martedì, 18 settembre, 2018
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"La Cerimonia" di Oscar De Summa - SABATO 17 MARZO 2018 ore 21.00, ITC Teatro di San Lazzaro

"La Cerimonia"  di Oscar De Summa. Foto D. Burberi "La Cerimonia" di Oscar De Summa. Foto D. Burberi

sabato 17 marzo 2018 ore 21.00

ITC Teatro di San Lazzaro
(Via Rimembranze 26, San Lazzaro di Savena
051.6270150 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

Teatro Metastasio di Prato

La Cerimonia

di Oscar De Summa
con Oscar De Summa, Vanessa Korn, Marco Manfredi, Marina Occhionero
regia Oscar De Summa

Sabato 17 marzo 2018 la Stagione di Prosa dell'ITC Teatro prosegue con La Cerimonia: dopo i monologhi della Trilogia della Provincia, il Premio Ubu Oscar De Summa torna a San Lazzaro con uno spettacolo corale, di cui è anche regista.

«Edi è una ragazza normale, con una vita normale. Non fa niente di veramente sbagliato ma neanche niente che la identifichi con un primato. Non si distingue in nessuna graduatoria, sia essa declinata al bene o pericolosamente al male. Ha una vita sociale sufficiente, un buon rendimento a scuola, nessuna brutta compagnia la induce a nessuna pericolosa esperienza. Galleggia dolcemente sulla superficie della vita. Al di là della normale confusione che può avere una ragazza ancora adolescente, non si sente attratta davvero da nessuna cosa, nessuna situazione, nessun vero desiderio. Una hikikomori che si ritira dalla vita ancora prima di averla sperimentata. La sua non è un'apatia generalizzata e generazionale che risponde al nome di capriccio, ma una vera e propria mancanza che trova la sua motivazione in un'assenza. Avere tutte le possibilità corrisponde a non averne nessuna se non vi è una regola, un limite, un proibito che definisce il contorno della scoperta e del superamento, che sprigiona l'adrenalina proprio in questo superamento, che ci rivela nella ricerca, proprio perché ci obbliga ad andare oltre il conosciuto, e mettendoci in gioco ci rivela a noi stessi.  Analizzando il mito di Edipo ci accorgiamo che il padre, il nome del padre, inteso come funzione, che deve e vuole creare la mancanza, la ferita, ha il compito preciso di impedire il soddisfacimento dell'incontro del figlio con la madre; ha il compito preciso di interrompere il rapporto simbiotico tra i due.  Proprio quel padre che tanto abbiamo odiato, noi che ora dovremmo essere i padri, proprio quel padre è ora l'assente inaccettabile. Diventando non più la legge ma l'amico del figlio, il suo antagonista nel quotidiano. Ha negato al figlio la sacrosanta ribellione generatrice dell'identità. Così tutto resta uguale a tutto e allora non c'è più motivo di scegliere, non c'è più desiderio, non c'è più quella passione che sa sempre portarci oltre noi stessi nel paradosso fondante della perdita che stabilisce l'identità. E qui il mercato capitalista ha avuto la sua intuizione più diabolica sostituendosi alla legge e inasprendo un desiderio piccolo di oggetti che per definizione non riusciranno mai a creare esperienza e crescita, rischio e soddisfazione. Nessun telefono nuovo, per quanto sofisticato, potrà prendere il posto dello sguardo del padre» (Oscar De Summa).

«Affonda il coltello nella vita Oscar De Summa, si prende la responsabilità di scavare nella normalità, quella presunta, tra le pieghe di un dolore quotidiano, ma respinto, combattutto. [...] Un lavoro nel quale il teatro dell'attore e autore pugliese torna a specchiarsi negli occhi, nei corpi e nelle voci di altri interpreti senza però abbandonare quel tratto fortemente autoriale che distingueva la fortunata e recente Trilogia della provincia. [...] La costruzione drammaturgica è un puzzle di scene accadute in un anno di vita: Edi (davvero sorprendente il lavoro della giovane interprete, Marina Occhionero) inerme guarda la propria famiglia dissolversi e si accorge, un attimo prima di cadere nel baratro, di essere destinata anch'essa alla dissoluzione se non tenta un ribaltamento. [...]De Summa vuole raccontare il passaggio, la rinascita, nel modo più naturale e quotidiano possibile, come una ferita che cerca di rimarginarsi lentamente. Per farlo però utilizza un linguaggio drammaturgico e scenografico antinaturalistico, l'artista vincitore dell'ultimo Premio Rete Critica guarda proprio alla convenzione della tragedia greca. [...] Lo spazio è una scatola squintata, senza via d'uscita – riempita dalle sonorità di Skunk Anansie, Green Day, Massive Attack, Metallica – nella quale l'articolazione dei corpi predilige la frontalità (verso il pubblico o verso la controparte) e una certa stasi. Un lungo tavolo è sistemato nei pressi del fondale, per gli attori è una sorta di fuori scena, ma soprattutto sarà il luogo della rinascita, qui si svolgerà la cerimonia di alta cucina preparata da Edi; seduta a quel tavolo la famiglia sperimenterà anche la possibilità della tragedia, quando un'ultima cena si trasformerà in un cinico scherzo al crepacuore» (Andrea Pocosgnich - Teatro e Critica).

Prima dello spettacolo, alle 19.30, Aperitivo con il critico, un momento di approfondimento a cura di Massimo Marino.

A seguire incontro con la Compagnia.

Ultima modifica il Lunedì, 19 Marzo 2018 12:04
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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