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INTERVISTA a JACOPO TISSI - di Michele Olivieri

Jacopo Tissi. Foto Pierluigi Abbondanza Jacopo Tissi. Foto Pierluigi Abbondanza

Jacopo Tissi nasce nel 1995 a Landriano (Pavia). Nel 2014 si diploma presso la Scuola di ballo Accademia Teatro alla Scala di Milano (studiando principalmente con i maestri Maurizio Vanadia e Leonid Nikonov). Durante la stagione 2014/15 ha ballato con il Balletto di Stato di Vienna sotto la direzione di Manuel Legris, nella stagione 2015/16 è entrato a far parte del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala sotto la direzione di Makhar Vaziev, avendo come repetiteurs Vladimir Derevianko e Olga Chenchikova. Attualmente è Primo Solista nel Corpo di Ballo del Teatro Boslhoi di Mosca. Il suo repertorio a Vienna ha compreso: "Friend" ("Giselle Rouge", musica di P. Tchaikovsky, A. Shnitke, G. Bizet, coreografia di B. Eifman), "Le combat des anges", musica di G. Fauré ("Proust ou les intermittences du coeur", coreografia di R. Petit; in the framework of The Young Talents Evening). Il suo repertorio alla Scala di Milano ha compreso: Prince Desire ("The Sleeping Beauty" di P. Tchaikovsky, coreografia di M. Petipa e A. Ratmansky nella versione di A. Ratmansky), il gentiluomo Des Grieux ("L'histoire de Manon", musica di Jules Massenet, corografia di K. MacMillan), Prince Charming ("Cinderella" di S. Prokofiev, coreografia di M. Bigonzetti), French Dance ("Schiaccianoci" di P. Tchaikovsky, coreografia di N. Duato), Espada ("Don Quixote" di L. Minkus, coreografia di Rudolf Nureyev, Laurent Hilaire production). La sua prima esibizione al Bolshoi è stata in "Le Spectre de la rose" con Evgenia Obraztsova nella serata di Gala in onore del Giubileo di Maris Liepa. Il suo repertorio al Bolshoi comprende: Principal Dancer ("Etudes", musica di Carl Czerny, coreografia di H. Lander), The Leading Couple in "Diamonds" (III parte di Gioielli) musica di P. Tchaikovsky (coreografia di G. Balanchine), Siegfried nel "Lago dei cigni" (Yuri Grigorovich), Solista nel Grand pas des eventailles, "Corsaro" (Yuri Burlaka e Alexey Ratmansky dopo Marius Petipa), Coppia in bianco in "Forgotten Land" (Jiri Kylian), Antoine Mistral in "Fiamme di Parigi" (Alexey Ratmansky dopo Vasily Vainonen), Principe "Schiaccianoci" nella versione di Grigorovich, Principe Desire nella Bella Addormentata (Yuri Grigorovich), Solor nella "Bayadere" nella versione di Grigorovich dopo Marius Petipa. Tra i premi ricevuti, è stato votato "The rising talent" (2014) dalla rivista italiana Danza&Danza e nel 2016 ha vinto il Prix BALLET2000, a Cannes presso il Palais des Festivals durante la cerimonia e il Gala dedicati a Maya Plisetskaya. Nel 2018 ha vinto il premio Danza&Danza come miglior ballerino italiano all'estero.

Carissimo Jacopo, tu arrivi da Landriano, un piccolo centro vicino a Pavia. Come ti sei avvicinato alla danza e qual è stato il tuo percorso artistico?
Il mio avvicinamento alla danza è stato molto particolare, quasi casuale direi, dopo aver visto un balletto in televisione, ho chiesto ai miei genitori di potermi iscrivere al corso di danza classica del paese. Ho iniziato a Landriano con Valentina Marchionni e a undici anni ho deciso di sostenere l'audizione per accedere alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. Sono entrato in Scuola di Ballo nel 2006 e ho conseguito il diploma nel giugno 2014, dopo otto anni di studio accademico sotto la direzione di Frédéric Olivieri, avendo come insegnante principale Maurizio Vanadia, lavorando molto anche con il Maestro Leonid Nikonov. In Accademia ho avuto l'opportunità di lavorare parecchio, prendendo parte ai numerosi spettacoli e avendo l'opportunità di ballare in titoli importanti. Ho lavorato nel Wiener Staatsballett diretto da Manuel Legris nella stagione 2014/2015, poi al Teatro alla Scala nel Corpo di Ballo diretto da Makhar Vaziev, dopodiché fino ad oggi, al Teatro Bolshoi di Mosca.

