesto attenzione. Le Opere di tale portata richiedono un diverso ascolto e porsi del corpo.

Cosa ti rende più soddisfatta nel tuo lavoro all'Accademia Teatro alla Scala?
Stupirà - e mi ripeto - la spinta interiore alla ricerca continua, dove l'intenzione vola alto non è possibile stare ferme... si può sempre apprendere, osservando, condividendo, ma ancora di più raccogliendo dall'aria... è assai stimolante!
Oltre alla danza nella tua vita gioca un ruolo fondamentale la musica, cosa ti appassiona e cosa ami ascoltare in particolare?
Vago dalla musica antica a quella contemporanea. La musica come arte rappresenta e racconta - come la danza - la storia dell'uomo e ne racconta emozioni e regole, diverte e sostiene la tristezza più profonda, amo la ricerca ...e lo ripeto con un sorriso... già ripeto... ricerca intelligente ...incantata!

Ricordi la tua prima volta in palcoscenico davanti ad un pubblico, in quale occasione è avvenuta?
Ricordi di scuola, un "Claire de lune" di Claude Debussy: acerba Solista sognante e in seguito Solista in "Petit rien" di W.A. Mozart al Teatro Bibiena di Mantova.

Sei una grande amante delle danze storiche, da cosa nasce questa esigenza e ricerca?
"Ricerca" ricompare sempre questa parola... "ricerca"! Trovo tante risposte perché non mi basta accettare le meravigliose e perfette regole codificate, ho voluto comprendere il significato dell'en dehors, delle braccia arrotondate a quell'altezza precisa ad un attitude così splendidamente plastico e in equilibrio... comprendere non è solo scoprire una seppur importante fonte iconografica da confrontare ma leggere tra le pieghe della storia e accettarne i cambiamenti, tanto grandi da trasportare artisti italiani in nuovi paesi dove la nostra ricchezza culturale è rifiorita in inedite forme, e questo è solo un modesto tassello. Però la danza storica è pure una bella pratica! Divertente e appagante.

Qual è il miglior approccio con i bambini che desiderano studiare l'arte della danza e come sono strutturate le tue lezioni alla Scuola di Ballo dell'Accademia? Cosa prediligi nell'insegnamento a loro?
Nella maggior parte dei casi i bambini che varcano le porte della Scuola di ballo scaligera per i corsi di propedeutica, sono bambini che hanno scelto! Per questo hanno aspettative precise... mi pongo con rispetto, ascolto attentamente in giusto equilibrio con gli aspetti creativi e un apprendimento tecnico.

La tua ricerca formativa si è sviluppata anche in ambito storico, dalla Storia dell'Arte alla Storia della Danza e alla Musica, quale nutrimento hai tratto da questi studi?
Fondamentale... come una chiave apre a sempre più profonde letture, e sta nel contempo alla base.

L'espressione corporea su quali basi si fonda e come si sviluppa?
È frutto di una ricerca sottile ma presente, provo con questa mia frase: "...con il corpo conosco, imparo, sento, mi emoziono; con lui percepisco ed organizzo in categorie lo spazio e il tempo... con il corpo parlo, possiede un suo alfabeto, è un corpo intelligente, creativo, parla il linguaggio delle emozioni."

Mentre la gestualità barocca?
Già dal '400 giunge a noi attraverso i Trattati di ballo, per citarne alcuni come Domenichino da Piacenza, Guglielmo Ebreo da Pesaro e poi Fabrizio Caroso con Il Ballarino 1581 e Cesare Negri 1602, il desiderio di codificare, teorizzare dove il ballo decantato come virtù era assolutamente necessario per mostrare le "creanze" e lo status sociale. Nel Teatro del tardo '600 la stessa necessità permise di codificare quanto utile per permettere, in questo caso ai cantanti di unire gesto e parola per una totalità "degli affetti" come padronanza retorica gestuale.

Cosa ti affascina nell'Arte della Danza dal '400 fino alle soglie dell'800, tanto da aver dedicato ad essa la tesi presso la Scuola di Ballo della Scala?
Riconoscere ai Maestri italiani il loro importante ruolo nell'evoluzione del Balletto e il piacere personale di conoscere e approfondire come l'ambiente sociale si evolve fino ad oggi. In Italia il Rinascimento ebbe modo di esprimersi in vari modi all'interno delle Corti italiane, Venezia, Milano, Firenze, Ferrara e non dimentichiamo Mantova e Guastalla. Maestri di Ballo che hanno saputo coniugare trasformando quanto colto dal ballo popolare in ballo talmente evoluto sulla tecnica da preparare le basi per quello che poi divenne, come ben sappiamo, sviluppandosi nelle basi del balletto classico.

La danza nei bambini trova un naturale passaggio comunicativo, per tua esperienza quali sono le maggiore difficoltà che presentano i piccoli nella formazione, non solo fisiche?
Gesto, movimento, spazio, musica, gioco, sperimentazione, quanto sono fondamentali nella crescita umana? Come possiamo rinunciare a queste occasioni per raccontare e comunicare? Se ci poniamo l'obiettivo di coltivarlo nei bambini e nei ragazzi possiamo sperare di avere adulti più sensibili.

Per un artista cosa significa "arrivare" o "partire" dalla Scala di Milano?
Mi sento in divenire...

Nessun'altra società, come quella greca, ha posto la danza su un livello così alto tanto da essere gli antichi greci inventori ed esecutori di una forma purissima di danza, tanto avanzata da non poter essere riprodotta dopo. Quanto c'è ancora da scoprire in questa disciplina?
Vero, sono d'accordo... Orchestra dal verbo Orchemai mi muovo danzando. Scomodando Platone nelle sue "Leggi" aveva teorizzato sulle "Arti mimetiche" definendo la Danza "Rappresentazione di parole attraverso i gesti". Il mio pensiero è "siamo in divenire" ...tutto parte da noi dalla nostra capacità di porci in relazione e costruire, ricercando, la qualità con pensiero pulito e costruttivo.

Un'opera lirica o una partitura musicale che non ti stanchi mai di ascoltare?
Di Claudio Monteverdi: L'Orfeo! Ma spazio pure con piacere tra le pagine di Satie e Debussy... e chissà cosa ascolterò domani!

In conclusione, cara Nadia, come ti piacerebbe dipingere a parole l'arte della danza e del balletto dal tuo prestigioso osservatorio?
Baudelaire: "Insaississable et fugitive danse, que rien ne fixe et ne retient jamais, immaterielle et cependante intense, dans l'infini tu nais et disparais".

Michele Olivieri

Ultima modifica il Sabato, 22 Settembre 2018 12:16

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