domenica, 30 aprile, 2017
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Alla scoperta del Teatro Gorky, nato ad Astana ben 115 anni fa

Teatro Gorky, Astana Teatro Gorky, Astana

Qui ad Astana mai fidarsi della prima informazione che ti viene data, soprattutto quando mancano le possibilità di un riscontro sulla stampa, o si impossibilitati di decodificare la lingua kazaka.

Ci avevano detto che ad Astana non c'erano teatri, escluso il Teatro di "Astana Opera", invece noi, caparbiamente, continuando la nostra ricerca, abbiamo scoperto un'altra realtà: i teatri ci sono e sono tutti più o meno al sevizio delle etnie che risiedono in Astana: c'è il teatro di drammaturgia russa, con attori che recitano solo in russo; c'è il teatro di lingua kazaka, con attori che recitano in kazako; c'è il teatro di lingua tedesca riservato a quella comunità, anche se minima, che sopravvive sul territorio; c'è il teatro Uzbeko, quello Ucraino, e poi quello dei Tartari; insomma tanti teatrini di appartenenza delle etnie che compongono questa popolazione, sostenuti dallo Stato per preservare a ciascuno la propria origine.
Noi, per correggere il tiro, siamo andati a visitare il Teatro Gorky, di cui ci avevano detto che era in costruzione. Un particolare: è stato costruito ben 115 anni fa per i russi che allora dominavano la Regione. Chiediamo scusa al nostro lettore per aver dato troppa fiducia alla prima informazione, ricevuta, pensate un po', da un impiegato che lavora per un grande hotel a cui noi abbiamo creduto, visto il suo ruolo.
Accompagnati dalla segretaria dell'Ambasciatore italiano ad Astana, dottoressa Dinara Omarova, siamo stati ricevuti al Teatro Gorky con tutti i crismi necessari per una significativa accoglienza, sia da parte di tutto lo staff del teatro che da parte del direttore del teatro Yerkin Kassenov.
Il regista stabile del teatro Bekbolat Parmanov ci ha illustrato il loro repertorio composto da 40 opere; poi ci ha preso per mano e fatto visitare due salette che fungono da museo, ricco di documentazioni, oggetti della memoria del teatro stesso; ci ha illustrato la sala del teatro che contiene circa 282 posti; e poi, con orgoglio, ci ha mostrato la parete della galleria delle foto degli attori che hanno fatto la storia del loro teatro; la parete riservata al personale tecnico; la parete riservata ai registi; un'altra parete riservata alle foto degli spettacoli messi in scena e, sorpresa delle sorprese, scopriamo una foto di un'opera di Carlo Goldoni, "Le baruffe chiozzotte", in una edizione russa di molti anni fa.
Il teatro che ci ha mostrato il regista Bekbolat Parmanov era di un lindore stupefacente, di un ordine impeccabile; non parliamo poi dell'accoglienza del direttore: prima dell'intervista che ci ha concesso, ha voluto farci assistere ad uno spettacolo che andava in scena alle 17 pomeridiane, dal titolo "Pagani", regia di Jonas Vaitkus, della Lituania, di cui riferiremo a parte; poi ci ha servito un vassoio di varia frutta, un altro con frutti secchi, e tanto di caffè. Una meraviglia. Proprio come facciamo noi in Italia (si prega di cogliere l'ironia).
L'intervista era mirata a conoscere come viene disciplinato il teatro in questo Paese. Vi consigliamo di seguirci, perché scopriremo una realtà da fare invidia a tutto il sistema italiano.

Ultima modifica il Mercoledì, 22 Giugno 2016 18:13

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