La tua formazione artistica da chi è stata particolarmente segnata ed indirizzata?
La mia prima insegnante Valentina mi ha fatto avvicinare alla danza classica, è stato come scoprire un mondo nuovo, la sbarra, la musica, gli esercizi... Valentina mi ha trasmesso la sua passione e mi ha sostenuto fortemente in un ambiente dove la danza maschile era qualcosa di quasi sconosciuto. Il periodo accademico è stato un momento particolarmente significativo, il periodo della formazione. Molto importante è risultato il mio insegnante Maurizio Vanadia che ha sempre creduto in me e mi ha sempre sostenuto, così come il Maestro Frédéric Olivieri e il Maestro Nikonov. Credo comunque, che tutti gli insegnanti della scuola e i maîtres con cui ci siamo relazionati mi abbiano lasciato qualcosa d'importante. Durante la mia esperienza a Vienna è stato davvero interessante lavorare con Manuel Legris, con cui ho preparato il passo a due "Proust" di Roland Petit e con Boris Eifman con cui ho lavorato per la sua "Giselle Rossa", mi sono trovato benissimo con Albert Mirzoyan che seguiva prevalentemente le lezioni maschili. Se parliamo però di segnare il mio percorso artistico non ho dubbi nel parlare del Maestro Vaziev con il quale ho cominciato a lavorare alla Scala e che tutt'ora a Mosca mi incentiva fortemente, nel periodo scaligero ho lavorato anche con il Maestro Vladimir Derevianko e con Olga Chenchikova. Sempre a Milano, una figura per me estremamente importante è stata l'étoile Svetlana Zakharova, che mi ha dato la possibilità di ballare al suo fianco nel ruolo del Principe della "Bella Addormentata". Qui a Mosca oltre al Maestro Vaziev, sempre molto presente, lavoro tutti i giorni con il mio Maestro Alexander Vetrov sin da quando sono entrato in compagnia, mi segue in tutte le prove, sono particolarmente grato a lui per il sostegno, la crescita e il percorso intrapreso al Bolshoi.

La danza è vocazione oppure la si coltiva strada facendo?
Credo che in parte sia vocazione però è comunque una cosa che si scopre e si coltiva nel tempo.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai riscontrato nel percorso coreutico?
Durante il periodo di formazione penso che la maggiore difficoltà sia stata frequentare contemporaneamente l'Accademia e il Liceo Linguistico, perché entrambe richiedevano molto impegno. Ogni periodo ed esperienza ha avuto le sue difficoltà, però tutte mi hanno fatto crescere e sono contento ora come ora.

Quanto devi al direttore Makhar Vaziev e quali sono i maggiori insegnamenti tratti da lui?
Moltissimo, come accennavo prima. Il Maestro Vaziev mi ha insegnato a lavorare duramente, a spingere sempre al massimo quotidianamente, come se non mi fermassi mai. Mi ha spiegato l'importanza della fiducia in se stessi, l'audacia, ma anche l'umiltà e la ferrea disciplina.

A tuo avviso quali sono i punti di forza che lo hanno portato ai vertici del massimo teatro russo?
È un uomo assai determinato, se si pone degli obiettivi li raggiunge sempre. Ama il suo lavoro, è attento a tutti i piccoli dettagli e il risultato è evidente.

Il tuo primo ruolo principale è stato Désiré nella Bella Addormentata accanto a Svetlana Zakharova in Scala. Mi parli di quell'esperienza, di lei come partner e del maestro Ratmansky?
È stato un momento e un'esperienza interessante. Sono grato a Svetlana per avermi donato questa possibilità e per avermi supportato, debuttare al suo fianco è stato come "un battesimo in scena", con una grande stella quale è lei. Con Ratmansky c'è stato un intenso lavoro di ricerca, del personaggio, del soggetto.

Mentre del ruolo del principe nella "Cinderella" di Mauro Bigonzetti cosa ti aveva affascinato?
Confrontarmi con uno stile diverso, lavorare su nuovi movimenti.

Quando hai capito che investire sulla danza sarebbe stato per te fondamentale?
Ho seguito la mia passione, con il mio percorso poi è diventata la mia professione e grande parte della mia vita.

A distanza di anni, cosa conservi dell'esperienza maturata presso la Scuola di ballo Accademia Teatro alla Scala?
Ho dei bellissimi ricordi della Scuola, un periodo importante, di crescita in tutti i sensi.

Un tuo pensiero per il Maestro Frédéric Olivieri, attuale direttore del Corpo di Ballo della Scala?
Gratitudine e affetto, per avermi sostenuto e per aver creduto in me.

Con i tuoi ex compagni di corso all'Accademia scaligera sei rimasto in contatto?
Sì, sono ancora in contatto con i miei compagni, anche se non è facile visto le differenti strade intraprese da ognuno di noi, però i social network aiutano molto nel coltivare e mantenere vivi i rapporti.

Secondo te, qual è la dote che non può mancare ad un ballerino?
Servono tante cose, non è possibile fare un elenco, non si parla soltanto di qualità fisiche e tecniche, ma anche di predisposizione mentale al mestiere.

Visto dall'interno com'è il mondo della danza?
Il mondo della danza è immenso, pieno di stili, sfaccettature, è sempre in movimento. Il mondo della danza dove sono io ora è incredibilmente energico, con un estremo livello di professionalità, ricco di una forte tradizione classica, ma anche aperto al nuovo, c'è un notevole rispetto e una vissuta passione per l'arte che è il balletto e il teatro.

Lo spettacolo di danza che ricordi come il più emozionante al quale hai assistito fino ad oggi?
È difficile sceglierne uno, ce ne sono tanti che mi hanno fatto emozionare.

Nel tuo repertorio, il ruolo che hai interpretato con maggiore entusiasmo?
Ogni ruolo è un percorso interessantissimo e ogni spettacolo ha la sua storia, le sue emozioni!

Per inseguire il tuo sogno qual è stato il più grande sacrificio intrapreso?
Allontanarmi dalla mia famiglia.

A distanza di tempo quali sono i momenti più belli legati al periodo viennese?
È stata un'esperienza professionale e di vita importante, che non dimenticherò. Ho tanti bei ricordi, tante persone con cui ho legato. Professionalmente "Proust" dove lavorai con Luigi Bonino e Manuel Legris e la Giselle Rossa dove lavorai con Boris Eifman e i suoi maîtres.

L'arte della danza cosa ti ha donato di più bello, fino ad oggi?
Il mio percorso ha sicuramente determinato fortemente la mia persona, quindi anche la danza. La cosa più bella rimane quel momento in cui sei sul palco ed è inspiegabile il livello di energia, le emozioni che percepisci, quel momento che non si può spiegare è la ragione per me, il dono!

Cos'è il balletto classico per Jacopo Tissi?
Vivere, esprimere e trasmettere una storia, delle emozioni, attraverso la forma pura della danza classica accademica.

La bellezza quanto aiuta nella carriera di un ballerino?
La bellezza è una qualità sicuramente gradita, ma non può essere tutto.

Cos'è per te la perfezione?
Qualcosa a cui aspirare, anche se irraggiungibile!

Come ti avvicini ad un personaggio che devi interpretare?
È una parte molto interessante del nostro mestiere, personalmente mi piace osservare altri ballerini, anche del passato, video, fotografie... poi ovviamente il lavoro è dentro di te, perché elabori il soggetto, la storia, le tue sensazioni e il lavoro in sala con il mio Maestro, le nuance tecniche, la ricerca delle pose, la parte di pantomima, lo spirito con cui affrontare i diversi passaggi del balletto, così rendendo il personaggio maggiormente "tuo".

Ti conosco fin dai tempi dell'Accademia e apprezzo la tua perseveranza. Hai qualche rimpianto o fino ad oggi tutto è andato esattamente come avevi desiderato?
Non ho nessun rimpianto, anzi dove sono ora è anche oltre ciò che avrei potuto immaginare!

Raccontami della tua nuova vita, in senso umano e non artistico, in Russia. Un Paese affascinante ma sicuramente lontano dalla nostra cultura e dai nostri usi?
Dovunque credo ci voglia sempre un po' di tempo per ambientarsi, sicuramente quando ho cominciato a parlare e comprendere la lingua l'integrazione è stata più semplice, anche perché poche persone qui parlano altre lingue. Culturalmente abbiamo delle differenze, ma anche dei punti in comune, credo che sia importante imparare a conoscere per potersi confrontare. All'inizio la lingua è stata una reale difficoltà, anche se per fortuna sono poi riuscito ad impararla abbastanza in fretta, anche il meteo è una componente particolare, l'inverno è molto rigido e spesso ci sono giornate buie, il che influisce sia sul corpo che sull'umore. Ovviamente per un italiano è sempre difficile confrontarsi con altre cucine, però come dicevo prima bisogna imparare a conoscere per adattarsi e trovare il proprio stile di vita. Mosca è una bella città, ricca di energia, sempre in movimento, ci sono tante cose da fare e da vedere, parlando la lingua ho cominciato a viverla e ad apprezzarla veramente e a conoscere parecchi luoghi e tante persone.

Com'è il pubblico russo, oggi, nei confronti della danza e dei ballerini? Che differenze hai notato ad esempio da Milano e da Vienna?
Il pubblico russo è un pubblico molto competente, amante del balletto e forte sostenitore del teatro e dei ballerini. Ci sono dei veri e propri piccoli fan club che seguono i diversi solisti, il pubblico vuole conoscere i nuovi ballerini, vedere le nuove creazioni, il teatro è un luogo fondamentale e il mestiere del ballerino un ruolo di assoluto prestigio.

Il dietro le quinte del Teatro Bolshoi come lo vedi dal tuo osservatorio? A parte le inevitabili competizioni che fanno parte del gioco, cosa ti affascina della compagnia e dell'ambiente?
La grande ambizione di tutti, la voglia di lavorare, di ballare.

Qual è il momento che più ami durante le prove e come ti accosti all'interiorizzazione del ruolo?
Mi piace documentarmi sul balletto e la storia, guardare video di altri ballerini, anche del passato; poi il lavoro in sala con il mio insegnante, la ricerca del ruolo attraverso la mia personalità, come lo sento, oltre che al lavoro tecnico e la ricerca dei momenti nella pantomima, nelle pose, nei passi a due...

Tecnicamente com'è stato danzare ne "Le Spectre de la rose"?
È un balletto molto difficile, c'è stato un lavoro particolarmente importante per quanto riguarda lo stile, il lavoro delle braccia, delle mani, del personaggio, è stato interessante confrontarmi con questo ruolo e lavorarlo con Andris Liepa che ha ricevuto gli insegnamenti del padre Maris Liepa, il quale aveva lavorato con dei maîtres della compagnia dei "Ballet russes", tra cui Tamara Karsavina.

Mentre l'accostarsi al genio di Balanchine ed alla sua tecnica cosa significa per un danzatore?
George Balanchine ha creato dei balletti bellissimi, dalla base della sua scuola russa ha sviluppato uno stile tutto suo; per me è interessantissimo, lo sviluppo dei movimenti, i disegni coreografici, l'energia delle sue coreografie, personalmente ritengo sia molto stimolante per un danzatore confrontarsi con Balanchine.

Cosa ha significato per te essere il primo italiano nella storia ad essere stato assunto nella compagnia di danza del Boshoi di Mosca?
Un grande onore, rappresentare l'Italia nel tempio della danza che è il Bolshoi.

Come sono strutturate le tue giornate di studio e le prove al Bolshoi, teatro che prevede in media una ventina di spettacoli al mese?
Le giornate al Bolshoi sono pienissime, le schede delle prove arrivano fino alle ore 21, abbiamo numerosi spettacoli al mese spesso diversi, cominciamo ogni giorno alle ore 11, poi ho la mia prova individuale, con le partner e nel caso ci fossero di nuove creazioni.

Immagino che tu prenda anche lezioni private con un maestro personale?
Qui al Bolshoi lavoro con il maestro Aleksander Nikolaevic Vetrov, con cui mi relaziono individualmente e che mi segue ad ogni prova anche con le partner, è per me una figura davvero importante sia dal punto di vista professionale, ma anche da quello personale. Il Maestro Vaziev è sempre comunque molto presente, viene spesso alle prove e provo anche con lui.

Raccontami il momento della nomina a Solista?
È stato particolarmente suggestivo, una grande emozione apprendere dal Maestro Vaziev questa bella notizia.

Recentemente sei ritornato a danzare in Italia nel gala romano "Les Étoiles" all'Auditorium Parco della Musica. Com'è stato ballare nuovamente nel tuo paese e come sei stato accolto dal "tuo" pubblico?
È stato molto bello, grazie a Daniele Cipriani che ha organizzato il Gala, è stato piacevole tornare a ballare nel mio Paese ed avere una entusiastica accoglienza dal pubblico.

Ultimamente quali sono stati i progetti con la Compagnia?
Recentemente ho ballato "Solo" nella Bayadere con Olga Smirnova, e il 30 giugno debutto in Jean de Brienne in Raymonda con Alena Kovaleva.

Per i ballettofili incarni il "principe" che la danza classica accademica ci ha da sempre abituato in anni di gloriosa storia. Come vivi Jacopo la tua popolarità e l'attesa crescente che il pubblico nutre nei tuoi confronti?
Con serenità, mi fa piacere sapere che ci siano persone che seguano e sostengano il mio percorso, lavoro costantemente al massimo per cercare sempre di migliorare.

Michele Olivieri

Ultima modifica il Domenica, 17 Giugno 2018 06:45

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